Intervista di Stefano Labbia a Greg Gibbs: verità di un cantautore americano dall’indie sound melodicamente unico

Intervista di Stefano Labbia a Greg Gibbs: verità di un cantautore americano dall’indie sound melodicamente unico

Ott 14, 2016

We have already spoken about Greg Gibbs, trying to explore his musical dimension, varied and colorful, made of sounds, colors, present, past and … food (if you read the article where we talking about him, that i named at beginning of this post, you know why).

Greg Gibbs

But a further deepening of who he is, what he wants, why he is… And other questions like that, not in that order, is necessary.

So, Greg has agreed to talk, to share, to let go, somehow, telling us how he discovered the music, what is his favorite song among the many who he wrote, giving us, at the end, even some valuable advice about the music world in general, which, we are sure, won’t mind at the young artists who read us.

 

S.L.: Thanks Greg for accepting this interview: i know you are truly busy so… i promise i’ll be faster as i can.

Greg Gibbs: No problem. When I’m on my laptop, to everyone around me it appears that I’m working, so this interview helps me maintain my façade.

 

S.L.: Question number one: your music style is various… How you can define it?  And what a kind of music you like? What’s the genre from where you find an ispiration for your song?

Greg Gibbs: I’ve various influences that frequently don’t overlap. I grew up listening to a lot of film scores, old school rap, 60’s & 70’s funk, Bluegrass, Frank Zappa, Prince, Parliament-Funkadelic. I have also always noodled around on various instruments, turntables, recording devices, etc, trying to mimic the styles and sounds that I like. I could never decide what my “voice” would be, I kept trying different things. I grew to like the contrast of one track to the next and the freedom to manipulate songs at any point in time. I appreciate risk taking. In my limited understanding of music, the clash of genres is one of the few risks I feel confident in displaying. 

 

S.L.: What’s your favourite song among those you’ve written?

Greg Gibbs: “I Tried” It’s also the last song I wrote. I was writing quite a bit of stuff I liked from 2011-2013. “I Tried” was so effortless. It’s fun to play on the guitar. The parts blend well. It’s untraditional for a pop song, I think. Too short, I’m sure.

 

S.L.: Have you thought about the possibility to interpreting songs wrote by other artist for you? And, vice versa, have you thought about the possibility of wrote for some other singer?

I Tried - Greg Gibbs

Greg Gibbs: I’ve dabbled in covering some Frank Zappa instrumental pieces. I’ve always thought I’d like to do some of his “Uncle Meat” compositions by recording whatever instruments I can scrounge up around the house and layering them. My “Raincoat” album has a few interpretations of Public Enemy tracks – “She Watch Channel Zero”, “Lost in Space” and “Anthrax”.

 

S.L.: When the music came in your life?

Greg Gibbs: My father listened to quite a bit of music when I was a kid. I would sit in front of our record player in stereo center and listen to one album after the next imagining the little musicians were actually playing inside the speakers. So many exotic sounds and textures. When you’re a blank slate, everything is so new and new attachments aren’t necessarily those intended by the composers. To me it was magic. Magic black rotating disks. I’m sure it wasn’t long before I was mimicking music. The first song I can remember writing was called “Devil On Again”. I believe I was three years old or so. The name is also the only lyrics. I can still remember the melody. My family bought a piano soon after we moved to New Mexico. I was a horrible piano student. I preferred noodling around and trying to play popular songs by ear. The noodling continued for years. When I was 10, I wrote a song explaining my limited understanding of tampons. Fortunately, the recording has been lost. To my group of friends, however, it was an unforgettable hit. They demanded another one. I guess that’s how the tinkering with music seed was planted.

 

S.L.: Some tips (or cheats…) for young musicians that approach now at music?

Greg Gibbs: So many things have helped me. One of my favorite songwriting tips is to start simple. Sometimes you’re inspired to write something rich and interesting but you can never muster the energy or the confidence to pull it off.  By setting the bar low, you actually allow more ideas into the creative process. You have more to work with. I find I’m more productive and prolific when I work from this approach. The other tip would be to take risks. Sing about a unique or unsavory topic. Create a unique strumming pattern or rhythmical syncopation. Change meter. Play drum parts on a piano or vice versa. Clash genres. Sometimes you’ll be the only one appreciating it, but these are distinctions rather than conformities. Have fun.

 

S.L.: Future projects?

Infinite Lute Presents - Greg Gibbs

Greg Gibbs: A children’s album. I have a 1 year old son and another child on the way. A built-in audience (for now)! No timeline for that, though.

 

S.L.: Question are finished. Thanks for… everything. It has been a really pleasure to speak with you.

Greg Gibbs: Thanks, Stefano. I’m humbled that you reached out. Thanks for the opportunity.

 

– Traduzione in lingua italiana

 

Di Greg Gibbs abbiamo già parlato, cercando di esplorare la sua dimensione musicale, varia e variopinta, fatta di suoni, colori, presente, passato e… cibo (se avete letto l’articolo cui mi riferisco all’inizio di questo post, sapete bene perché).

Ma un approfondimento ulteriore su chi è, su cosa vuole, su perché è… E su altre domande del genere ci sembrava d’uopo.

E così, Greg ha accettato di parlare, di condividere, di lasciarsi andare, in qualche modo, raccontandoci come ha scoperto la musica, della sua canzone preferita tra le numerose che ha scritto, regalandoci, sul finale, anche qualche prezioso consiglio sul mondo musicale in genere, che, siamo sicuri, non dispiacerà ai giovani artisti che ci leggono.

 

S.L.: Grazie Greg per aver accettato questa intervista: sappiamo che sei davvero impegnato… Prometto di essere più veloce ed indolore che posso.

Greg Gibbs: Nessun problema. Quando sono al pc, agli occhi di chi mi circonda sembra che io stia lavorando: quest’intervista mi aiuta a mantenere la reputazione di buon lavoratore.

 

S.L.: Domanda numero uno: la tua musica subisce molte influenze e non è facilmente “etichettabile”, assegnabile ad un genere specifico… Come la definiresti? E che musica ascolta, Greg Gibbs? Qual’è il genere da cui trai ispirazione per scrivere e comporre le tue canzoni?

I'm pissing me off - Greg Gibbs

Greg Gibbs: Ho varie e distinte influenze, musicalmente parlando. Sono cresciuto ascoltando tantissime colonne sonore di film, la “vecchia scuola” del rap, il funk degli anni ’60 e ’70, il bluegrass, Frank Zappa, Prince, i Parliament-Funkadelic. Ho da sempre improvvisato musica circondandomi di vari strumenti, il piatto del giradischi, apparecchi di registrazione, etc, Provando ad imitare, a fondere gli stili ed i suoni che mi piacevano. non potevo mai decidere il ritmo della mia voce, continuavo a provare diverse cose. Ho iniziato ad apprezzare il contrasto da una traccia all’altra  e totalmente libero di manipolare le canzoni una nota per volta. A me piace correre dei rischi. Nella mia limitata conoscenza musicale, la fusione, il mix dei generi è uno dei pochi rischi che mi sento di poter correre. 

 

S.L.: Qual’è la canzone, tra quelle che hai composto, a cui sei più legato? La tua preferita?

Greg Gibbs: “I Tried”. Ed è anche l’ultima canzone che ho scritto. Ho scritto davvero un bel po’ di roba nel periodo 2011-2013. “I Tried” è uscita senza fatica. È divertente suonarla alla chitarra. È ben “amalgamata”. Ha un bel suono. Omogeneo. Anche se non è una tradizionale canzone pop, credo. Troppo corta, questo è poco ma sicuro.

 

S.L.: Hai mai pensato circa la possibilità di interpretare canzoni scritte da altri artisti per te? E/o, viceversa, hai mai pensato di poter scrivere per altri artisti?

Greg Gibbs: Mi sono cimentato nella copertura qualche strumentale di Frank Zappa. Ho sempre pensato, mi piacerebbe suonare le tracce presenti in“Uncle Meat”, inciderle con qualsiasi strumento musicale mi capiti a tiro. Nell’album “Raincoat” ci sono alcune mie personali “interpretazioni” / spunti ispirate ad alcune canzoni dei Public Enemy – “She Watch Channel Zero”, “Lost in Space” e “Anthrax”, per esempio. 

 

S.L.: Quando hai scoperto la musica? Quando è entrata a far parte della tua vita?

Greg Gibbs: Mio padre ascoltava sempre della musica, quando ero ragazzo. Mi sedevo davanti allo stereo – registratore, che era in negozio, ascoltando un album dopo l’altro, immaginando i piccoli musicanti che suonavano all’interno delle casse/ speaker. . Talmente tanti suoni e sonorità esotiche. Quando sei un libro dove nessuno ha scritto, un foglio bianco, tutto ha sapore di novità . e i nuovi fissaggi non sono esattamente ciò che intendevano i  compositori. Per me tutto questo era magia. Erano dei magici dischi neri rotanti. Sono sicuro non sia trascorso molto tempo da quando ho iniziato a “comporre” musica. La prima canzone che ricordo di aver scritto era intitolata “Devil On Again”. Credo avessi tre anni o roba del genere. Il titolo è anche il solo testo della canzone. Posso ricordarne ancora la melodia. La mia famiglia comprò un pianoforte subito dopo esserci trasferiti in New Mexico. Sono stato un pessimo studente / pianista. Ho sempre preferito improvvisare e provare a suonare ad orecchio (con l’orecchio assoluto – NdI) le canzoni che all’epoca passavano in radio, ad esempio. L’improvvisazione è durata anni. A dieci anni ho scritto una canzone che spiegava la mia conoscenza limitata dei tampons. Fortunatamente, l’incisione è andata perduta. Ma i miei amici, comunque, hanno ancora il ricordo di quella hit. E ne reclamano a gran voce una versione 2.0. Credo che sia lì che lo zingaro, il seme della musica è stato piantato dentro me. 

 

S.L.: Qualche trucco (o consiglio…) ai giovani musicisti che si affacciano adesso nel mondo della musica?

Greg Gibbs

Greg Gibbs: Tantissime cose mi hanno aiutato. Uno dei miei punti fermi come autore è farla semplice. A volte ti senti portato a scrivere testi impegnati ed interessanti senza avere l’energia o la conoscenza necessaria per portarli avanti come si deve. Arrangiando il ritmo al minimo, in effetti costruisci tante idee all’interno del processo creativo. Hai tanto da lavorare. Ho scoperto di essere più prolifico e più produttivo quando lavoro con questo metodo/ approccio. Un altro consiglio è prendetevi dei rischi. Cantatevi un argomento che sentite vicino, che sia unico nel suo genere. Create un vostro personale motivo da strimpellare o un contrattempo ritmico. Cambiate ritmo. Suonate le parti di batteria usando il piano o viceversa. Commistionate i generi.  Fondeteli. Uniteli. Amalgamateli. Spesso sarai l’unico ad apprezzare il risultato, ma sarà questo che vi distinguerà dalla massa. Divertitevi.

 

S.L.: Progetti per il futuro?

Greg Gibbs: Un album per bambini. Ho un bambino di un anno ed un altro è in arrivo. Un pubblico intero (per il momento)! Nessun programma a riguardo, però!

 

S.L.: Domande terminate. Grazie per… tutto. È stato davvero un piacere parlare con te!

Greg Gibbs: Grazie, Stefano. Te ne sono grato. Grazie per l’opportunità. 

 

Written by Stefano Labbia

 

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