“Selena 1692” di Rosalba Vangelista: un grido di dolore sempre attuale nella lotta contro il femminicidio

“Selena 1692” di Rosalba Vangelista: un grido di dolore sempre attuale nella lotta contro il femminicidio

Ago 22, 2016

“Quando troverete questa lettera io non sarò che un mucchietto di cenere…solo polvere senza più vita, senza più carne né sangue. Non ho paura di morire, ho paura di bruciare troppo a lungo prima di perdere i sensi, quegli stessi sensi che fino a oggi mi hanno fatto amare la vita.”

Selena 1692

Ero certa che avrebbe saputo coinvolgermi totalmente. L’attendevo al varco. Bastava davvero poco, per rendere la sua protagonista meno “lamentosa” e più concreta. Avrebbe dovuto immedesimarsi in una giovane ragazza che voleva solo vivere, mentre invece era condannata al rogo. In una donna che aveva visto bruciare vive le sue amiche, e che, così vicina anch’essa alla morte, vedeva l’immagine di una madre andata via troppo presto, ma suo unico conforto.

Troppo bella ed intelligente, Selena era un personaggio scomodo per l’ignoranza che regnava nel Seicento – e che regna ovunque ancora adesso. Se vivi sola, senza marito e senza una famiglia; se ami studiare e ottieni piccoli successi nella vita, la gente ti guarda con diffidenza. Se poi, come nel caso di Selena, riesci anche ad esercitare l’arte della medicina, vieni tacciata di essere una strega – non importa se salvi delle vite, quello è superfluo.

E lo spiega bene l’autrice.

La donna è capace di dare la vita, e già questo risulta un grande miracolo, intriso di mistero. Se per di più ella utilizza la ragione ed esercita il suo pieno diritto alla libertà, l’uomo si sente minacciato. Vuole soggiogarla perché ne avverte la superiorità.

Ne parlo al presente, poiché non c’è stato un tempo dell’Inquisizione e di caccia alle streghe, bensì un unico lungo periodo buio in cui sono sempre le donne a soccombere, vittime di uomini che professano di amarle, e invece le violentano, le annientano e, nella maggior parte dei casi, le uccidono.

Questo breve romanzo epistolare di Rosalba Vangelista è dedicato infatti a tutte le appartenenti al sesso “debole” che hanno perso la vita, per mano di chi non ha avuto altre argomentazioni se non il ricorrere alla violenza. Quindi, questa lettera che l’autrice ipotizza sia stata ritrovata il 7 maggio 2015, sotto ad una pietra in una vecchia prigione di campagna di Andover nel Massachusetts, scritta dalla ragazza nel 1692, proprio nel periodo nero della “caccia alle streghe”, è sempre attuale.

Selena che ha visto morire le compagne Mary e Angelica, arse dalle fiamme, attende il suo turno. Questo scritto è tutto quel che di lei rimane: una breve testimonianza di violenza inaudita, che tocca nel profondo. Perché sappiamo che Selena è davvero esistita ed è morta in questo modo esatto. Ella aveva un altro nome, era giovane o vecchia, aveva altre nazionalità, ma la “strega” non è riuscita a sfuggire al suo carnefice e a realizzare il suo unico sogno che era quello di vivere.

Qual è il confine tra il normale e il diverso? Qual è la nostra immane colpa? Non abbiamo fatto del male a nessuno, perché tutta questa crudeltà? Io non lo comprendo.

Rosalba Vangelista

Dopo il noir “Le ossa del lago”; la raccolta di poesie malinconiche “Specchio nero” e il romanzo gotico “Mi chiamavo Susan Forbes”, colei che desidera porsi come “esternatrice di tormenti” è tornata con questo breve racconto in forma di epistolaSelena 1692”, autopubblicato tramite YouCanPrint nell’agosto 2016. E l’emozione che attendevo è arrivata. Rosalba Vangelista ha trovato una forma riuscita di immedesimazione e, soprattutto, quel giusto sdegno, misto a terrore ed incredulità, che proveremmo tutti di fronte ad una situazione tanto paradossale, eppure giudicata “normale”. La sua eroina muore con dignità: è credibile, non patetica.

L’introduzione è opera della scrittrice Tatiana Sabina Meloni che, insieme all’autrice, ha curato anche il progetto grafico. Inoltre, “Selena 1692” sarà presto presentato anche in teatro, poiché alcuni membri del Teatro Indipendente Certosa di Genova (TIC) ne stanno studiando la sceneggiatura.

Che la terra sia lieve, così come si è augurata lei, a tutte le Selene Selway del mondo, e l’umanità mai scordi questi atti atroci di violenza subiti dalle donne. Ricordando gli orrori della storia, esse non saranno morte invano.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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