Intervista di Katia Debora Melis a Lorenzo Spurio e la sua attività letteraria di saggistica, narrativa, poesia

Intervista di Katia Debora Melis a Lorenzo Spurio e la sua attività letteraria di saggistica, narrativa, poesia

lug 21, 2016

“Credo che la critica letteraria sia il mio interesse maggiore perché per natura sono una persona curiosa e che ha la dote – posso dirlo senza presunzione – dell’osservazione.”Lorenzo Spurio 

Lorenzo Spurio

Lorenzo Spurio, jesino, è ormai ampiamente noto nell’ambiente letterario non solo marchigiano e toscano, dove più spesso ha direttamente operato, ma anche in quello nazionale, come apprezzato critico letterario, esperto recensionista e articolista, ma anche come autore di saggistica, narrativa breve, poesia.

Oggi abbiamo l’occasione di conoscerlo meglio e di porgli qualche domanda sulla sua attività letteraria e sul panorama culturale attuale. Buona lettura!

 

K.D.M.: Come autore hai già toccato le varie modalità espressive della saggistica, della critica letteraria, della narrativa e della poesia: quale di queste forme espressive ti ha dato finora la migliore occasione di esprimere te stesso, come uomo e come autore?

Lorenzo Spurio: Credo che la critica letteraria sia il mio interesse maggiore perché per natura sono una persona curiosa e che ha la dote – posso dirlo senza presunzione – dell’osservazione. La mia è una continua ricerca di temi, stilemi, forme, elementi in comune tra opere letterarie che richiamano sensibilità e presuppongono uno studio sistematico ed approfondito di carattere esegetico. Probabilmente, però, è la narrativa breve che mi ha permesso una maggiore possibilità di evasione con la scrittura, dandomi l’accesso a mondi che, se non è possibile definire propriamente irreali, lambiscono il surreale consentendo al narratore di viaggiare in scenari altri, grazie ad abbondanti dosi di creatività.

 

K.D.M.: Agli stessi vari generi che tu hai trattato come autore hai dato pure spazio sulla rivista Euterpe. Ci parleresti di questo aperiodico?

Lorenzo Spurio: La rivista Euterpe è un aperiodico. Questo significa che non ha uscite regolamentate annualmente secondo una periodicità fissa, infatti in alcuni anni sono usciti tre numeri, in altri quattro o addirittura cinque. Ad ogni modo la rivista è nata nell’ottobre del 2011 sull’onda di una suggestione provata verso alcune piccole riviste online di cultura con le quali in quel periodo collaboravo esternamente. È stata una sorta di sfida… abbiamo iniziato in pochissimi con questo progetto e pian piano ci siamo dati delle piccole “regole”. La caratteristica principale è quella di fornire per ciascun numero un tema, un titolo di riferimento, al quale è richiesto di rifarsi. Questo sia perché la rivista è pensata come un momento di vero e proprio dibattito su un dato tema ad intendere dunque i vari contribuiti come interventi dei vari contributors, sia perché questo consenta di fornire al lettore un prodotto culturale più organico. Essendo una rivista di letteratura essa dà spazio a tutti i vari generi canonici della letteratura: dalla poesia (anche in dialetto o in lingua straniera, con traduzione) al racconto, al saggio, alla recensione di libri. Ad arricchire i contenuti sono le interviste, le foto di vari collaboratori ed una significativa sezione di segnalazioni di eventi, incontri, bandi di concorsi letterari, etc. Confesso che da quando è nata, ormai cinque anni fa, la rivista è cresciuta molto: non solo in termini quantitativi e dunque di partecipazione attiva (essa conta collaboratori da tutta Italia e anche dall’estero) ma anche per la pregiata qualità e ricchezza contenutistica dei materiali che vengono proposti che non di rado impongono alla Redazione letture e riletture continue al fine di una cauta e decisa selezione.

 

K.D.M.: Di recente sei stato tra i soci fondatori di una nuova Associazione culturale, denominata Euterpe, come la rivista che dirigi. Ci sono punti di contatto tra le due esperienze?

Lorenzo Spurio

Lorenzo Spurio: L’Associazione Culturale Euterpe fondata nel marzo scorso è nata con l’idea di dare un “marchio” codificato a una serie di attività ed eventi nel corso del tempo portati avanti, spesso in collaborazione con altri enti od associazioni. La rivista Euterpe è solo una delle tante attività che essa porta avanti e dunque l’Associazione potremmo definirla come un “grande contenitore” di iniziative culturali, letterarie ed artistiche che vengono portate avanti a livello regionale (Marche) e nazionale. Come la rivista, l’Associazione è una realtà no profit che ha a cuore la cultura a 360° e si impegna a porre in essere tutte quelle iniziative culturali ed artistiche che permettano di assolvere la funzione sociale di maturazione, crescita umana e civile attraverso l’ideale dell’educazione permanente, promuovendo una maggiore consapevolezza dei cittadini sul valore sociale e civile dell’arte, puntando sul recupero di una dimensione integrata tra soggetto e società.

 

K.D.M.: Perché un’altra associazione culturale quando ne nascono tante ogni giorno in un Paese che sembra sempre più distratto, insensibile e lontano dal valore che la Cultura rappresenta?

Lorenzo Spurio: È vero, ci sono tante associazioni. Nascono come i funghi, un po’ come i concorsi letterari. Ma ce ne sono molte che sono praticamente inattive: esistono sulla carta e poi, vuoi per la mancanza di impegno, per la disattenzione o perché il direttivo è fatto di gente anziana e non si è mai rinnovato, di fatto sono praticamente morte nella vita sociale. Nel corso degli ultimi anni ho sempre collaborato con associazioni a carattere nazionale nella gestione ed organizzazioni di eventi e concorsi in qualità di socio fondatore o comunque di socio ordinario, ma essere presidente di una propria Associazione è tutt’altra cosa. Comporta oneri ed onori ma è anche il motivo fondamentale per sentirsi ancor più impegnato a fare del bene e proporre sane iniziative che possano ricevere consenso. L’Associazione Euterpe, pur avendo il Consiglio Direttivo composto da soci marchigiani, è una associazione nazionale (non ha la velleità di esserlo, lo è già!) proprio grazie al grande lavoro di promozione e diffusione della cultura fatto in questi cinque anni dalla rivista Euterpe che, se vogliamo, può essere considerata la sua “apripista”. L’Associazione in particolare, al di là della rivista, è organizzatrice di due premi letterari nazionali: il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” giunto quest’anno alla quinta edizione, che assegna annualmente anche Premi alla Cultura e Premi alla Memoria a insigni esponenti del panorama poetico italiano ed il nuovo Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Poesia ed Arti Figurative che verrà bandito ad ottobre prossimo, intitolato alla memoria della poetessa porto recanatese Novella Torregiani Grilli, personalità di spicco della poesia popolare e stimata organizzatrice culturale.

 

K.D.M.: Hai investito molto tempo, impegno ed energia sul versante degli studi critici della Letteratura contemporanea internazionale e nazionale. Un percorso difficile quello intrapreso: cosa consiglieresti a chi si volesse affacciare al mondo della critica letteraria?

Lorenzo Spurio: La critica letteraria non può inventarsi né può nascere in quattro e quattr’otto ma è il frutto di anni di studi, ricerche e soprattutto è possibile in chi è predisposto a un certo tipo di approccio verso le scienze umane. Non tutti coloro che amano la letteratura infatti sono critici letterari. Al contrario è un dato incontrovertibile che tutti i critici letterari amano la letteratura. Difficile dare un consiglio a chi intende intraprendere un percorso del genere perché in effetti il futuro critico non vive con l’idea di volerlo diventarlo, ma scopre nel tempo di esserlo. Esiste poi un discorso più ampio che per motivi di spazio qui non è possibile fare, ossia quello che vede contrapposta la critica ufficiale, ossia accademica, prodotta in ambiti di alto livello universitario (fatta, dunque, da docenti) e quella non ufficiale, fatta da critici niente affatto inferiori ai primi ma che, non frequentando un dato ambiente intellettuale di ampio respiro e di collegamento anche con centri di cultura, istituzioni estere, etc, viene spesso stigmatizzata o comunque non tenuta di gran conto. C’è dunque spesso una sorta di pregiudizio nei confronti di saggisti e critici letterari (più o meno giovani) che dedicano il loro tempo e la loro professionalità (sebbene non sia per loro una professione) alla critica letteraria che li porta ad essere considerati minori, ininfluenti o “figli” di qualcun altro. Si tratta del solito discorso dicotomico tutto italiano tra meritocrazia e aristocrazia intellettuale (la baronia universitaria, in particolare). Anche nella critica letteraria sussiste, purtroppo. Per rispondere la domanda che poni –e scusami per le lungaggini- dovrei direi che non esiste nessun buon consiglio che un critico possa dare a una persona che intende intraprendere un percorso analogo. Saranno la sensibilità intellettuale, la perspicacia, la sua passione per l’indagine e l’insaziabile esigenza di approfondimento a dettare i motivi, o le ragioni, che predispongono la persona ad un percorso esegetico dei testi. Il critico è un amante delle Lettere che rifiuta l’interpretazione unica –dominante o no- che si ha su un dato autore od opera e che va alla ricerca di legami, forme comunicative, linguaggi reconditi, analogie difficili all’interno del panorama culturale. Il critico compie un percorso di riflessione e di investigazione della realtà. Le sue perlustrazioni irrobustiscono il suo tragitto di viandante nella coscienza, accentuando la necessità di travalicare il limite e di permettere una più proficua riappropriazione dei quesiti esistenziali più ampi.

 

K.D.M.: Come autore di numerose recensioni, note critiche, prefazioni a opere sia di narrativa che di saggistica e poesia, che idea ti sei fatto della Letteratura italiana contemporanea?

Lorenzo Spurio

Lorenzo Spurio: La letteratura italiana contemporanea (ma potremmo dire anche quella europea, con piccoli e tenui distinguo) propone uno scenario complicato e assai vasto di esperienze di scrittura dove non è più il testo scritto a dominare piuttosto è la sua forma di rappresentazione, la performance, la gestualità di un brano, la capacità di un testo di poter avere una molteplice potenzialità rappresentativa. In poesia il fenomeno del poetry-slam sembra dominare nettamente sulle altre attività di promozione della poesia rappresentate dagli spesso noiosi e affollati recital o reading che dir si voglia. La letteratura contemporanea è un universo di cifre, neologismi, etichette che rimandano ad altro, sigle e la sua base non ha più un fondamento di tipo comune o classico bensì si struttura a partire da commistioni curiose e spesso stridenti a tutti i livelli, nell’adozione di un linguaggio che è quello sociale, d’uso nel quotidiano, ma che a sua volta ne abbruttisce ancor più i rapporti e le relazioni umane. La letteratura contemporanea, figlia del tanto discusso postmoderno, un’età che in realtà non esiste se non siamo in grado di percepirla tale, vive negli strascichi di un clima sociale ed ideologico fatto di fratture e asti sottaciuti. L’autocelebrazione e il divismo della marchettara starlette di turno in qualche romanzo fastidioso dalla copertina infingarda di un buonismo civettuolo e infame fanno boom di vendite nelle librerie mentre l’oculato e sostanzioso lavoro di vere penne (che darebbero lustro al Paese) è destinato o all’aborto letterario (l’impossibilità di stampare un libro a proprie spese per chi non può permetterselo è come una morte annunciata di una progenie viva idealmente ma morta nel concreto) oppure all’istantaneo oblio (l’opera o l’autore vengono dimenticati ben prima di aver avuto l’occasione per poter essere conosciuti da un pubblico più o meno ampio). Trovo che questa divaricazione, qui espressa forse nel modo più becero, sia solo uno dei modi per poter dire che la letteratura contemporanea, nel miscuglio di produzioni editoriali di ogni tipo, ha senz’altro del buono, ma va ricercato. Allo stesso tempo è bene sapere che il buono non è sempre appannaggio dei grandi marchi editoriali, anzi, l’esatto contrario. La media e micro editoria che persegue questo lavoro animata da un vero e proprio amore nei confronti della cultura è –probabilmente- la più grande dispensatrice di autori ed opere di interesse, di livello ma –purtroppo- di scarsa diffusione e di improbabile successo.

 

K.D.M.: Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers? Ti è mai stato proposto di scrivere libri per altri o hai conosciuto dei ghost writers?

Lorenzo Spurio: Penso che simili figure non rendono un buon servizio alla cultura. Il fenomeno che tu citi è uno delle più chiare manifestazioni di come la letteratura non venga risparmiata dalla logica merceologica e di convenienza che è la base dell’economia in ciascun settore. Demandare a una persona x la scrittura di un dato libro (su commissione, quindi) che poi verrà pubblicato con il nome dell’autore y è un atto di profonda ipocrisia nei confronti dell’opinione pubblica. Provo pena per il potenziale lettore che spende acquistando il dato libro e che mai saprà dell’inganno. Si tratta di un tradimento in piena regola. Allora ci si potrebbe domandare “Ma cosa importa alla gente chi effettivamente ha scritto il libro? L’importante è che il libro sia buono ed interessante!”. Non mi sento di accogliere questo pensiero perché la letteratura è un processo di produzione che nasce e si sviluppa con la creatività. La creatività a sua volta esige libertà, istintività e la percezione intima del mondo, ingredienti che vengono annullati da una operazione di marketing improntata all’ottenimento del miglior prodotto al costo di qualsiasi (laido) stratagemma. Personalmente non ho avuto occasione di conoscere direttamente ghost writers; dico direttamente perché essendo presenze che si aggirano come spettri nel nostro ambiente, probabilmente mi sono passate attorno e non me ne sono neppure accorto.

 

K.D.M.: Cosa manca, a tuo avviso, ai nostri scrittori di oggi per eguagliare in intensità, potenza di penetrazione tra i lettori e durata nel tempo gli autori che hanno fatto grande la Letteratura italiana nel mondo?

Lorenzo Spurio: Io credo che non è possibile avere nella nostra contemporaneità figure assimilabili ai geni letterari dei secoli passati. Questo per un motivo molto semplice: da allora la società è cambiata in maniera impetuosa. I manuali di storia della letteratura ci narrano le esperienze artistiche e letterarie dividendole in secoli, periodi e scuole letterarie, cosa che oggi non è possibile fare. La contemporaneità –sia essa letteraria che di ogni altro ambito- ha la peculiarità di non poter essere circoscritta né definita mediante barriere. È anche vero che a partire dagli anni Ottanta sino ai nostri giorni che la letteratura è divenuta sempre più (e questo è un fatto estremamente positivo che non va neppure dimenticato) un codice espressivo democratico, vale a dire che grazie ad una serie di fattori (di cui la diffusione del fenomeno editoriale è forse una delle cause prorompenti) essa è diventata appannaggio di un pubblico più ampio, in termini concreti è diventata di tutti. Non solo in lettura –come è sempre stato- dove i borghesi e i meno abbienti alfabetizzati potevano conoscere il mondo del libro scritto, ma anche diventare essi stessi autori, rendersi cioè protagonisti di una esperienza libraria. Dico libraria perché è una realtà incontrovertibile che non sussiste una uguaglianza diretta libro = testo letterario. Tema che potrebbe fornire l’indagine a una discussione più ampia. Ciò che mi sento di dire è che la letteratura odierna può essere letta con la lente e il paragone alla letteratura antica, moderna o di qualche decennio prima per leggerne comparativamente temi, forme, stili, sensibilità, forme concettuali, e tanto altro ancora ma che questo tipo di lettura non deve mai essere viziato, cioè l’unico. La comparativistica che è strumento imprescindibile in determinati tipi di studi oggi molto coltivati non deve minacciare, infatti, una letteratura contemporanea imbevuta di temi fluidi e reali che trovano riflesso nella scrittura dalla società pulsante e confusa che l’uomo vive nel suo momento storico. È in questo senso che credo che non sia onesto –perlomeno non in toto- né lucido asserire che ciò che oggi viene prodotto è infimo o minore o peggiore di quello prodotto ieri, o che il pastiche tanto abusato riveli in fondo una mancanza di originalità che porta autori a ripercorrere strade già battute. Vittorio Sereni considerava la poesia come forma vivente e di sicuro non sbaglieremo ad allargare questa sua concezione all’intera letteratura. Come organismo la letteratura ha tutte le sembianze di un umano: nasce e cresce, si sviluppa adottando forme e atteggiamenti che ne caratterizzano la sua fisionomia, si popola di presenza, si smembra e fiorisce, a volte ristagna… addirittura invecchia, vedendo tramontare modelli, ma può anche incanalarsi in progetti di revisione che riattualizzano il vecchio rendendolo fruibile in una chiave diversa. Proprio come l’uomo che, morendo, lascia una grande eredità spirituale, morale e pedagogica ai cari, la letteratura del passato non è una scatola chiusa, ma è sempre lì ad illuminarci con bagliori, permettendo a quella nuova, che fluisce e si caratterizza da sé, di farne suoi gli speziati odori e i rimandi ineludibili.

 

K.D.M.: Qual è stato il più bel complimento che hai ricevuto finora per la tua scrittura e quale, se c’è stata, la più marcata critica?

Lorenzo Spurio: Posso dire che varie persone leggendo mie recensioni o note critiche per i loro volumi inediti mi hanno detto di essersi commossi per come, scrivendo, fossi riuscito non solo a sviscerare contenuti intimi delle loro opere –non palesi a un lettore qualunque- e di averne dato nelle mie critiche la giusta analisi scoprendosi alcuni meravigliati, altri addirittura allibiti o interdetti di come fossi riuscito a leggere loro stessi attraverso i loro libri. Di come la mia analisi fosse attendibile ai loro universi emozionali quasi da rappresentare una ecografia puntuale del loro vissuto. Per quanto concerne la peggior critica negativa ricevuta ad un testo scritto posso ricordare un avvenimento increscioso ed assai demotivante accaduto qualche anno fa quando mi venne chiesta una recensione per un romanzo che, dopo un periodo di tempo abbastanza lungo a causa della sua lunghezza, lessi e commentai. Nella recensione mostravo criticità nei confronti del romanzo documentando il mio punto di vista nonché relazionando incongruenze nella storia, prevedibilità e distorsioni illogiche anche nel tessuto temporale del narrato. Non scrissi “questo libro fa schifo” o “non comprate questo libro”, cosa che un critico mai dovrebbe permettersi di fare: semplicemente argomentai le ragioni per cui non lo trovavo un buon libro. Quando poi pubblicai la recensione su una rivista l’autore e il suo curatore editoriale non accettarono quanto avevo scritto e, dopo l’iniziale contatto nel quale mi avevano detto di aver chiesto a me la recensione perché molto mi stimavano etc., non mancarono di minacciarmi dicendo di toglierla immediatamente che, eventualmente, lo sgrammaticato autore del romanzo –uomo dalle amicizie influenti- non avrebbe fatto altro che stroncarmi dal punto di vista letterario e chissà che cos’altro. Siccome sono di natura tendenzialmente paciosa non intesi animare ulteriormente un diverbio aizzato e animato da persone sconsiderate, rimossi quella recensione. Alla fine, ripensandoci, capii che la mia penna doveva essere considerata talmente autorevole nel panorama della critica che quei signori non avrebbero accettato di vedere un commento talmente scettico su quell’opera. Interiorizzai l’accaduto –che al tempo mi scoraggiò anche- in questa maniera. Questo, però, per dire che la recensione non deve mai essere uno sfegatato encomio all’autore di turno o un panegirico farsesco verso un’opera che è sciatta e noiosa. Deve dar atto, con lucidità e fermezza di linguaggio, con un metodo critico obiettivo ciò che il testo rappresenta, senza esimersi da una valutazione sfiduciante e interrogativa verso le capacità e le reali intenzioni dell’autore.

 

K.D.M.: Che programmi hai nell’immediato, sia in relazione alla tua attività di scrittore che per quanto riguarda attività culturali ad ampio raggio che ti vedono sia come organizzatore degli eventi stessi che come ospite?

Lorenzo Spurio: In questo periodo di grande afa dove spesso ricorro al piacevole refrigerio delle acque del mio amato mare Adriatico, sto portando avanti -seppur lenta mentente- varie idee e progetti. In primo luogo sto completando la revisione di una serie di saggi sul teatro di Federico Garcia Lorca che, forse, vedranno la luce nei prossimi mesi. Mi piacerebbe poter presentare l’opera in contesti adatti nei quali si ha già conoscenza dell’opera voluminosa del poeta spagnolo al quale, tra l’altro, percependolo come un amico piuttosto che come un modello, ho appena dedicato una plaquette di liriche dal titolo “Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca”. Oltre ai saggi ho un numero consistente di testi di amici e di stimatori da leggere e recensire ed altri inediti da scriverne note critiche d’accompagnamento. Sono –come sempre- attività che necessitano di un giusto tempo e della necessaria calma per una sana riflessione; immagino che mi accompagneranno per le prossime settimane. Quale organizzatore di eventi stiamo elaborando un programma di date per incontri, presentazioni e conferenze di diversa natura con la Associazione Euterpe che terremo a partire da settembre prossimo con particolare attenzione a una conferenza sul futurismo nell’arte e nella letteratura. Ad ottobre prossimo bandiremo la prima edizione del Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Poesia ed arti figurative al quale sarà possibile partecipare fino a Gennaio 2017 (la partecipazione sarà gratuita per i soci della Associazione) mentre a novembre terremo a Jesi la Premiazione della V edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”. Collaborazioni e progetti condivisi con più associazioni, presenze in comitati di giuria di premi letterari, mi vedranno presente poi in numerose tappe a partire da settembre prossimo tanto in Regione quanto fuori.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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