FEFF 2016, Sezione Competition – “Apocalypse Child” di Mario Cornejo

FEFF 2016, Sezione Competition – “Apocalypse Child” di Mario Cornejo

Apr 28, 2016

Anche dalle Filippine è giunta al FEFF 18 una première internazionale: trattasi di “Apocalypse Child”, il terzo lungometraggio di Mario Cornejo, scritto assieme a Monster Jimenez, entrambi presenti assieme a due membri del cast (Sid Lucero e Annicka Dolonius) al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Apocalypse Child di Mario Cornejo

L’arco narrativo è interamente tracciato in seno alla cittadina turistica di Baler, dove si narra la gente abbia appreso l’arte del surf grazie ad una tavola dimenticata dalla troupe di “Apocalypse Now, che proprio in quella località aveva girato la celebre sequenza dell’attacco degli elicotteri e del bombardamento della baia.

Il giovane istruttore Ford s’invaghisce della fidanzata dell’amico di vecchia data Rich, col quale condivide un contraddittorio status di figliolanza.

L’uno è incessabilmente pedinato dalla mai accettata teoria, alimentata dalla frizzante madre Chona usa a ubriacature e droghe leggere, che lo identifica come figlio (la somiglianza di per sé è semplicemente inattaccabile) del noto “regista” (esclusivamente indicato come tale, a sottolinearne il distacco incolmabile), venuto al mondo giusto 9 mesi dopo la dislocazione del set cinematografico, solo 14 gli anni che lo separavano dalla genitrice, la quale non a caso è da sempre stata considerata più un’amica che un’educatrice; l’altro vive in una condizione di maggior agiatezza (meramente economica) derivatagli dall’appartenenza al Congresso di un padre ugualmente mai percepito vicino.

Ford e Rich (ambedue nomen omen) intrecciano ognuno passioni taciute, osservando Fiona e Serena, rispettive compagne dal temperamento assai diverso, quasi invocare il tradimento, dominate da un irreprimibile senso di inadeguatezza all’interno del rapporto di coppia e allo stesso tempo però disposte a condividere liete serate in compagnia, tra risate, bevute e canne. Quel che ne esce è più un pentagono che un classico triangolo.

Apocalypse Child di Mario Cornejo

Durante la breve presentazione Cornejo ha accennato all’ispirazione “mitologica” che ha segnato la vicenda; in effetti ci si trova di fronte ad un plot esemplare, di primitiva consistenza, senza particolari variazioni sul tema o dotato di eventi profondamente incidenti. “Mitico” è percepito anche il tempo dello sviluppo, palpabilmente realistico, in cui scorrono ambienti realistici e realistici dialoghi.

Che l’atmosfera complessiva, i ritmi, il respiro siano risultati forse un po’ troppo distesi, atti quasi a documentare il naturale decorso di una serie di avvenimenti in sordina?

A ben vedere non è nemmeno rintracciabile una seppur vaga aria di giudizio extra-diegetica in merito alla condotta dei personaggi, così come essi stessi non l’hanno gli uni nei confronti degli altri (con la singolare eccezione di Fiona). Quel che è successo è successo.

Lo spazio residuo è colmato da sprazzi di umorismo leggero, soffuso, un po’ sporco, alternato a tocchi di candido erotismo cui fanno da contraltare gli inevitabili sfoghi fedifraghi, montati seguendo una ricorrente struttura alternata che li sovrappone alle parole degli agenti implicati, amplificandone notevolmente la valenza espressiva.

Apocalypse Child di Mario Cornejo

Completano la rosa delle positive scaturigini le numerosissime riprese della battigia ondosa, ottimamente fotografata, in special modo se la si legge nell’imperante, onnicomprensivo ordine di pacatezza che suggella il film.

Piccola postilla di degna menzione: per scoprire quale verità sottenda realmente quest’opera e in che precisa misura, non v’è altra soluzione che giungere ai titoli di coda.

 

Voto al film

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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