“Cristian e Palletta contro tutti” di Antonio Manzini: l’italiano ama il cinema ed è in grado di accogliere film impegnati

“Cristian e Palletta contro tutti” di Antonio Manzini: l’italiano ama il cinema ed è in grado di accogliere film impegnati

Ago 23, 2016

Il cinema italiano non è in crisi. Soffre ma caparbio non si arrende. Lotta con le unghie e con i denti, per tentare di affermare la propria autorità, il proprio valore, nonostante lo scontro – di budget, più che altro – contro la macchina americana sia quasi lotta impari.

Cristian e Palletta contro tutti

Eppure… Eppure la cultura, lo Stato Italiano, si gioca le sue carte, finanzia, co-finanzia lungometraggi per tenere alta la bandiera del Belpaese ed i propri valori che da sempre ci contraddistinguono.

A Maggio erano 73 i film italiani usciti nelle sale della penisola italica. Titoli come Pericle il nero, Ustica, La Corrispondenza, Fuocoammare, Lo chiamavano jeeg robot, Le confessioni, Il traduttore, portano su schermo storie che parlano d’Italia, che talvolta fanno riflettere, sognare o gettano nello sconforto profondo, costringendo a reagire lo spettatore.

Stimolandolo.

Poi ci sono film come questo che spingono a chiederti… perché? Com’è possibile? Parliamo di Cristian e Palletta contro tutti” di Antonio Manzini. Trama: Cristian è sul lastrico, indebitato sino al collo col boss di quartiere. In cambio di 50 mila euro, l’uomo accetta di portare oltre frontiera un carico di droga.

L’unico modo per mascherare l’odore della sostanza sembra però essere l’urina di un giaguaro, da recuperare nelle sperdute campagne pugliesi. Libero De Rienzo e Pietro Sermonti ci provano, si sforzano ma la sceneggiatura non li aiuta: ci si scontra con una comicità a tratti volgare e mal funzionale in favore di una risata che non arriva (quasi) mai.

La regia fa il minimo sindacabile – ovvero sequenze e fotogrammi aderenti ai canoni “fiction”. Il film scorre lento ed inesorabile e già dopo le prime battute si avverte la consapevolezza di aver sprecato diottrie, tempo e danaro (proprio e pubblico visti i finanziamenti) dedicando vita preziosa alla visione di questo prodotto.

Detto ciò, a fronte dei sostanziosi contributi statali che cooperano all’uscita di lungometraggi del genere e che hanno affollano le sale cinematografiche da Gennaio a Dicembre, due conti possiamo anche farceli. Credo sia d’uopo. Si diceva, 73 (settantatre!) film usciti da Gennaio a Maggio 2016.

Cristian e Palletta contro tutti

Parliamo di incassi? Parliamo di incassi.

Ebbene di questi 73, ben 53 hanno incassato in sala meno di 500.000 euro. In sostanza, senza i contributi dello Stato, sarebbe corretto dire che il cinema italiano sarebbe in perdita? Perché la situazione, che si diceva stazionaria e non di crisi, è comunque questa, seppur con alti e bassi, da anni oramai.

E allora… Sarebbe il caso, visto i successi al botteghino di titoli come La Pazza Gioia (5.915.187 euro di incassi nel Belpaese ad oggi), Lo Chiamavano Jeeg Robot (4.984.431 di euro di ticket staccati quando scrivo) e di Suburra (4.624.061 di euro in cascina ad Agosto), di investire su progetti audiovisivi culturali che abbiano davvero a che fare con la cultura.

Gli incassi di cui sopra fanno ben sperare: l’italiano ama il cinema ed è in grado di accogliere, processare e scegliere non solo commedie (di alto o basso profilo che siano), ma anche film cosiddetti impegnati e con una storia ben delineata – e soprattutto con un senso… Perché, come cantava Vasco, «Questa storia un senso non ce l’ha…».

 

Written by Stefano Labbia

 

 

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