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Intervista di Amani Sadat all’attore Daniele Pitari: protagonista di “Scusate se non siamo morti in mare”

Daniele Pitari è un giovane attore di teatro, nato nel 1984, che ha studiato recitazione presso il Centro Formazione Artistica a Genova e alla Scuola di teatro Paolo Grassi di Milano.

 

Daniele Pitari

Nel 2010 ha vinto il primo premio al Festival Pop della Resistenza con il monologo Sabato diretto da Lisa Galantini. Poi nel 2011 ha lavorato in “Lost in Laos”, un lungometraggio diretto da Alessandro Zunino.

Nello stesso anno ha partecipato al Festival di Toscolano Maderno con “Come cani al guinzaglio” diretto da Manuel Renga con il quale collaborerà di nuovo nel 2014 come protagonista di “La mia massa muscolare magra” di Tobia Rossi, al Teatro Libero di Milano.

Nel 2013 aveva partecipato al NEXT presso il Teatro Franco Parenti con A.M.L.E.T. diretto da Alice Lutrario. Poi viene selezionato come attore ne “Il cane la notte e il coltello” di Marius von Mayenburg.

Infine nel 2014 è scelto a fare la parte del robusto in Scusate se non siamo morti in mare” di Pablo Solari, una storia vulcanica e tagliente dove il pubblico si trova trasportato attraverso un coinvolgente viaggio dal sapore realistico in una situazione immaginaria, forse nemmeno troppo lontana.

 

A.S.: La frase provocatoria su un cartello, scritta da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa, è diventata il titolo di uno spettacolo teatrale di cui sei uno dei protagonisti… “Scusate se non siamo morti in mare”, produzione dei MAMIMO di Reggio Emilia e regia di Pablo Solari. Il titolo è già di per se’ evocativo ma di cosa parla nello specifico lo spettacolo?

Scusate se non siamo morti in mare

Daniele Pitari: Parla di un futuro forse non troppo lontano, dove, ad essere immigrati siamo proprio noi europei. Parla di tre ragazzi che alla ricerca di un futuro migliore, sono costretti a espatriare illegalmente a causa della chiusura delle frontiere. La storia è un chiaro parallelismo con la condizione degli immigrati oggi a Lampedusa. È una situazione immaginaria, che spaventa e disorienta ma che ci permette di metterci nei panni dell’altro.

 

A.S.: Cosa ti ha motivato a far parte di questo spettacolo?

Daniele Pitari: Innanzitutto il tema; oggi il pubblico ha bisogno e ricerca un teatro realistico, che rifletta su tematiche attuali e che si rivolga alle persone e alle idee di oggi. E la migrazione sicuramente è un tema attualissimo. Partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, lo spettacolo s’interroga sulla migrazione, sia come aspetto politico-economico che come evento naturale. Non vogliamo commentare la migrazione di oggi come fenomenologia, perché a mio parere per studiare un fenomeno deve passare veramente tanto tempo, ma vogliamo portare alla riflessione di come essa sia una manifestazione del tutto naturale e continua nel tempo, anche gli animali migrano e anche noi potremmo essere soggetti a una migrazione di questo tipo. E se fossimo noi al loro posto come ci comporteremmo? Forse non allo stesso modo? se da un momento all’altro fossimo noi i migranti, i protagonisti di questa tragedia?

 

A.S.: Che parte hai in questo spettacolo?

Daniele Pitari

Daniele Pitari: Interpreto la parte del robusto; nello spettacolo i protagonisti non hanno nomi ma sono identificati dalle loro caratteristiche fisiche: il Robusto, la Bella e l’Alto sono i tre migranti e il Morbido è il proprietario del container che serve per espatriarli clandestinamente. Il robusto è un ragazzo europeo, prepotente a tratti, ma che come gli altri è alla ricerca di un futuro migliore in un altro posto dove ricominciare. All’inizio del progetto, quindi tre anni fa, non facevo parte del casting ma da due anni a questa parte sono uno dei protagonisti fissi in questo spettacolo.

 

A.S.: Nel 2014 sei stato protagonista di un altro spettacolo, anche questo realistico e contemporaneo, “La mia massa muscolare magra”. Di cosa parlava?

Daniele Pitari: è un monologo in cui viene raccontata la vita di Dario, 30 anni omossessuale e aspirante attore. Ma Dario è un web dipendente, in particolare da grindr, un applicazione che usa per ricercare ragazzi con cui fare sesso. Durante una sera in discoteca conosce Luca di cui si innamora. Al contempo però non riesce a fare a meno del sesso occasionale. Alla fine si scopre che il suo attaccamento al sesso e alla virtualità risale ad un’adolescenza sofferta per la sua fisicità in sovrappeso e nella ricerca di un’identità sessuale. Quando poi diventa uomo e scopre di piacere non può fare a meno della rivincita, che trova nel sesso occasionale sempre con ragazzi diversi. La regia è di Manuel Renga e la produzione di Chronos3. È stato anche presentato al Torino Fringe Festival 2015.

 

A.S.: Attualmente a cosa ti stai dedicando?

Daniele Pitari - Scusate se non siamo morti in mare

Daniele Pitari: Oltre a portare in giro “scusate se non siamo morti in mare” sto lavorando al prossimo progetto video dei trejolie; i trejolie è un gruppo comico di Milano di cui faccio parte con altri due straordinari attori: Tomas Leardini, protagonista anche di “Qualcosa a cui pensare” con Roberta Lidia De Stefano regia di Vittorio Borsari sempre scritto da Emanuele Aldrovandi (lo spettacolo quest’anno ha vinto Next) e Marcello Mocchi che è anche lui uno dei protagonisti di “scusate se non siamo morti in mare” e di “Omicidi in pausa pranzo”. Oltre ai video ci occupiamo di teatro comico non facciamo cabaret ma la nostra comicità è basata sui ritmi, sui tempi, non sulle battute o sulle parolacce che purtroppo tanti comici utilizzano per far ridere, noi ci avventuriamo in comicità sane, divertenti e surreali, ultimamente ci stiamo dedicando alla creazione di video per il web che usciranno nel nuovo anno. Tempo fa avevamo portato in scena anche spettacoli teatrali come “Tisanina al ribes” insieme ai Camillas gruppo musicale di Pesaro che attualmente lavorano a Colorado Caffe oltre a portare avanti i loro concerti, la regia è stata affidata a Paola Galassi.

 

 Written by Amani Sadat 

 

 

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