“La lunga attesa dell’angelo” di Melania G. Mazzucco: pensieri e tormenti del pittore Tintoretto

La lunga attesa dell’angelo” è un romanzo di Melania Gaia Mazzucco, edito da Rizzoli nel 2008.

La lunga attesa dell’angelo

Attendiamo tutti un angelo, a volte per lungo tempo.

L’angelo roseo da chiamare figlio.

L’angelo custode che plachi i nostri sussulti.

L’angelo vendicatore che scateni l’Apocalisse sugli ingiusti.

L’angelo della Morte che accolga la nostra anima di vecchi, sazi di vita e di pace.

Il romanzo di Melania G. Mazzucco è di incredibile bellezza.

Anzi, è sublime, perché non è solo bianco purissimo, ma sporco di colori creati con poveri e cristalli e mescolati in tinozze perché tingano sete assetate di giallo, rosso, turchese, verde.

Non è solo profumo di violetta e pesce fresco e insaccati e pane, ma odore intenso di acqua salmastra, di orina, di morti per peste bruciati per le strade.

Non è solo esaltazione di corpi perfetti di modelli che posano per pittori e scultori, ma ventri gonfi di annegati e dita sgraziate o nasi a becco di uomini di potere.

Non è solo storia di vergini monache e di spose sempre gravide, ma di prostitute e peccatori.

Non è solo la luce della scintilla, ma la cupezza inerme della cenere.

L’attesa dell’angelo” è una lettera non scritta a Dio, ma solo dialogata, da parte del pittore veneziano Jacomo Robusti, detto, per la professione del padre, artigiano che colorava le stoffe, Tintoretto.

Negli ultimi quindi giorni che precederanno la propria dipartita, nel 1594, l’uomo racconta di sé, del suo essere uomo, marito, amante, pittore, ma, soprattutto, padre.

Scintilla è il vezzeggiativo che attribuisce alla sua prediletta, figlia illegittima di poco più giovane della sua sposa bambina, di nome Marietta che, inizialmente vestendo panni maschili, accederà ai segreti della pittura, all’epoca preclusi alle donne, in particolar modo a quelle per bene.

Tintoretto è come Venezia, arte e gloria di Repubblica senza fondamenta solide, che poggia sull’ignoto di tempi in cui la Riforma cambia il volto perfino di Dio.

È un artista per lungo tempo all’ombra di maestri più titolati, in primis Tiziano, che lo disprezzano; un uomo nato in quartiere senza luce che la anela, nelle tenebre, per fermarla nella tela; un compulsivo amante della propria indole creativa che conosce meglio i colori dei sette figli; un maschio allevato a non piangere, ma che sente ogni tormento dell’umana condizione.

Marietta è il suo alter ego al femminile, la sua creatura di carne e sangue che gli dispensa amore perché amata. Lo fa senza misura, senza ritegno, senza pudore.

Melania G. Mazzucco

Il romanzo descrive con introspezione psicologica notevole un rapporto intenso, disperato, a volte anomalo, ma non incestuoso, su cui alleggia il dubbio che non ci sia una parentela biologica fra i due, dati i molti amanti della madre, “l’amazzone” Cornelia, morta quando la figlia era ancora bambina.

Ed ancora bambina Tintoretto la ritrae, nelle vesti della Vergine condotta al Tempio, nella pala della Madonna dell’Orto, rendendola eterna, ancor più di quanto fece lei stessa con i suoi autoritratti, che ne rivelano, con le altre opere, il talento figlio dell’amore paterno.

Meraviglioso scoprire, grazie alla maestria di Melania G. Mazzucco, la storia dietro la storia di una tela o di un affresco. Non solo il rapporto fra committente e pittore; non solo l’episodio religioso o mitico raffigurato; non solo la prospettiva ermeneutica di un’epoca; ma anche la vita privata di chi la dipinse, mentre era felice o triste, mente gli eventi del microcosmo dell’uomo scomparivano sotto la prestigiosa firma del pittore.

Eppure l’uomo c’era e c’è. C’è Jacomo che consegna La Deposizione nel sepolcro sull’isola di San Giorgio Maggiore, portando a commozione perfino i monaci. C’è il rimpianto per i cari defunti, c’è il rimorso per non averli salvati, c’è un vecchio con la barba e la toga che ha i tratti del pittore, c’è un Cristo cinereo e dalle membra abbandonate che è un Dio fatto carne per comprendere e riscattare, un Dio che è Padre, nel quale ci si può riflettere per ritrovarsi figli.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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