“La strategia di Bosch” di Michael Connelly: la diciassettesima volta di uno dei detective contemporanei più amati

“La strategia di Bosch” di Michael Connelly: la diciassettesima volta di uno dei detective contemporanei più amati

Giu 8, 2016

“Bosch sapeva benissimo che i morti erano morti e non soffrivano più per le crudeltà della vita, ma ciò nonostante pensava che a un certo punto si dovesse dire basta. La morte non doveva essere un sollievo dalle torture dell’esistenza?”

La strategia di Bosch

Harry Bosch è tornato. Il detective che porta il nome di un pittore olandese del Quattrocento, Hieronymus Bosch, è presente con una nuova indagine che, al passo coi tempi, si adegua.

Per quanto Bosch sia prossimo alla pensione e sia quindi un investigatore navigato, e ritenga che il metodo migliore di far luce su un omicidio sia sempre quello di andare “porta a porta” ad interrogare probabili testimoni oculari,La strategia di Bosch” si discosta un po’ dal solito thriller in cui la polizia è alla caccia di un serial killer, sebbene io sempre rimpianga romanzi come “Il poeta è tornato” o “La bionda di cemento”, dove vi è una sottile tensione, fatta di indizi e prove d’acume.

I tempi cambiano, e ora anche Bosch parla di ricerche svolte esclusivamente in maniera digitale, di complotti e di politici corrotti. Temi attuali, ma meno adrenalinici, perché al lettore di genere piace, in un certo senso, “sfidare” la storia e giungere in anticipo ad individuale un colpevole.

La grandezza di Bosch sta, prima di tutto, nella sua umanità. Infatti, nel romanzo, egli si mette al servizio di una “novellina” al fine di trasmetterle le sue conoscenze e darle delle dritte, in base alla sua grande esperienza. E in questo non si risparmia, rischiando anche la propria pensione.

Bosch non pensa mai a se stesso, né alla poltrona che occupa. Agisce in nome della giustizia, secondo coscienza, e quindi corrisponde esattamente ai canoni che un lettore vorrebbe che si palesassero in un poliziotto. La sua sofferenza deriva da un passato complicato e doloroso, che lo ha visto crescere negli orfanotrofi, poiché sua madre, una prostituta, è morta quando lui aveva appena undici anni.

Reduce della guerra nel Vietnam, Bosch si porta appresso i suoi fantasmi, senza arrivare mai a distruggersi di droga e alcol, come i personaggi di Jo Nesbo, per fare un esempio. Intreccia varie storie d’amore con colleghe e ha anche una figlia, Maddie, venuta a vivere con lui dopo l’uccisione della madre, ma conserva sempre una parvenza di dignità. Al punto che sentiamo la sua mancanza, anche quando Connelly lo fa apparire, prezioso “cameo”, nei romanzi dedicati al fratellastro Mickey Haller, l’avvocato che mette a punto le sue arringhe sul sedile posteriore di una Lincoln, per intenderci, che di certo non ha il suo spessore.

Ho parlato tanto, ma non ho ancora citato l’autore. Harry Bosch nasce dal genio di Michael Connelly, il romanziere americano, specializzato nel genere thriller, assai prolifico. Ogni libro, un successo. Credo che il fatto sia dovuto alla grande semplicità e scorrevolezza della sua prosa, attraverso cui stuzzica il lettore e lo attrae, tenendolo però coi piedi per terra, e senza indurlo mai in ragionamenti astrusi.

Michael Connelly

In sintesi, il lettore lo segue e s’immedesima, per quanto surreali siano i fatti che accadono. Nessuno di noi, a meno che non sia un poliziotto o un medico, vede tanti morti, uccisi e smembrati; eppure, narrati da Connelly ci appaiono quasi naturali, così come le descrizioni di una Los Angeles che rimane sempre in secondo piano, ma che è invece protagonista assoluta.

La strategia di Bosch” è edito dalla casa editrice Piemme, e uscito nelle librerie italiane nel maggio 2016. Harry Bosch lavora all’Unità Casi irrisolti della polizia di Los Angeles. Al veterano hanno affiancato la giovane ed inesperta Lucia Soto, detta “Lucky Lucy”, dopo essersi distinta in un’azione mentre era in servizio.

Un caso freddo di dieci anni prima, in cui un mariachi – uno di quei musicisti messicani che suonano alle feste – si era beccato una pallottola, fermatasi in una vertebra e causa di disabilità, subisce una svolta. La morte dello sventurato dà un corpo “caldo” su cui lavorare, dove il proiettile, finalmente estratto, parla e dice molto dell’accadimento. Non era vagante, come si pensava all’inizio, bensì mirato.

Mentre i due colleghi indagano per far luce su questo omicidio, l’istinto paterno di Bosch si fa strada, decidendo di aiutare Soto a riaprire un caso di molti anni prima, che le sta molto a cuore, dove era scoppiato un incendio ed erano morti addirittura dei bambini. Dal finale si comprende che Harry Bosch tornerà a far parlare di sé, ma, del resto, era quello in cui noi tutti speravamo.

 

 

Written by Cristina Biolcati

 

Info

Sito Michael Connelly

 

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