Castellaneta Film Fest 2016: in concorso “Bellissima”, “Dear Susie” ed “In Ribbons”

Castellaneta Film Fest 2016: in concorso “Bellissima”, “Dear Susie” ed “In Ribbons”

lug 13, 2016

Oubliette Magazine, come media partner della quarta edizione del Castellaneta Film Fest 2016 che avrà luogo da oggi mercoledì 13 sino a domenica 17 luglio 2016 nella suggestiva cornice della città tarantina nel cuore del Parco naturale Terra delle Gravine, propone ai lettori le recensioni delle opere in concorso per le sezioni Fiction, Documentari, Visioni da un altro Sud e Animazione. Vi presentiamo “Bellissima” di Alessandro Capitani, “Dear Susie” di Leopoldo Caggiano, “In Ribbons” di Marie-Valerie Jeantelot.

Bellissima

Bellissima

Nel 1951 Luchino Visconti firmava la regia di “Bellissima” con una Anna Magnani potente e barbara nel ruolo di una madre, Maddalena Cecconi, che tentava in tutti i modi di inserire la propria figlioletta nel mondo cinico di Cinecittà, salvo poi a ricredersi in tempo, resasi conto di avere anteposto l’ossessione di vedere realizzati i suoi sogni di donna, sfumati da tempo, alla felicità della bambina.

Nel 2016 Alessandro Capitani firma la regia di “Bellissima” (scritto con Pina Turco) ma il contesto è completamente diverso, le storie e le intenzioni non si appartengono, inutile anche solo cercare di fare paragoni tra le due opere nonostante la curiosa corrispondenza dei titoli.

Se Luchino Visconti dava alla bellezza delle sue donne protagoniste un valore altamente ideologico, di riscatto privato e intimo più che sociale, Alessandro Capitani rischia di comporre un elogio della bruttezza stereotipato, rovinosamente in linea con lo sfiguramento interiore ed esteriore del tempo senza grazia in cui viviamo.

Veronica (Giusy Lodi) è una ragazza di vent’anni gravemente obesa, che, derisa da un ragazzo con cui avrebbe voluto passare la serata, si rifugia nel bagno degli uomini della discoteca piangente.

Assisa sul water comincerà a descriversi come una barbie in carne ed ossa a Diego (Emanuele Vicorito) che smania di conoscerla dopo averla sentita piangere. E del resto, anche Diego comincia a descriversi splendido, forte e sublime.

Dear Susie

Il finale che fa rientrare nella categoria del “simile” quello che poteva essere un incontro profondamente “diverso” conferma la banalità di una gioventù stordita dalla cocaina, attratta dai vaneggiamenti dei modelli patinati e dallo smalto lucido delle unghie ricostruite, la banalità di una gioventù che non conosce la bellezza e mai prenderà coscienza delle proprie limitazioni (più che fisiche, etiche), una gioventù senza speranza che ha la parlata campana impostata sul modello sdoganante del film “Gomorra” (Matteo Garrone).

Le inquadrature strette, i primi piani continui rimandano ad una interiorità che non riesce a svilupparsi e ad uscire dalla propria dimensione, come il montaggio incalzante di Adriano Patruno. Così come i toni freddi, acidi della fotografia nervosa di Luca Nervenga sottolineano la profonda solitudine dei personaggi.

Dear Susie

“Dear Susie” di Leopoldo Caggiano è un piccolo esperimento naif: un giovane è ossessionato da una ragazza incontrata in treno di cui conosce solo il nome con cui l’amica di lei l’ha chiamata.

L’ossessione è la protagonista assoluta della storia raccontata dalla voce fuori campo del giovane cui si sovrappongono in un montaggio agile, pubblicitario, le immagini della storia d’amore tormentata perché tutta immaginata, che si conclude con una ironica nuova ossessione sottolineata dalle musiche spiritose dei Pink Elephant.

In Ribbons

In Ribbons

“In Ribbons” diretto da Marie-Valerie Jeantelot e scritto da Caroline Farell è la costruzione di un ricordo e la sua decostruzione. Il mondo ci è proposto attraverso gli occhi della bambina protagonista che vive il distacco dal padre (Patrick O’Donnel).

La tensione è continua e sempre più intensa, la telecamera si muove e sussulta assecondando i movimenti del corpo della protagonista. Il tono, prima caldo e poi sempre più freddo e scuro della fotografia elaborata di Basil Al-Rawi, insiste sul senso di crescente smarrimento.

La regista riesce a trattare il tema dell’abbandono e della solitudine con estrema grazia e delicatezza senza cadere in una retorica di immagini scomposte, mantenendo una morbidezza narrativa affascinante.

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

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