Intervista di Michela Zanarella all’attore Michele D’Anca: uno dei più amati della soap “Centovetrine”

Intervista di Michela Zanarella all’attore Michele D’Anca: uno dei più amati della soap “Centovetrine”

Set 17, 2016

Quante volte ci è capitato di accendere il televisore e di vedere il suo volto. È uno degli attori più amati della soap “Centovetrine”, l’affascinante Sebastian Castelli, ovvero Michele D’Anca.

Michele D’Anca

Figlio di siciliani, bolognese di nascita e romano d’adozione, approda nel mondo del teatro e si diploma all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, dove apprende dai grandi maestri l’arte della recitazione.

L’incontro con Luca Ronconi è stato determinante. Da allora il suo percorso artistico e professionale è segnato da numerose partecipazioni in film, fiction e rappresentazioni teatrali di successo.

Dal suo ingresso nella soap di canale 5, continua ad essere apprezzato per quel talento che lo ha portato alla popolarità. Ma dalla sua parte ha anche una grande sensibilità che gli appartiene.

Noi di Oubliette Magazine abbiamo il piacere di incontrarlo per una breve intervista.

 

M.Z.: Michele D’Anca, ripercorrendo le tappe della sua carriera, quanto è stata importante la preparazione all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”?

Michele D’Anca: L’Accademia mi ha dato modo di entrare nel mondo della recitazione dalla porta principale e più ambita. In questa scuola di stato si è formata la stragrande maggioranza dei teatranti italiani più noti e di talento. È stata fondamentale perché mi ha fornito una preparazione totale, sia pratica che teorica e, soprattutto, mi ha dato modo di avere come maestri grandi artisti del palcoscenico come Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Marise Flach, Angelo Corti, e tanti altri da cui ho ereditato gli insegnamenti del periodo d’oro della scuola teatrale italiana. Quello che va all’incirca dagli anni 60 agli anni 80. Ad esempio, avere la possibilità di recitare, a soli vent’anni, ne Il Sogno di Strindberg con la regia di Ronconi è stata per me un’esperienza formativa di altissimo livello artistico.

 

M.Z.: Lei è noto al pubblico per il ruolo di Sebastian Castelli in “Centovetrine”, qual è il punto di forza di questo personaggio e perché è così amato?

Centovetrine

Michele D’Anca: Penso che il punto di forza di Sebastian sia stato il suo essere un uomo senza scrupoli ma affascinante. Un uomo che lotta nel bene e nel male per ciò in cui crede, e soprattutto per i suoi affetti più cari. Un uomo che sa amare e odiare con la stessa intensità. Un altro punto di forza è stato la mia preparazione. Il duro lavoro. La cura maniacale di ogni minimo dettaglio del mio ruolo. La serietà con la quale ho affrontato lo studio e la messa in scena di questo bellissimo personaggio. C’è stata una magica compenetrazione fra il mio lavoro e quello degli autori, che si sono divertiti a sfruttare al massimo quasi tutte le mie potenzialità recitative, facendo agire il mio personaggio nelle trame più disparate e intense, affiancandolo agli attori più preparati e amati della soap. Inoltre, lavorare su Sebastian, mi ha coinvolto molto dal punto di vista emotivo e ne è uscito fuori un ruolo molto intenso e carismatico che ha saputo imporsi fra i tanti personaggi della soap fino a diventare un pilastro di Centovetrine.

 

M.Z.: La soap trasmessa su Canale 5 le ha dato molta popolarità, ma non teme che possa diventare un limite interpretare per tanto tempo lo stesso ruolo?

Michele D’Anca: Io non credo in questo limite. Il limite di diventare “facce da soap” è un limite mentale assurdo tipico di molti registi e produttori italiani. Trovo che sia un pregiudizio. Se si è bravi si è bravi e basta. Solo in Italia si pensa a questo come ad un limite. Molti film americani e inglesi sono pieni di attori che vengono dalla lunga serialità. Le serie lunghe sono una palestra formidabile per un protagonista, lo aiutano ad affinare il suo talento.

 

M.Z.: Attore, doppiatore e una grande passione, la fotografia. Per questo suo interesse concorda con quanto disse Ansel Adams, fotografo statunitense: “Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato”?

Michele D’Anca: Sì, penso che Adams abbia ragione. E infatti, personalmente amo della fotografia gli aspetti teatrali, caravaggeschi che riesce a catturare uno scatto: Il buio e la luce, l’ombra, il colore, e soprattutto il corpo umano nella sua nuda bellezza e le espressioni dei volti. Ed essendo il teatro una parte fondamentale di me stesso è come se scattassi una mia immagine interiore. Penso che le foto siano fondamentalmente proiezioni di sé.

 

M.Z.:  Qual è il suo rapporto con la tecnologia e con i social?

Michele D’Anca

Michele D’Anca: Ottimo. Ho studiato l’html e ho progettato e creato da me il mio sito web in ogni sua parte, anche quella grafica. Curo personalmente le mie pagine Facebook personali, la Fan Page e quella relativa ai miei progetti. Sono presente su Instagram e twitter. Sui social sono molto attivo. Oggi, è indispensabile, sia per le relazioni di lavoro che per interagire col proprio pubblico.

 

M.Z.:  Veniamo alla scrittura. So che sta lavorando alla stesura di un romanzo. Che cosa l’ha portata verso questo percorso creativo?

Michele D’Anca: Il bisogno e la necessità di liberare da me le mie inquietudini più profonde, i miei drammi interiori, e in questo modo liberarmene. Poterli contemplare sulla carta e, magari, comprenderli. Scoprire quel dio che fa da trama e lega insieme certi avvenimenti fondanti della mia vita. Scorgerne il senso e il significato: conoscersi.

 

M.Z.:  Progetti per il futuro?

Michele D’Anca: In questo momento sto lavorando a una serie di progetti ideati e diretti da me, ai quali ho dato il nome di The Lizard King Project e che riguardano l’opera artistica del cantante e poeta Jim Morrison, di cui sono un profondo conoscitore e amante. Riguarderanno reading, performance in voce e in musica, spettacoli teatrali e forme di collaborazione che avranno lo scopo di divulgare gli aspetti più umani e i testi scritti dal cantante dei Doors, dei quali indagherò le dinamiche sciamaniche, rituali, teatrali e poetiche.

 

Written by Michela Zanarella

 

 

6 comments

  1. Anna Filomena Ricciardi /

    Conoscersi, il segreto. I personaggi sono persone e cio’ che esprimono sono sentimenti. Se non abbiamo sentimenti la vita e’ grigia. Grazie a te e altri che colorate il mondo

    • Belle parole Anna, “se non abbiamo sentimenti la vita è grigia”.
      Già, ma anche nel grigio si può vivere, di sicuro non è il caldo rosso, il tenebroso nero, il puro bianco ed il ridente giallo, ma ti assicuro che anche nel grigio si può vivere. :)

  2. Anna Filomena Ricciardi /

    Si puo’ vivere eccome. Il grigio e’ uno dei tanti colori anche bello se vogliamo. :D

    • Già penso che oltre al celebre blu melanconico anche il grigio possa rappresentare questo stato d’animo. Il blu è di sicuro più rotondo, più profondo e descrive perfettamente la melma della malinconia ma il grigio è l’inafferrabile, come la nebbia che nasconde montagne.

  3. Anna Filomena Ricciardi /

    Il color grigio che mi piace e” quello emesso dal fumo delle sigarette :D

  4. Anna Filomena Ricciardi /

    E’ emozionante vedere e percepire i sentimenti e stati d’ animo e situazioni che vengono rappresentati. Il personaggio Sebastian Castelli mi ha colpito per il suo enorme cambiamento e tutto cio’ e’ stato rappresentato egregiamente dal Sig. D’Anca . Tutto qui’ i colori sono tutti belli che poi si possa avere una visione in bianco o nero e’ sempre qualcosa di soggettivo.

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