“Molto Forte, Incredibilmente Vicino” di Jonathan Safran Foer: siamo parole e ricordi che non muoiono mai

“Molto Forte, Incredibilmente Vicino” di Jonathan Safran Foer: siamo parole e ricordi che non muoiono mai

Nov 1, 2016

“A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno…”

Molto Forte, Incredibilmente Vicino

11 Settembre 2001, New York, a casa Shell squilla il telefono. Una, due, cinque volte. Nessuno risponde, nemmeno Oskar, il piccolo di casa, appena rientrato a casa da scuola. Non sa cosa stia succedendo, Non può saperlo o comprenderlo.

Si attiva la segreteria telefonica e chi chiama registra cinque messaggi.

Uno di questi delle 9.12, recita “Sono ancora io. C’è nessuno? Pronto! Scusa se. Adesso c’è parecchio. Fumo. Speravo di trovare. Qualcuno. In casa. Non so se hai sentito cosa è successo. Ma volevo solo. Farti sapere che sto bene. È tutto. A. Posto. Quando sentirai questo messaggio, telefona alla nonna. Dille che sto bene. Richiamo fra qualche minuto. Spero che per allora. Saranno arrivati i pompieri. Ti richiamo. Tra. Qualche. Minuto.”

Frasi che rispecchiano la drammaticità del momento che si sta vivendo. Un messaggio che un padre, recatosi alle Torri Gemelle per una commissione, lascia nella segreteria di casa al proprio figlio e alla propria moglie. Un padre spaventato e preoccupato perché non sa cosa potrebbe succedere e se riabbraccerà il proprio figlio, Oskar.

E Oskar, un bambino di 9 anni con alcuni problemi, come reagirà a quest’evento? Si sentirà svuotato, perso? Cercherà un modo per non sentire la mancanza del padre, di quel padre con il quale ha costruito un rapporto molto intimo, molto particolare? Quel padre con cui divideva tante avventure, con il quale inventava diversi giochi, invenzioni, scoperte, fantasie.

Un giorno frugando tra le cose del genitore scopre una chiave misteriosa. Non sa cosa apre, ma è intenzionato a scoprirlo. E così parte alla ricerca di ogni serratura capace di aprire quella porta. Unico indizio la parola “Black”.

Dove lo porteranno le sue emozioni? I suoi stati d’animo? Riuscirà a trovare quella magica serratura?

Inventerà nuovi dispositivi per non sentirsi solo, per continuare a sentire la presenza del padre, aiuterà tanti newyorkesi a riscoprire qualcosa per andare avanti, per non sentire troppo la mancanza di coloro che hanno perso, coloro che amavano. Scriverà lettere a tante persone, dove racconterà la sua storia, dove parlerà dei suoi sentimenti. Darà risposte a chi gli chiederà chi sta cercando, cosa sta cercando. Dove sta andando.

Ma riuscirà a scoprire cosa vuol dire vivere, scoprirsi solo senza quell’amico, quel padre cui tanto voleva bene.

Aiuterà sua nonna a recuperare quella fiducia nel suo passato, a riscoprire l’amore per l’uomo che ha amato e che non l’ha voluta seguire nel suo viaggio per la vita per paura e codardia e così è scappato. Aiuterà sua madre a capire i suoi comportamenti, ad ascoltarlo. A riscoprire l’amore, insomma.

Jonathan Safran Foer

Un bambino geniale, sempre pronto a vivere con empatia ogni cosa. Un bambino capace di cogliere in ogni attimo della vita l’amore. Quell’amore immenso che solo pochi sono veramente in grado di donare, di lasciare. Di cogliere.

Jonathan Safran Foer, con il suo “Molto forte, incredibilmente vicino – pubblicato nel 2005 con il titolo “Extemely Loud & Incredibly Close” e tradotto in lingua italiana da Massimo Bocchiola per la Casa Editrice Guanda – ci racconta uno spaccato di vita newyorkese dopo i fatti dell’11 Settembre 2011, attraverso gli occhi di un bambino che all’improvviso si ritrova orfano di padre e che cerca di vincere quest’abbandono in ogni modo.

Un libro molto triste e profondo. Di una profondità tale che solo pochi scrittori sono riusciti a regalarci. E Safran Foer, per la sua giovane età – è nato nel 1977, ma quando scrisse questo romanzo ne aveva più o meno 22 -, è stato bravissimo a cogliere le varie sfumature di questo momento particolare.

Un libro accompagnato da tante immagini che colgono l’intimo della storia. Immagini che ritraggono serrature, chiavi, porte, scritte, testi cancellati e tante altre. Un’intimità che travolge, che ci accompagna nella lettura ripercorrendo ogni momento, ogni calore di vita, ogni lacrima versata per ogni persona persa nei tanti conflitti e cataclismi succedutisi nel tempo.

Immagini e parole che regalano emozioni, sentimenti. Che portano dentro al cuore di ogni lettore l’ebbrezza di tanti sentimenti. L’ebbrezza della vita vissuta e quella che verrà. Per non dimenticare il vero spirito della vita. L’amore che unisce, non che divide. L’amore di un figlio per il padre, di un padre per i suoi figli. L’amore eterno tra un uomo e una donna.

Per continuare a credere in ciò che siamo, in ciò che doniamo e cerchiamo. A non arrenderci e a seguire sempre quel cuore che ci dice di non mollare mai, di crederci fino in fondo.

Perché siamo infinito. Siamo vita che nasce ovunque andiamo, qualunque strada percorriamo, con chiunque ci incontreremo.

Siamo parole e ricordi che non muoiono mai.

 

Written by Daniela Schirru

 

 

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