“L’Aurora Boreale”, poesia di Giovanni Pascoli

“L’Aurora Boreale”, poesia di Giovanni Pascoli

Dic 5, 2016

L’Aurora Boreale

 

 

 

Robert Wilhelm Ekman - Vainamoinen e la fanciulla Pohjola

Ai miei primi anni… infermo ero e lontano

da tombe amate… udivo dei compagni

il suon del sonno, uguale e piano,

sommosso da improvvisi lagni;

 

e, solo, e come chi non sa se giunga

mai, troversava con il mio martirio

io tutta l’oscurità, lunga,

con, sopra, il fisso occhio di Sirio.

 

E nella notte giovinetto insonne

vidi la luce postuma, lo spettro

dell’alba: tremole colonne

d’opale, ondanti archi d’elettro.

 

E sotto i flessili archi e tra le frante

colonne vidi rampollare il flutto

d’un’ampia chiarità, cangiante

al palpitare del gran Tutto.

 

Ti vidi, o giorno che dalla grande Orsa

inopinato esci nel cielo, e trovi

le costellazïoni in corsa

dirette a firmamenti nuovi!

 

Ti vidi, o giorno che su l’infinita

via delle nebulose ultime e sole

appari. M’apparisti, o vita

che splendi quando è morto il sole.

 

Giovanni Pascoli

Un alito era, solo, per il miro

gurge, di luce; un alito disperso

da un solo tacito respiro

e che velava l’universo:

 

come se fosse, là, per un istante,

immobile sul sonno e su l’oblio

di tutti, nella sua raggiante

incomprensibilità, Dio!

 

 

Giovanni Placido Agostino Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912) è stato un poeta e accademico italiano, figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento. Pascoli, nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è insieme a Gabriele D’Annunzio il maggior poeta decadente italiano. Pur non partecipando attivamente ad alcun movimento letterario dell’epoca manifesta nella propria produzione tendenze prevalentemente spiritualistiche e idealistiche.

Risulta difficile comprendere il vero significato delle sue opere più importanti, se si ignorano i dolorosi e tormentosi presupposti biografici e psicologici che egli stesso riorganizzò per tutta la vita, in modo ossessivo, come sistema semantico di base del proprio mondo poetico e artistico. Celebre per la poetica del “fanciullino” in cui solo il poeta può esprimere la voce del “fanciullino” presente in ognuno: quest’idea consente a Pascoli di rivendicare per sé il ruolo, per certi versi ormai anacronistico, di “poeta vate”, e di ribadire allo stesso tempo l’utilità morale (specialmente consolatoria) e civile della poesia.

 

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