“I nomi che diamo alle cose” di Beatrice Masini: una storia di storie di donne

“I nomi che diamo alle cose” di Beatrice Masini: una storia di storie di donne

Mag 12, 2016

“Una casa cantoniera. Chi vorrebbe abitare in una casa cantoniera? A parte un cantoniere, qualunque cosa voglia dire oggi di preciso. E lei.”

 

I nomi che diamo alle cose

I nomi che scegliamo per definire le cose sono importanti. E hanno un peso. Forse da giovani siamo più complicati, ma con l’andare del tempo li facciamo nostri e procediamo con sempre più linearità. Così come afferma Iride Bandini, la celebre scrittrice per l’infanzia, fra le protagoniste di questa storia.

Più il tempo passa più mi piacciono le parole semplici, elementari, lisce come sassi su una riva. Bello, buono, pane, cielo, bene, male, cosa. Ci vuole coraggio, suppongo, a farne uso.

I nomi che diamo alle cose” (Bompiani, 2016) è il secondo romanzo di Beatrice Masini che, dopo il successo di “Tentativi di botanica degli affetti” del 2013, vincitore del Premio Selezione Campiello, è tornata con una storia tutta al femminile.

L’autrice è nata a Milano, ed è giornalista, editor e traduttrice. Come la sua protagonista, scrive storie per bambini, ed è stata anche traduttrice di alcuni libri della saga di Harry Potter. Per due volte si è cimentata in romanzi per adulti, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica.

I nomi che diamo alle cose”, come dicevamo, parla di storie di donne. Alcune dal carattere forte, che hanno saputo imporsi, e altre che invece sono rimaste un passo indietro a vegliare, o addirittura hanno ascoltato e raccolto vicende di cui nessuno sapeva nulla.

Anna ha quarant’anni, e svolge il mestiere di editor. Abita a Milano, ma da tempo è stanca di quella vita frenetica che più non comprende. Così, quando la nota scrittrice per bambini, a cui anni prima aveva curato la biografia, muore e le lascia in eredità la portineria della sua sontuosa villa, Anna si trasferisce senza rimpianti in quel paesino di campagna che si affaccia sul Lago di Garda. In un primo momento la donna rimane a guardare la vita del paese, con l’atteggiamento di un forestiero che fa sempre un po’ fatica ad integrarsi.

Fa amicizia con Tiziano, un capomastro sessantenne molto premuroso e gentile nei suoi confronti. In seguito, inizia a frequentare i vicini, e fa la conoscenza di una singolare coppia di olandesi, coltivatori di vigne, e delle loro due bambine, lasciate libere di vagare nei boschi. Così come conosce Stefano, produttore di vino, giovane al punto tale da indurla a chiedersi se sia ancora in grado di sedurre qualcuno. E infine, Anna conosce un arabo che tutti chiamano “ lo Sceicco”, un uomo dal fascino maturo, che in paese è però presente di rado.

Beatrice Masini

Il figlio della defunta scrittrice, Gregorio, rancoroso perché trascurato dalla madre nell’infanzia, si domanda come mai lei abbia lasciato parte delle sue proprietà ad un’estranea, proprio a colei che ha sempre chiamato “scribacchina”. Se lo chiede anche Umile, di nome e di fatto, l’anziana segretaria, vissuta per anni all’ombra di Iride Bandini. Anna ha la capacità di sapere ascoltare le storie degli altri, e dar loro, attraverso i suoi scritti, una voce.

E quando Umile le propone di scrivere la sua storia, per farla conoscere al nipote Zeno, da anni lontano, Anna capisce che quello di Iride è stato un vero e proprio disegno. In una scatola di latta, Anna trova alcune favole inedite della scrittrice; così come viene a conoscenza di tristi storie di guerra e di un antico segreto d’amore che è sempre stato evidente, ma che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare. Aiutare gli altri a sistemare le loro storie, sarà provvidenziale per Anna, che troverà il modo di far ordine anche nella sua vita disastrata.

Il nome che diamo alle cose” è un romanzo che parla di cura degli altri. Di madri e di figli che hanno dentro di sé varie sfaccettature. Niente è come sembra, perché l’essere umano non è mai solo buono o solo cattivo. È un giusto compromesso fra le due parti, dove quel che importa è rimanere fedeli a se stessi e non snaturarsi. La prosa ricercata dell’autrice, raffinata e descrittiva al punto da ricordare alcuni romanzi inglesi dell’Ottocento, crea una storia interessante, sulla quale riflettere. Del tutto degna di essere consigliata.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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