“È gratuito sognare” di Giuseppina Carta: tra note di colore si affacciano i sentimenti

“È gratuito sognare” di Giuseppina Carta: tra note di colore si affacciano i sentimenti

ott 19, 2016

Giuseppina Carta, artista sarda nata in provincia di Oristano, a Ardauli, nel 1959, vive da molto tempo a Siniscola, in provincia di Nuoro, dedicandosi a numerose attività culturali che la vedono spesso coinvolta, sia come ospite che come organizzatrice.

È gratuito sognare

Accanto ai suoi principali impegni legati alla poesia e alla pittura, che la portano in giro per la Sardegna in reading, rassegne, mostre, coltiva la passione per la recitazione, esibendosi con la compagnia teatrale Shardana, e l’amore per il canto corale. Nel 2015 ha pubblicato con la N.O.S.M., nella collana Ars Poetica È gratuito sognare, il suo primo libro di poesie.

Fresca, sincera e genuina è la silloge d’esordio dell’artista e poetessa Giuseppina Carta. La lettura invita a lasciarsi cullare, seguendo il percorso fluido e fluente tracciato dall’elemento liquido.

L’acqua è spesso presente, come matrice vitale, come specchio dell’anima, compagna marina di mille pensieri, oppure sotto forma di lacrime e pianto, come testimone di naufragi reali e naufragi dell’anima e del corpo.

E pure fluido è il tempo, né amico né nemico, solo ineludibile e implacabile.

Esso porta con sé affanni e dolori, ma il dolore non è mai per Giusy una sconfitta senza via d’uscita, sembra esistere sempre una via di scampo, per quanto ancora sconosciuta. Con toni pacati, l’Autrice prende atto, così, della realtà, l’affronta nel presente, in modo fattivo, per un futuro che ancora lascia spazio di vita e di riscatto.

La mitezza, delicatezza, dei modi e dei toni, che rispecchia pienamente il carattere dell’autrice, non inganni: mai e poi mai si tratta di arrendevolezza. La vita è quotidiana ricerca di qualcosa per cui valga ancora la pena lottare, è una spinta alla non remissività. Nell’oscurità si cercano sempre gocce di luce e nei più desolati frangenti riemerge sempre un cuore guerriero.

L’anima coi suoi sogni fluttua continuamente e danza tra chiari e scuri, ombre, nebbie o colori brillanti di una natura senza tempo che potrebbe essere di chiunque, ovunque, ma che l’autrice vede, sente, descrive con tocco pittorico, come nelle sue tele: i colori dell’arcobaleno si esprimono in un baluginio che si alterna all’ombra profonda del nostro tempo confuso.

Giuseppina Carta

Poesia del contrasto, quindi, bocciolo della creatività: dall’incontro-scontro di opposti nasce qualunque cosa, in natura, come nell’arte. Così, tra le pieghe dell’animo, si aprono e prendono vita le ispirazioni che Giusy Carta trasforma in poesie. Continuamente si alternano voci, suoni, canti, e silenzio, notti scure e cieli stellati luminosi, seguiti da colorate albe e splendidi soli, paure e delusioni, speranze e sogni.

Anche l’amore vive di queste stesse apparenti, ma essenziali e connaturali contraddizioni, tra presenza e assenza, tra calore e solitudine, tra dolcezza e vuota violenza. Non sarebbe vita, tuttavia, se così non fosse e la poetessa lo sa bene, ha trovato, forse la sua medicina: il sogno.

La dimensione onirica è consustanziale al vivere e al sentire di Giuseppina Carta, la si può rintracciare nei versi come nelle sue pitture, capaci di ritrarre dal vero, come di trasfigurare mediante il colore e l’accostamento di elementi fantastico-metaforici anche il soggetto e l’esperienza più concreta. Un esempio lo si può ammirare già nell’opera che è divenuta immagine di copertina del libro e che è stata esposta in mostre e rassegne d’arte.

Dentro questa prima raccolta tanti sono gli elementi che a ogni nuova lettura emergono, pian piano si scoprono, lasciando intuire un ricchissimo mondo interiore. L’Autrice, vincendo la sua naturale riservatezza, ha deciso di aprire lo scrigno della creatività e condividere ciò che ne è nato in un certo lasso di anni.

Non è una poesia dell’ultim’ora, dunque, ma frutto di esperienze, di riflessione, oltre che di feconda e fervida immaginazione e di riuscita trasfigurazione letteraria.

 

Written by Katia Debora Melis

 

3 comments

  1. Quel che mi pare che manchi in questo saggio è l’individuazione di un portato della poesia, di ciò che ti fa dentro, che è sì in certa misura un fatto soggettivo, ma questa soggettività è uno svariare di qualcosa che è fondamentale e invariabile, che soltanto il critico è in grado – deve essere in grado – di individuare. E inoltre: sarebbe bene che un saggio critico fosse anche qua e là assaggio di ciò di cui parla, con citazioni parziali, e poi anche con un componimento in finale riportato nella sua totalità. Ed anche questo manca. C’è solo ciò che s’usa dire solitamente d’ogni prodotto d’arte, e in particolare della poesia. Compito peculiare di un esame critico dovrebbe essere invece la ricerca del quid esclusivamente personale che l’autore ha messo nella sua opera, distinguendolo da quello d’altri a cui per avventura anche somigli in qualche modo. Ciò che qui è detto si può dire di ogni altro autore e di ogni opera in cui capita che ogni altro autore si esprima.

  2. Katia /

    Indubbiamente le sue osservazioni sono calzanti, ma limiti di spazio spesso inducono a delle scelte. Le osservazioni di cui Lei parla circa il testo letterario ho avuto modo di esporle, in parte, nella nota critica presente nel libro della Carta, accanto a altri testi critici di Negrotti e A. M . Pecoraro. Non era qui il caso di riferire cose da me già dette sul libro.

  3. Katia /

    Peraltro non si tratta nè di un saggio nè di critica letteraria, ma di recensione, chè mai mi definirei critico letterario, lasciando a ben altri tale professionalità.

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