“Il metodo della fenice” di Antonio Fusco: è sempre possibile ricominciare tutto da capo

“Il metodo della fenice” di Antonio Fusco: è sempre possibile ricominciare tutto da capo

Lug 10, 2016

“La fenice rinasce dalle proprie ceneri, che contengono l’uovo che la rigenera. Questa particolarità è diventata anche un modo di dire: rinascere dalle proprie ceneri. Si usa per indicare un periodo difficile della vita, che viene superato per tornare più forte di prima. Si dice che si applica a se stessi il metodo della fenice.”

Il metodo della fenice

Dopo “Ogni giorno ha il suo male”, romanzo d’esordio nel 2014, e “La pietà dell’acqua” del 2015, torna Antonio Fusco con la terza indagine del commissario Casabona dal titolo “Il metodo della fenice” (Giunti Editore, 2016). Nato a Napoli nel 1964, Fusco è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense, e dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana.

Quello che fa la differenza fra lui e altri scrittori di genere noir, sorti negli ultimi anni, è che le procedure investigative le conosce per davvero, avendole vissute in prima persona per tanti anni. L’autore sa essere quindi molto credibile, nonostante le scene siano affollate di personaggi, a coprire ruoli distinti.

Una buona organizzazione schematica, che egli ha evidentemente avuto nello scrivere la trama, impedisce al lettore di cadere in confusione. Seguire il filo risulta facile, sebbene la storia abbia dei rimandi al passato e ad espedienti che avrebbero un po’ dell’incredibile, se poi non venissero spiegati in maniera esaustiva dall’autore, nell’incedere della narrazione.

Allo squallore e alla miseria non c’è mai fine, così come neppure alla cattiveria e all’avidità umana. Quella che, ad un primo sguardo, si presenta come una sordida storia di prostituzione e di filmini pornografici, terminata in tragedia, si rivela in realtà una vicenda molto più complessa, che spazia fino allo sfruttamento nel mondo delle adozioni e ai maltrattamenti sui minori.

L’intera opera si basa sugli abbagli che si prendono, nel giudicare persone e situazioni, dove niente è mai come sembra. Su tutto, aleggia l’ombra di questo uccello venerato nell’antichità, la fenice, per la sua leggendaria capacità di risorgere dalle proprie rovine. Qualità positiva, poiché chiunque credendo a questo, può ricominciare una nuova vita – non ultimo il nostro Casabona, che intende riavvicinarsi alla moglie che aveva da tempo trascurato.

Ma è un espediente davvero troppo “comodo”, a cui si appella anche la malavita, nel grossolano tentativo di mettere tutto a tacere e iniziare da capo, con altri orrendi misfatti. Il lato, come sempre, di una medaglia che non ha mai un’unica faccia. O meglio, i pro e i contro della vita: quel che è positivo per alcuni, non lo è per altri, e viceversa.

Antonio Fusco

“Archiviato” il caldo torrido, che faceva da cornice al romanzo precedente, questa storia è ambientata in novembre, allorquando il sole fa talvolta capolino, ma la sera giunge presto e con lei i primi freddi pungenti. Casabona si è separato dalla moglie Francesca, ed arriva a nutrire anche dei seri dubbi sulla fedeltà della donna. Ai confini di un bosco, in cui vive una misteriosa comunità, viene rinvenuto il corpo semi-carbonizzato di una ragazza.

Il caso sembra anche fin troppo facile, poiché tracce macroscopiche portano subito al colpevole. Quest’ultimo viene trovato morto in fondo ad un lago, al volante della sua auto. Ma Casabona intuisce che vi sia qualcosa di più complesso, che qualcuno vuole a tutti i costi occultare. Inizierà così un’indagine serrata, che lo porterà anche a Roma e Napoli, dove il motore che tutto muove altro non è che un malato desiderio di vendetta.

Il metodo della fenice” è consigliato a chi ama le indagini metodiche svolte da un’equipe competente, che non lascia nulla al caso. E, soprattutto, a chi ha già letto gli altri due libri, e si è affezionato a questo personaggio.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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