“L’ermeneutica del soggetto” di Michel Foucault: della cura di sé e di altri modi di ingabbiarsi

“L’ermeneutica del soggetto” di Michel Foucault: della cura di sé e di altri modi di ingabbiarsi

apr 30, 2016

La questione che mi pongo, infatti, in ultima analisi è la seguente: in che modo, attraverso quell’insieme di fenomeni e processi storici che possiamo designare come la nostra cultura, ha potuto prendere forma la questione della verità del soggetto? In che modo, perché, e a quale prezzo, si è cominciato a tenere un discorso vero sul soggetto: sul soggetto che noi possiamo essere, dal momento che si tratta del soggetto folle, o di quello delinquente; sul soggetto che, invece, in generale, siamo, dato che parliamo, lavoriamo, viviamo; sul soggetto, infine, che siamo individualmente e direttamente per noi stessi, e in particolare nel caso della sessualità?

L’ermeneutica del soggetto

Che cosa significa “prendersi cura di sé”?
Conoscersi in senso razionale, “filosofico”, seguendo il percorso nato dal “conosci te stesso” delfico, o piuttosto conoscere i propri desideri, i propri bisogni, senza indagarli, al solo fine di soddisfarli? Si tratta di desideri “profondi”, esistenziali, o di quelli dei sensi? Implica apprendere l’arte di vivere a prescindere dai propri desideri, o quella di soddisfarli? E, ancora, significa fare di se stessi un tempio, o invece sapersi vivere nella società a cui si appartiene, raffinando l’arte del compromesso?

In senso più presente, storicamente più attuale, significa seguire il principio per cui ciò che conta non sono le apparenze ma il “proprio vero io” (qualsiasi cosa ciò significhi), o invece quello per cui il nostro benessere fisico e la nostra bellezza sono riflessi della nostra interiorità? O viceversa? Significa realizzare i propri sogni a prescindere dal giudizio esterno, o realizzare le proprie ambizioni in seno, e in accordo con, la società che le rende percorribili?

L’ermeneutica del soggetto” di Michel Foucault (Feltrinelli, 2016) non risponde a nessuna di queste domande, ma offre gli strumenti per decostruire una nozione – quella, appunto, della “cura di sé” – che ha, nella storia, dato vita a diverse configurazioni di rapporto tra il soggetto e la verità, tra il soggetto e il potere, tra il soggetto e il desiderio e il bisogno.
Per questo credo sia utile, prima di aprire il saggio, porsi tre domande:
Che cosa significa, per me, “prendersi cura di sé”?
Che cosa significa, per la società in cui vivo, “prendersi cura di sé”?
Che relazione c’è tra le due cose?

L’ermeneutica del soggetto è la trascrizione del corso che Foucault ha tenuto al Collège de France nel 1982. La sua cattedra era “Storia dei sistemi di pensiero”, un campo d’indagine vecchio nella storia delle sue ricerche. All’età di cinquantotto anni – dopo aver analizzato il come l’identità venga configurata all’interno di una società, il come venga configurata dall’Altro per mezzo di un potere più o meno coercitivo e manipolatorio – Foucault sembra essere giunto ai minimi termini della sua ricerca: la relazione tra il soggetto e se stesso, e come essa si configuri in diverse epoche storiche.

Genealogia significa sviluppare l’analisi a partire da un problema che si pone nel presente.[1]

Ho piuttosto cercato di esplorare e capire in che cosa potrebbe consistere una genealogia del soggetto, ben sapendo d’altronde che gli storici preferiscono di gran lunga la storia degli oggetti, e che i filosofi prediligono un soggetto che non abbia storia.[2]

La storia che prende in analisi è, in verità, molto limitata: parte da Platone per arrivare allo Stoicismo, con puntuali ma radi accenni al Cristianesimo e alla contemporaneità. Anche per questa limitatezza cronologica L’ermeneutica del soggetto non può essere visto come una fonte di risposte, come un manifesto politico (di quella politica che tutto include, anche e soprattutto la costituzione e l’organizzazione delle identità individuali), ma piuttosto come una proposta di ricerca: Foucault vi offre degli spunti, un’occhiata alla nascita di un certo tipo di concezione di “soggetto”, quella definita dal modo in cui il soggetto si prende cura di sé.

Michel Foucault

Partendo dall’Alcibiade, in cui il prendersi cura di sé è strumentale alla formazione di governanti ed è quindi tutt’altro che un principio universale, arriva allo Stoicismo, in cui intravede le prime fioriture di quel “pessimismo”, di quell’irriducibile male del mondo a cui bisogna in qualche modo dare un senso, che caratterizzerà il Cristianesimo:

Tra il Dio razionale che ha disposto attorno a me, all’ordine del mondo, tutti gli elementi e tutta la lunga catena dei pericoli e delle sventure, e me stesso, con il compito di decifrare tali sventure come altrettante prove e altrettanti esercizi volti al mio perfezionamento, il vero problema è ormai rappresentato unicamente da me stesso.”

Ma sono molti i temi che Foucault analizza nell’arco di questo periodo storico, accatastandoli l’uno di fianco all’altro e tracciando appena una correlazione tra loro. Il suo modo di procedere (che, ricordo, ha la forma di una trascrizione di una lezione frontale, con purtroppo tutte le pesantezze, le ripetizioni, le riformulazioni che ciò implica) ricorda in grande quel che la sua prosa fa talvolta nel piccolo: al fine di creare nuovi concetti, nuove prospettive, Foucault mette in fila, accosta, concetti vecchi e già noti, come se contasse sul fatto che, dal semplice confronto, dalla possibilità di metterli in prospettiva, si possa crearne un quadro generale, si possa giungere – individualmente, dalla parte dei lettori – a nuove interpretazioni. Le conclusioni rimangono quindi ai lettori: il lavoro di Foucault consiste nell’avvicinare concetti che potrebbero essere più o meno correlati, più o meno causati uno dall’altro.

Tra questi concetti, che attraversano cronologicamente l’arco di tempo indagato, troviamo il già famoso “conosci te stesso”, che a parere di Foucault la contemporaneità ha sopravvalutato, e che nell’antichità di Platone sarebbe stato mero mezzo per soddisfare il più importante principio della cura di sé. Non si dovrebbe, suggerisce, vedere la gnosi come un elemento di continuità dalla filosofia greca a oggi. Anzi, vi contrappone Foucault:

il grande principio – stavo per dire: il principio strategico – dello sviluppo della spiritualità cristiana all’interno delle istituzioni monastiche, a partire dalla fine del III e nel corso di tutto il IV-V secolo, è stato quello di riuscire a edificare una spiritualità cristiana che fosse affrancata dalla gnosi.

Vi sono poi due grandi rapporti che Foucault indaga: quello tra il soggetto e la verità e quello tra il soggetto e la politica.
Circa il rapporto tra il soggetto e la verità, Foucault riconosce in Descartes un grande spartiacque del pensiero occidentale, e più specificamente dell’epistemologia nel pensiero occidentale. Prima di lui il “soggetto diventa capace di verità solo se opera, solo se effettua su se stesso un certo numero di operazioni, un certo numero di trasformazioni e di modificazioni”. Con Descartes, invece, nonè più il soggetto a dovere trasformare se stesso, poiché basta che sia quello che è per riuscire ad avere, all’interno della conoscenza, un accesso alla verità che gli viene aperto dalla sua stessa struttura di soggetto”. È il presupposto dell’Illuminismo (ma, prima ancora, della nascita della scienza empirica), che ritornerà in pompa magna con il Positivismo. Il Faust, emblema del Romanticismo a metà tra queste due epoche, diventa eroe (fallito) “di un mondo, quello del sapere spirituale che scompare”. Ovviamente tale mutamento nell’epistemologia occidentale include anche un mutamento nella concezione di “verità”:

la conoscenza di tipo cartesiano non potrà essere definita come una forma di accesso alla verità, ma darà luogo piuttosto alla conoscenza di un campo di oggetti. È a questo punto, se volete, che la nozione di conoscenza dell’oggetto arriva a sostituirsi alla nozione di accesso alla verità.

L’ermeneutica del soggetto - appunti

Il rapporto tra soggetto e politica – quello più attuale, più “necessario”, almeno in teoria, per un Foucault che si è posto come critico, come perturbatore, dello status quo a lui coevo – è invece meno chiaramente delineato ne L’ermeneutica del soggetto. Forse proprio perché, come il curatore Frédéric Gros rileva nella Nota, la relazione (coercitiva e manipolatoria) tra soggetto e potere (costituito) rappresenta una chiave di lettura più utile ad analizzare l’Occidente moderno, o meglio, la costituzione del soggetto nell’Occidente moderno. Una genealogia di tale rapporto sembra rivelare che esso è figlio di quello tra soggetto e verità. In altre parole: il rapporto tra soggetto e potere (costituito) dipende dall’esistenza di un rapporto tra soggetto e verità, e quest’ultimo, a sua volta, è correlato all’esistenza di una serie di pratiche atte a realizzare la cura di sé.

Se si vuole sbrigare la matassa che lega il soggetto al potere, che lo rende soggetto al potere, bisogna insomma darsi alla genealogia del soggetto (da cui il titolo del saggio). L’ermeneutica del soggetto, in questo senso, somiglia a un piccolo bestiario di possibilità: vi si trovano possibili modi di costituirsi come soggetto. Ed essi, prima di fungere da oggetti di un catalogo da cui prendere quel che più ci serve, fungono da paragoni grazie a cui capire “in che modo” ci si costituisca come soggetto, “e a quale prezzo”. Quello di una spa che cura corpo e spirito? La vergogna che precede, e/o accompagna, una confessione? La rinuncia dei desideri a favore dei principi? O dei principi a favore dei desideri? E quali, di queste vie con correlati prezzi, sono rese possibili dal contesto in cui si è nati e cresciuti? Quali sono sistematicamente suggerite? E quali, soprattutto, sistematicamente escluse?
Da tali domande, il mio suggerimento di porsene tre prima di leggere L’ermeneutica del soggetto:

Che cosa significa, per me, “prendersi cura di sé”?
Che cosa significa, per la società in cui vivo, “prendersi cura di sé”?
Che relazione c’è tra le due cose?

 

Note
[1] Le Souci de la vérité (in Magazine littéraire, n. 207, 1984; tr. it. La cura della verità, in Il discorso, la verità, la storia, Einaudi, 2001).
[2] Sexualité et Solitude (in Dits et Écrits, IV, 1981; tr. it. Sessualità e solitudine, in Archivio Foucault, 3, 1998).

I numeri di pagina presenti nella foto degli appunti si riferiscono all’edizione Feltrinelli 2011.

 

Michel Foucault (1926-1984) è stato filosofo, archeologo dei saperi, sociologo e storico francese. Tra le sue opere più note, La storia della follia, Disciplinare e punire, La storia della sessualità, Le parole e le cose.

 

Written by Serena Bertogliatti

 

 

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