“Le dee del miele” di Emma Fenu: quelle leggende che spesso ispirano la memoria

“Le dee del miele” di Emma Fenu: quelle leggende che spesso ispirano la memoria

mag 2, 2016

“Il suo grembiule avrebbe prima puzzato d’olio, poi tamponato acqua e sudore, infine pulito sangue di ginocchia sbucciate, ma il suo cuore avrebbe emanato profumo di rosa. Neppure un’ape avrebbe potuto resisterle, per suggerne l’arcano di essere, senza cognizione, Dea.”

Le dee del miele

Dopo “Vite di madri” torna la scrittrice di origini sarde Emma Fenu, con un altro romanzo che parla di donne. Come ape operosa, che secerne nutrimento, la donna ha da sempre un ruolo faticoso e privilegiato, essendo dispensatrice di vita.

Le dee del miele” (Milena Edizioni, aprile 2016) è la storia di una saga familiare tutta al femminile, che si snoda lungo il Novecento. Ambientato in Sardegna, terra natale dell’autrice, è il frutto di una vincente alchimia generata da eventi reali, autobiografici, e voli pindarici che denotano una fervida fantasia.

Non importa fare una distinzione, e non è questo il punto, così come afferma Emma Fenu nella sua Introduzione. Quello su cui invece dobbiamo focalizzarci è il fatto che la storia di queste donne diventi una sorta di leggenda. Caterina, Lisetta, Marianna e Eva, questi i nomi, sono fra loro molto diverse ma legate da un destino “circolare”, che le porterà ad interagire negli anni. Diventano l’emblema di tutte le donne del mondo, fragili ma all’occorrenza granitiche, che portano sulle loro spalle il fardello dell’umanità.

Detentrici del mistero della vita e della morte – in quest’opera le donne hanno il dono di saper scrutare nell’aldilà –, hanno vissuto in un’epoca dove grande parte era affidata al sesso femminile, e l’esistenza non era affatto facile. Non che lo sia nemmeno oggi, questo è vero, ma almeno ci s’illude di non essere del tutto sole.

Da poco infatti l’uomo, il padre del bambino, è stato ammesso in sala parto. Un tempo, la donna partoriva senza conforto alcuno e alla sola presenza di estranei. Un piccolo passo avanti è stato fatto, in questo senso. Il romanzo di Emma Fenu parla di parti, di mortalità infantile, di anime bianche che appaiono in sogno, di premonizioni e di ciclo mestruale che segna quel “mezzo del cammin di nostra vita”: la linea di demarcazione fra la fertilità e la vecchiaia.

Su tutto, spicca un alimento “caro agli dei” poiché ricco di proprietà nutritive. Quel miele di cui simbolicamente si cibano le donne e con cui nutrono i propri figli. Quest’ultimo, “fil rouge” dell’opera, le rende “piene” e “feconde”, capaci di tutelare la vita e, per questo, legittimate a trasformarsi in “dee”. I quattro capitoli parlano di queste donne, sfumando l’uno nell’altro, attraverso digressioni che riprendono diversi periodi della loro vita.

Emma Fenu

La prosa di Emma Fenu è ricercata e perfettamente in linea col periodo di cui parla. Il testo è costellato di termini vernacolari e di vecchie filastrocche, care al popolo sardo.

La Sardegna, isola aspra ed indomita, esce in quest’opera come una terra ricca di storie suggestive e pregna di oscure superstizioni. Il resto lo fanno le stesse parole dell’autrice, che qui riporto:

Ci fu un’epoca senza memoria in cui le donne erano esseri prediletti: sibille, sacerdotesse, maghe. Un tempo, che si dipana, come un gomitolo, in un passato senza date, e che si tramanda nella poesia del mito.”

Per ogni strega bruciata sul rogo e per ogni vittima di femminicidio, ecco quindi ergersi una “dea del miele”, a riappropriarsi del suo antico ruolo. Da sempre e per sempre, sinonimo di vita.

 

Written by Cristina Biolcati

 

Info

Sito Emma Fenu

Emma Fenu “Le dee del miele”

Emma Fenu “Vite di madri”

 

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