Castellaneta Film Fest 2016: in concorso “Sonderkommando” di Nicola Ragone e “Le Grand Jeu” di Agnès Vialleton

Castellaneta Film Fest 2016: in concorso “Sonderkommando” di Nicola Ragone e “Le Grand Jeu” di Agnès Vialleton

lug 14, 2016

Oubliette Magazine, come media partner della quarta edizione del Castellaneta Film Fest 2016 che inaugurata mercoledì 13 avrà termine domenica 17 luglio 2016 nella suggestiva cornice della città tarantina nel cuore del Parco naturale Terra delle Gravine, propone ai lettori le recensioni delle opere in concorso per le sezioni Fiction, Documentari, Visioni da un altro Sud e Animazione. Vi presentiamo “Sonderkommando” di Nicola Ragone e “Le Grand Jeu” di Agnès Vialleton.

Sonderkommando di Nicola Ragone

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace, scriveva Primo Levi, questa è una verità logora, ancor di più perché spesso la volontà viene meno di fronte al dolore e alla necessità di evasione dalla brutalità. Ci manca il coraggio, non abbiamo neanche la forza di disperarci, di indignarci e reagire. Tacciamo e cerchiamo di dimenticare, ma dimenticare ottusamente è un insulto ai vivi e ai morti.

Sonderkommando” è una breve parabola che costringe a ricordare, piena di struggente slancio vitale.

Nicola Ragone  schiaccia lo spettatore in un treno asfittico, tra volti emaciati e già provati  prima ancora di avere vissuto i tremendi giorni nel campo di sterminio nazista. La tensione drammatica è forte, il male si impone con tutta la sua banalità. Il tema è tutt’altro che semplice da trattare, ma è sempre necessario.

Gli occhi dei personaggi scavano gallerie nelle coscienze, l’orrore coinvolge e si instaura un dialogo silenzioso tra gli occhi dei deportati e quelli di chi osserva.

Stride la forte presenza di questi corpi che si agitano e vivono in contrasto con la strisciante e atroce condanna a morte: una donna (Marta Nuti) canta un’aria da Mahler, la voce calda si oppone al gelo verso cui viaggia. La macchina da presa si ferma su un uomo, Leone dagli occhi neri profondi che poco dopo incontreranno quelli di Emanuele (Tommaso Lazzotti).

Leone è uno struggente Marcello Prayer capace di mescolare lirismo e disperazione, negli occhi lucidi porta amore e sofferenza con generosità ed equilibrio estremi, una prova d’attore eccellente, che tiene per mano lo spettatore senza farlo precipitare nella crudezza della storia, raccontata con una naturalezza commovente. Non c’è ombra di retorica nella recitazione, nemmeno quando Leone è costretto ad affacciarsi sul bordo dell’inferno nel ruolo di Sonderkommando, di nemico-amico dei corpi che deve bruciare nei forni crematori.

Asciutto e diretto con inquadrature strette e primissimi piani, dettagli puntuali molto più che realistici, il regista, che firma la sceneggiatura con Silvia Scola, accompagna i suoi personaggi e gli spettatori lungo il calvario con un ritmo serrato, complice il montaggio coerente di Paolo Maselli.

L’amore tra i due uomini assume una valenza universale: entrambi resistono fino all’ultimo incontro denso di significato in un gioco di rimandi e di riflessi raffinato.

Le Grand Jeu di Agnès Vialleton

La fotografia magistrale di Daniele Ciprì rende come sempre la luce e le ombre in altre presenze che assumono toni munchiani, fortemente emotivi ma non retorici. Ottime le interpretazioni di Vittorio Viviani, Marta Nuti, Maximilian Dirr e Pietro De Silva.

Queste immagini che raccontano assumono un valore civile ed etico pregnante e coerente, queste immagini che raccontano sono cinema.

Agnès Vialleton con “Le Grand Jeu” gioca sul mistero costruendo un sorriso malinconico in un crescendo di piccoli colpi di scena pieni di dolcezza, seguendo con oggettività l’incontro tra due uomini Mathias (Mathieu Bisson) ed Alex (Aurelien Lermann): l’attenzione dello spettatore si focalizza sul “qui ed ora” dei personaggi in un gioco metateatrale gustosissimo  e perfettamente riuscito, cui concorrono il montaggio a incastro di Giulia Rodino e la fotografia limpida di Guillaume Duchemin.

Se Mathias appare severo, persino con se stesso, ed Alex brioso e scapestrato, il legame tra i due protagonisti li rende capaci di dialogare e di costruirsi uno spazio condiviso per vivere un amore veramente essenziale, anche se velato di nostalgia, in cui l’uno riesce a comprendere  le necessità dell’altro.

Un piccolo gioiello che celebra il valore di una compassione ancestrale, di pulizia e rigore tecnico con le musiche fortemente ritmate di Jean-Christophe Rat-Patron.

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

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