“Il profumo delle foglie di tè” di Dinah Jefferies: uno dei maggiori successi narrativi del 2016

“Il profumo delle foglie di tè” di Dinah Jefferies: uno dei maggiori successi narrativi del 2016

Ott 15, 2016

Il profumo delle foglie di tè” è un romanzo della scrittrice di origine malesiana Dinah Jefferies, edito da Newton nel 2016. Il libro è stato tradotto in ben diciassette lingue.

Il profumo delle foglie di tè

Profumo di cannella e di gelsomino.

Boccioli gravidi di vita, che fremono per sbocciare.

Acqua piovana, sprigionata dalla terra avida e umida.

Gocce di essenze francesi, che si fondono fra l’alito del vento e il fruscio di uno scialle di donna.

Sudore che imperla la fronte e si raccoglie negli incavi del corpo.

Profumo di tè: di piantagioni infinite, di foglie raccolte con fatica, di infusi in acqua bollente in cui detergere ferite e annegare segreti.

Il romanzo di Dinah Jefferies non è una lettura facile. Bisogna sentirlo dentro il profumo della memoria e della colpa; bisogna camminarci a piedi scalzi sulla linea di confine fra il bene e il male, fra la verità e la menzogna.

Le descrizioni accurate dilatano il tempo della storia, del resto le foglie del tè devono stare a lungo in infusione, poiché agli intenditori piace il gusto deciso.

Gli eventi narrati sono romanzeschi e romanzati, con un intrecciarsi di coincidenze che stride con il verosimile.

È una trama teatrale che si esibisce sul palcoscenico dell’anima, mettendo sulla scena moti interiori, tormenti, dubbi, deliri e paure.

La protagonista è Gwen, una giovane donna di Londra che si trasferisce nell’esotica Ceylon dove il proprio marito possiede piantagioni di tè. Respirando misteri fra le mura di casa e oltre i confini di essa, la donna diventerà parte di un gioco di parole non dette.

Uno dei temi salienti del romanzo è la maternità, intesa come pulsione viscerale alla protezione, oltre la ragione, in preda ad un istinto che scorre nel latte dei seni e nel sangue delle vene.

Dinah Jefferies

Sono descritti legami che il tempo, il buon senso e le convenzioni sociali non possono allentare: se si cerca di liberarsi dal metaforico cordone ombelicale, esso diventa cappio che soffoca.

Essere madri non è sempre facile: ci sono nemici da fronteggiare non solo nel bosco dei lupi, ma anche all’interno di se stessi, quando la depressione post partum rende disperatamente sole.

Interessante è il panorama storico e le riflessioni in merito alle differenze razziali e agli esiti drammatici della colonizzazione: nel periodo descritto, ossia gli anni Venti del secolo scorso, c’è un fuoco di rivolta che, come magma, si diffonde silente ma rovente, sotto l’apparente stabilità millenaria di un mondo di bianchi conquistatori.

Ci resta una scia di profumo di tè, a fine lettura: un aroma caldo, intenso, con una punta amara.

 

Written by Emma Fenu

 

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