Selfie & Told: la band Acid Brew racconta il nuovo album omonimo “Acid Brew”

Selfie & Told: la band Acid Brew racconta il nuovo album omonimo “Acid Brew”

nov 17, 2016

Noi Acid Brew siamo nati con il nome Sham Rock nell’ottobre 2009 a San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo, con l’obbiettivo di fare musica originale. Il concerto di debutto è avvenuto il primo maggio 2010.

Acid Brew

Durante gli anni passati a scrivere e a suonare in giro, abbiamo consolidato una sonorità rock-blues-soul con forti richiami al sound rock anni 60′-70′; i testi vengono scritti in lingua inglese. Nel 2012 il nome è cambiato da Sham Rock a The Shams.                      

Nel 2012 abbiamo avuto le prime esperienze di registrazione di brani inediti presso diversi studi, senza però realizzare veri e propri album.

A fine 2014 ci siamo presi una pausa dai concerti per iniziare a scrivere un vero e proprio disco che è stato pubblicato il 16 maggio 2016, con un nuovo e definitivo nome per la band, ovvero Acid Brew.

Il disco consiste in nove brani interamente scritti ed arrangiati da noi cinque, in lingua inglese, con l’aggiunta, esclusivamente per le registrazioni in studio, di una sezione di fiati e di un trio di coriste.

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

A.B.: Cosa significa per te il progetto Acid Brew?

Ceco Frenz: Gli Acid Brew per me rappresentano un sogno, un’esigenza, una linfa vitale. Creare qualcosa di nostro e cercare di far crescere questo progetto mi ha sempre mantenuto vivo, vivo dentro, nell’animo. L’arte in generale per me è sempre stata un conforto, un rifugio, un piacere e una forza immensa per andare avanti.

 

A.B.: Come vivi il momento che precede il live?

Acid Brew - album

Stefano Carminati: È un momento determinante, ed è all’interno di questo che cerco di ristabilire me stesso e l’intimità con lo strumento. Lo trascorro in disparte osservando le persone sotto il palco. durante il concerto è necessario porre se stessi di fronte a loro.

 

A.B.: Cosa provi quando la gente apprezza la tua musica?

Giacomo Plevani: Essenzialmente un mix tra soddisfazione e imbarazzo. Soddisfazione perché proponiamo un genere che in questo momento storico difficilmente può raggiungere un “grande pubblico”, per cui ogni tipo di apprezzamento è doppiamente incoraggiante. Imbarazzo perché il più delle volte ricopriamo il ruolo di ascoltatori di musica e quindi siamo noi ad entusiasmarci per musica altrui. Vedere la nostra musica essere oggetto di riconoscimento spesso crea un leggero senso di imbarazzo, dovuto alla sensazione di sentirsi “sotto i riflettori”, sensazione comunque piacevole.

 

A.B.: Cosa preferisci fra il live ed il lavoro di composizione/registrazione in studio?

Alessandro Spada: Fra i due scelgo il momento in cui si compone e si registrano i brani poiché è qui che si mettono a confronto le idee, dalla cui unione fuoriesce poi la vera e propria creazione, parte tutto da qui. Inoltre penso che ascoltare i propri brani dopo averli registrati in studio sia un momento molto gratificante.

 

A.B.:  Cosa provi se pensi alla prima volta in cui vi siete trovati in sala prove?

Acid Brew

Davide Gamba: È curioso sapere che quattro dei cinque componenti della band, prima di iniziare a suonare assieme, sono stati amici fin dai tempi dell’asilo. Ciò significa che l’intesa, prima di essere musicale, è stata umana. Se penso alla prima volta che ci siamo trovati tutti e cinque in sala prove, ricordo i primi momenti di condivisione di un’idea e di un ideale musicale comune, e provo un pizzico d’orgoglio mescolato ad un senso di forte amicizia. Aldilà delle difficoltà incontrate e degli obbiettivi inseguiti, credo sia grazie all’amicizia se abbiamo costruito qualcosa durante questi sei anni.    

 

Acid Brew

Ceco Frenz (cantante)

Stefano Carminati (chitarra)

Davide Gamba (tastiere)

Giacomo Plevani (basso)

Alessandro Spada (batteria)

 

Written by Acid Brew

 

 

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