Intervista di Stefano Labbia alla band romana Sick 4 Milk: l’indie ha un nuovo volto

Sulla scelta del nome del gruppo discuteremo nella prima domanda di questo botta e risposta (quasi) fiume con i cinque ragazzi romani che formano appunto i Sick 4 Milk ovvero Jacopo Morroni, Gael Cascioli, Andrea Falcone, Michele Aprile e Riccardo Finili.

Sick 4 Milk

Sick 4 Milk che sono sulla scena oramai dal 2008 – seppur con vari cambi di formazione: giovani, amanti della musica e poli strumentisti, i cinque, attualmente in studio al lavoro su un nuovo album.

La band rilascia in esclusiva ad Oubliette Magazine questa intervista in cui si parla del rapporto personale (oltre che musicale) tra loro, dei loro artisti e generi musicali che li hanno influenzati durante la loro carriera, dell’opinione su drum machine e synth, della loro collaborazione con la factory de La Vetrina e del loro futuro.

 

S.L.: Benvenuti su Oubliette Magazine! Grazie per aver concesso quest’intervista – so che siete in piena incisione del nuovo disco…

Sick 4 Milk: Buongiorno Oubliette Magazine! Felici di rispondere e anzi, scusate il ritardo, le incisioni ci hanno completamente assorbito!

 

S.L.: Lo so, di sicuro ve l’hanno chiesto decine e decine di volte, ma ve lo chiedo anche io: perché Sick 4 Milk?

Jacopo Morroni: Domanda gettonatissima, per farla breve abbiamo scoperto un nuovo metodo antidepressivo privo di farmaci e psicologi, totalmente self-made. Quando il Mondo ci ferisce (siamo ragazzi sensibili), ci piazziamo nella vasca da bagno, vuota, con due calzini spaiati, a bere latte. E tutto sembra più leggero. E la risposta alla domanda che vi starà venendo in mente è si, ci droghiamo.

 

S.L.: La vostra musica è particolare: ha influenze sicuramente indie e country ma c’è anche qualcosa del pop (quello buono) ed una spruzzata di rap/hip hop (vedi il modo in cui è scandito – recitato – cantato il testo di Jennifer Lewis). La domanda è… quali sono le influenze musicali dei S4M?

Pay intention

Gael Cascioli: Le influenze sono molte, e le avete azzeccate quasi tutte. C’è dell’indie e del mondo britannico, c’è il folk/country, c’è il rap, dato che Jacopo, pur vergognandosene, ha iniziato prima di suonare la chitarra scrivendo piccoli rap. C’è poi una vena abbastanza intensa che viene dal’ampio mondo della World Music. Un melting-pot musicale insomma, questa è l’intenzione.

 

S.L.: Parliamo un po’ della vostra nuova creatura, il vostro nuovo disco? Che influenze avrà rispetto a “Pay Intention” l’album precedente? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Jacopo Morroni: Eh, sarà piuttosto diverso! Pay Intention è un disco particolare, a tratti soffuso a tratti allegro, dominato dalle sonorità acustiche e registrato, voce compresa, totalmente live, per la bella etichetta “Velut Luna”. Questo nuovo disco (il cui titolo è ancora un mistero) è innanzitutto totalmente elettrico, dal piglio più deciso, più “rock” pur mantenendo la nostra impostazione aperta e “pop-like”. E soprattutto abbiamo deciso, stavolta, per un mini-album completamente autoprodotto, per sentirci liberi al 100 di costruire il nostro sound. P.S: Se siete di Roma chiedete di Roberto Cola, de “Il Piano B”, meraviglioso fonico e producer.

 

S.L.: Siete tutti poli strumentisti ed avete una passione ed un impegno verso la musica sin da tenera età: il leader dei Kooks ha dichiarato che fondare la band nel 2003, quindi in gioventù, forse è stato un errore. Forse non erano pronti. Eppure… eppure hanno avuto un discreto successo. Per voi com’è stato? Condividete con il frontman della band inglese questa affermazione? Oppure no?

Jacopo Morroni: Beh, non sono d’accordo con il leader dei Kooks, anche perché le cose che più mi piacciono sono proprio le loro canzoni giovanili. Quando si è giovanissimi si vive di emozioni assolute, forti, a tinte unite. Se si riesce a riversarle nei pezzi, il risultato è forte e disarmante. Io personalmente ho iniziato a suonare tardi, a quasi 18 anni, ma per noi il processo di crescita è stato molto lento e graduale, passando per un’infinità di suoni e sperimentazioni. Adesso, forse, abbiamo tirato una linea definitiva su chi siamo e che vogliamo fare.

 

S.L.:  Nel cinema in generale molti film e serie tv ultimamente sono zeppi di CGI ed effetti speciali. Nella musica ci sono sintetizzatori, drum machine etc. I Sick come si pongono di fronte al nuovo che avanza nella seconda arte? Favorevoli o contrari?

Sick 4 Milk

Michele Aprile: Mah, a noi piace la musica suonata, autentica, l’ampli che scalda e va in crunch, le corde dell’acustica che frustano se picchiate, il suono vero del sassofono. Anche nei live non usiamo sequenze o altro, perché ci piace l’idea che le persone sentano quello che effettivamente stiamo suonando. In generale però, l’ausilio della tecnologia non mi dispiace (n.d. Jacopo Morroni): molte sono le band, come i Deluxe in Francia, nostro grande amore, che hanno unito elettronica e musica suonata, fondendo la tecnologia moderna con influenze addirittura dagli anni ’30 e ’40. Stupefacente.

 

S.L.: Qualche aneddoto legato alla Vostra convivenza  musicale e privata: si vede che c’è amicizia tra voi e che il vostro rapporto non è fatto solo di lavoro. Ma come si riesce a coesistere senza fare la fine dei fratelli Gallagher?

Jacopo Morroni: Impegno e dialogo. Le tensioni in una band sono sintomo che la band è viva, che ci tiene, che ha fame, se non ve ne fossero mai vorrebbe dire che non importa a nessuno. L’importante è sapere che il rapporto umano dietro gli strumenti è vero, e per noi lo è, ed è molto forte.

 

S.L.:  Conosciamo il vostro curriculum artistico e la vostra esperienza personale ma… chi tra voi milita o ha militato in altre band? E questo cosa apporta, se apporta, ai S4M come band?

Andrea Falcone: Sia Riccardo (batterista) che Jacopo (cantante) hanno militato in altre band. Rick ha suonato negli Assonema, Jacopo Morroni suona tutt’ora l’acustica ne Le Larve. E Michele (sax) suona in una banda. Il nostro accordo è che i Sick restino il primo pensiero di tutti quanti, il primo impegno e la priorità. Rispettato ciò, ogni esperienza musicale aggiunge peso e novità anche nel progetto Sick 4 Milk, dunque è ben accetta! La musica si fa sempre insieme e mai contro.

 

S.L.: I Sick 4 Milk fanno parte della factory de “La Vetrina” famosa nella scena romana: parlateci un po’ di questa realtà, come e perché nasce?

Sick 4 Milk

Sick 4 Milk: La Vetrina è innanzitutto una gran figata! È, come avete detto giustamente, una “factory” ed un collettivo artistico con sede a Roma, e si occupa sia di organizzare e promuovere eventi musicali a Roma (e non solo), che di essere un punto di riferimento per la crescita artistica e mediatica delle band/artisti che le orbitano attorno. Il tutto decidendo ogni mossa da pari a pari in sede di collettivo. Come dicevo sopra, nasce dall’esigenza di far musica insieme, mentre, a Roma soprattutto, la politica del contest, del “tu mi porti più gente di lui” sta dilagando senza tregua. Ecco, La Vetrina vuole cambiare tutto questo.

 

S.L.: Il futuro dei Sick 4 Milk: disco in uscita, tour in Italia… e poi?

Riccardo Finili: Disco, tour, e poi chissà… Il nostro sogno resta sbarcare in Inghilterra. Quindi suppongo manderemo il disco qua e là e vedremo quali strade si apriranno, anche se qualcosina in mano già l’abbiamo…. (Da leggersi con tono misteriosamente affascinante).

 

S.L.: Ultima domanda (giuro), prima di rinnovare i ringraziamenti d’obbligo per pazienza e disponibilità a tutti voi: con chi vorreste duettare? Scegliete uno dei Vostri brani e associatelo ad un’artista. Possibilmente ancora in vita!

Jacopo Morroni: Del disco vecchio direi Jennifer Lewis con Paolo Nutini. Di quello nuovo titoli non ne posso svelare, ma senza dubbio vorremmo duettare con i Deluxe, che sogno sarebbe!!

 

Written by Stefano Labbia

 

 

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