Castellaneta Film Fest 2016: in concorso “The Good Boy” di A.L. Lee e “Touch” di Noel Harris

Castellaneta Film Fest 2016: in concorso “The Good Boy” di A.L. Lee e “Touch” di Noel Harris

lug 15, 2016

Oubliette Magazine, come media partner della quarta edizione del Castellaneta Film Fest 2016 che inaugurata mercoledì 13 avrà termine domenica 17 luglio 2016 nella suggestiva cornice della città tarantina nel cuore del Parco naturale Terra delle Gravine, propone ai lettori le recensioni delle opere in concorso per le sezioni Fiction, Documentari, Visioni da un altro Sud e Animazione. Vi presentiamo “The Good Boy “di A.L. Lee e “Touch” di Noel Harris.

The Good Boy di A L Lee

The Good Boy“. Cosa significa essere un bravo ragazzo? Nello sport come nella vita è complesso comprendere quale sia il limite tra bene e male, ma nello sport ci sono delle regole etiche che guidano, o dovrebbero guidare il gioco.

Cal (Deem Aitken), un promettente boxer, viene costretto dal proprio allenatore a battersi clandestinamente in un bar di Brooklyn, tra ubriaconi volgari e maschilisti al grido “Nessuna sconfitta, nessuna rinuncia!“.

Uno di questi ubriaconi, Leroy (Robert Kabakoff), propone il nipote Quinny (Alex Breaux) come sfidante di Cal, ma Cal si rende conto di non potere battersi con il ragazzo lievemente autistico.

La macchina da presa si concentra sui colpi amplificati dal suono curatissimo, lo spettatore è coinvolto dai pugni, dal tremore dei due ragazzi che hanno intorno lo sciame vorticoso degli scommettitori. La violenza è terribile, sottolineata dai toni freddi della fotografia che rendono nero come la paura e la frustrazione dei personaggi il sangue.

Il ritmo della narrazione si slabbra fino alla conclusione angosciante. Si può essere bravi ragazzi quando si è costretti a giocare per soldi?

I volti dei due attori protagonisti acquistano una intensità interessante, anche se la tensione rimane indebolita dalla trama e dalla psicologia poco sviluppata dei personaggi. Perfettamente in parte Robert Kabakoff.

Touch di Noel Harris

In “Touch” la fotografia algida di Nigel Markham ritrae tutta la pesantezza della condizione di una madre costretta a lasciare i propri figli di notte per sopperire al difficile momento economico.

La narrazione comincia fuori dal cuore della storia, anche spazialmente, e questo crea nello spettatore un senso di attesa, una forte curiosità: chi è questo meccanico, lo stesso che apre il racconto, a cui vengono affidati i bambini?

Darril Hopkins è estremamente equilibrato, la sua recitazione pulita gli permette di spostare verso il finale tutta la commozione e la profondità del proprio personaggio.

Pochi ed essenziale gesti la cui morbidezza viene ripresa nel finale dalla canzone “To build a home”. Elegante la scelta registica di concedere ampio respiro ai personaggi.

 

Written by Irene Gianeselli

 

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2 comments

  1. “I volti dei due attori protagonisti acquistano una intensità interessante, anche se la tensione rimane indebolita dalla trama e dalla psicologia poco sviluppata dei personaggi. Perfettamente in parte Robert Kabakoff.”

    Grasie. :)

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