“Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti: il disegno è un’idea con intorno una linea

“Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti: il disegno è un’idea con intorno una linea

ott 5, 2016

Se Pablo Picasso ammetteva di avere impiegato tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino, Bruno Bozzetto difende con gioia la propria capacità di giocare con le forme e con le idee.

Bozzetto non troppo

A ritrarlo pare, ma pare soltanto, essere il regista Marco Bonfanti, perché a raccontarsi nel documentario “Bozzetto non troppo è proprio il disegnatore, senza enfasi, con la innaturale naturalezza di chi è abituato a trasformare, deformare, stilizzare la realtà con il talento di renderla accessibile con un segno, ma ancora più tangibile, tagliente e feroce.

Il cinema, costante elogio dell’illusionismo, in questi piacevolissimi settantaquattro minuti, sembra davvero tanto simile ad un foglio bianco: pronto a farsi stropicciare, macchiare, colorare, pronto a trasformarsi sotto lo sguardo sapiente di un sognatore.

Un ritratto dal vero, è proprio il caso di dirlo, di un autore animato dalla propria sagace fantasia, di un autore che ha mantenuto accesi i colori della propria gioventù. Nessuna stregoneria, solo la magia di sapersi volgere verso il presente e d’un tratto immaginare il futuro.

Il cortocircuito tra spettatore e persona-personaggio si innesca così senza nemmeno sentire la necessità di rendersi evidente. Bozzetto si muove nei corridoi della propria casa, fatta di geometrie degli affetti robuste e verticali, segue e incoraggia il movimento oscillatorio delle altalene su cui fa volare i nipoti, si copre dalla pioggia bergamasca con un ombrello rosso su cui è stampato il suo Signor Rossi, protagonista di sette corti e tre lungometraggi, celebre italiano medio goffo proprio come sarebbe goffo un bambino se anziché giocare dovesse stringere i bulloni di una catena di montaggio, deliziosamente politically uncorrect.

Bozzetto mescola le carte, le misure e le situazioni, attraverso il segno bruca come la sua capra, miagola, salta come i suoi cani, osserva il mondo stando in piedi, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, tenendo le mani incrociate dietro la schiena per tenersi dritto, con la pazienza di un allievo e la maturità di un maestro mai stanco di porre domande.

Bozzetto non troppo” è un gioco di canoni, contrappunti e stretti abilmente orchestrati. Se in una inquadratura viene mostrata la sostenibile pesantezza del quotidiano, in un’altra che magari si incastra con documenti di repertorio si flette l’insostenibile leggerezza del genio. Il genio, che in questo caso non solo fa quel che può, ma compie persino ciò che desidera più ardentemente.

Bozzetto non troppo

Se il cinema fa pensare a ciò che si può e si desidera ardentemente?

Bonfanti dimostra che una possibilità c’è, complice la fotografia pulita di Marco Ferri e il montaggio equilibrato di Angelo Musciagna. Bonfanti lo dimostra con le trovate fanciullesche, capovolgendo i soggetti e d’improvviso mescendo il materiale di repertorio così da adattare perfettamente la tessitura musicale ai disegni bozzettiani dei cortometraggi Tapum! La storia delle armi (selezionato a Cannes nel 1958), Un Oscar per il Signor Rossi (ironica parodia di un rifiuto che lo stesso autore aveva subito), Cavallette (il corto nominato all’Oscar nel 1991).

Il documentario ripercorre la carriera del grande disegnatore seguendo i suoi tratti rapidi ed essenziali, sempre permeati dall’ironia felicemente dissacrante e dalla comicità intelligente di una razionalità consapevole. Dal primo lungometraggio animato italiano West and Soda del 1965, una parodia spassosa e come sempre raffinata del filone Western, a Vip- Mio fratello superuomo del 1976 che gioca su personaggi antieroici con il nome (stra)parlante mentre fa il verso a una certa critica nietzscheiana quando erroneamente traduce “super” l’”oltre” del tedesco Übermensch, e che gioca su personaggi dotati di mascelle inconfondibili (quelle mascelle che hanno suggestionato gli animatori della Pixar per Gli Incredibili). Deve essere stato difficile tenere testa alla tempra della matita di Bruno Bozzetto sempre pronta a sperimentare contagiosamente.

Come sperimentale è Allegro non troppo (1976) in parte girato dal vero, in parte animato, lungometraggio che riprendendo il disneyano Fantasia ne applica la forma mista ed episodica, ma se ne allontana per una cornice decisamente più disturbante, per un profondità intimista, per una malinconia delicata e per una inconfondibile autorialità sempre ironica e distorsiva.

Preludio al pomeriggio di un fauno di Claude Debussy, Danza slava Op. 46 n° 7 di Antonín Dvořák, Bolero di Maurice Ravel, Valzer triste di Jean Sibelius, Concerto in do maggiore RV 559 di Antonio Vivaldi, L’uccello di fuoco di Igor Stravinskij sono le sei opere in cui si muovono i personaggi di Bozzetto.

Bozzetto non troppo

Elias Canetti scriveva «La musica è la migliore consolazione già per il fatto che non crea nuove parole» ed è semplice proprio come un gioco di bambini immaginare quanto Allegro non troppo, che al silenzio eloquente della musica associa il rumoroso crescere dell’idea che prende forma, si imponga per originalità di contenuto e di intenzione.

In una società che si lascia ottundere dall’ideologismo, che assurge l’arte a manierismo e sacrifica il contenuto alla forma, lo Studio Bozzetto&Co nel quale cresce il talento dei giovani è un importante segnale educativo: esistono ancora luoghi in cui un Maestro si confronta con i propri allievi, forte della propria carriera costruita sulla collaborazione costruttiva e felice con altri grandi professionisti.

Entomolgo degli umani, affezionato alla camicia di John Lasseter e agli omaggi degli altri animatori di fama internazionale che lo stimano e lo considerano un pioniere a cui ispirarsi, Bozzetto rimane schivo, non si autocelebra e preferisce continuare a guardare fuori dalla finestra ricordando quello che il suo più grande Maestro, un bambino, gli ha insegnato: «Il disegno è un’idea con intorno una linea».

Bozzetto non troppo” è stato presentato alla 73ͣ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Venezia (Venezia Classici).

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

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