Intervista di Katia Debora Melis a Patrizia Targani Iachino: scrittrice, arredatrice, interior designer e pittrice

Intervista di Katia Debora Melis a Patrizia Targani Iachino: scrittrice, arredatrice, interior designer e pittrice

Apr 18, 2016

Ho conosciuto Patrizia Targani Iachino quasi dieci anni fa, grazie al web, scoprendone le doti di scrittrice, ma anche di arredatrice, interior designer e, più di recente, di pittrice.

Patrizia Targani Iachino

Un profilo umano ricco e variegato, con tante storie da raccontare e tanta forza e vitalità da offrire insieme alle sue creazioni, sono un suo tratto distintivo inconfondibile.

Le ho voluto porre alcune domande e lei, molto gentilmente, ha risposto, svelando molti aspetti della sua vicenda umana e artistica.

K.D.M.: Patrizia, donna dai molteplici interessi culturali e dalle diverse inclinazioni artistiche: dove e come ti sei formata sotto questi punti di vista?

Patrizia Targani Iachino: Per rispondere a questa domanda in modo ironico, potrei dire nel ventre di mia mamma. Di fatto non ho alcuna formazione se non quella istintiva, percepita fin dai banchi delle elementari. Ricordo ancora con tenerezza le prime poesiole, in rime approssimative, scritte in occasioni delle varie festività, accompagnate da disegni che già allora ritraevano molto spesso cavalli. Crescendo, sognavo di frequentare il liceo Artistico, ma non era considerato dai miei genitori il meglio per una ragazza di buona famiglia. Così il sogno rimase tale, ripiegando docile ai loro consigli, iscrivendomi dapprima al liceo Classico, per poi, dopo soli due anni, cambiare percorso, concludendolo alle magistrali. Dopo la maturità, però, diedi ascolto al mio istinto, frequentando una scuola di Interior Designer, ottenendone il diploma con il massimo dei voti. È l’arredamento infatti una delle mie molteplici passioni, unito alla scrittura e alla pittura, che ha da sempre accompagnato i miei ricordi giovanili, probabilmente ereditata dalla mamma e prima ancora da mio nonno, ingegnere navale che partecipò alla progettazione delle storiche navi gemelle, Leonardo e Michelangelo.

K.D.M.: Patrizia Targani Iachino scrittrice: quando hai iniziato a scrivere e come è nata e si è realizzata la tua prima pubblicazione?

Patrizia Targani Iachino: Come spesso si usa dire, tutto è nato per caso. Così è accaduto a me durante una cocente vacanza in Puglia. Amo smodatamente il sole e il mare, ma quell’estate del 2004 i 40° erano davvero troppi per godere appieno le giornate. Ripiegai quindi per una più fresca postazione all’ombra su una splendida terrazza fronte mare, piuttosto che abbrustolirmi come una bistecca sulle rocce incandescenti. Attendendo il rientro di mio marito e mio figlio, che non parevano risentire della calura particolarmente pesante, restavo a pisolare su una sdraio tutto il giorno, ma per quanto il panorama fosse davvero spettacolare, la noia era in agguato. Complice la solitudine e ispirata da tanta bellezza, ho iniziato a scrivere una storia su un quaderno, trascorrendo così le mie giornate. La sera leggevo quanto avevo scritto a mio marito, che fu il primo a entusiasmarsi, incitandomi a continuare. Al termine delle due settimane, il romanzo aveva già preso forma e mio marito pensò seriamente a una ipotetica pubblicazione. Non gli diedi peso, ma il caso volle che mia sorella trovasse un volantino pubblicitario di una casa editrice in cerca di autori esordienti, invitandomi a partecipare. Inesperta allora del settore e con un po’ di timidezza, inviai “Lo specchio”, dopo aver riscritto il testo in ben cinque versioni differenti, alla casa editrice “Il Filo” che accettò dopo un accordo economico. Non conoscendo allora il mondo dell’editoria, ritenni la pubblicazione a pagamento una normale prassi, così nacque “Riflessi” che comunque, nonostante il modo editoriale, partecipò nel 2005 al Concorso Nazionale “Il Maestrale, Marengo d’Oro”, conquistando inaspettatamente il secondo posto su duemila partecipanti.

K.D.M.: Il tuo secondo libro Odio. Gli inganni della vita è un libro forte, duro, ispirato da una tua vicenda personale molto difficile da superare e, immagino, anche da scrivere. Un fatto avvenuto tanto tempo fa e che per lunghissimi anni ti ha segnata. Vorresti parlarci di questo libro e del come e perché sei riuscita a raccontare quella violenza?

Odio. Gli inganni della vita

Patrizia Targani Iachino: La pubblicazione del primo romanzo ha involontariamente aperto un canale personale che fino ad allora avevo sepolto. La violenza subita a vent’anni mi aveva rinchiuso dietro a un muro di silenzio e di vergogna. Scrivere ha lentamente sciolto gli strati di dolore soffocato per venti lunghi anni. Da sempre confido e affido la mia anima al destino, complice cosciente dei nostri avvenimenti. È grazie a quello che, raccontando una storia ispiratami da un articolo letto su una rivista femminile, mi sono ritrovata faccia a faccia con quanto subito da ragazza. Inserendo nel romanzo fatti realmente accaduti, come i diversi interventi affrontati che mi hanno comunque lasciato cicatrici e non solo fisiche, ho sentito la necessità di raccontare quel capitolo nascosto a tutti, persino a me stessa. Ho sempre considerato la scrittura una forma di liberazione e di sfogo, i tipici diari scritti da molte ragazzine ne sono la conferma. È sotto questa forma diaristica che ho voluto raccontare le vicissitudini di una donna bambina costretta a crescere, suo malgrado, superando “gli inganni” che la vita le ha posto di fronte. Non avevo previsto di toccare il tasto della violenza, ma una delle mie “inquiline” ha preso le redini in mano, obbligandomi ad affrontare i “miei inganni”. È stato molto più che difficile scrivere quelle due pagine verità, inserite nel romanzo come due perle nere in uno stagno. Nascoste dal fango, solo io potevo riconoscerle e questo mi ha dato il coraggio necessario per abbattere quel muro di silenzio dietro al quale mi ero trincerata per così tanti anni. Ricordo ancora quanto mi tremassero le dita mentre pigiavo i tasti delle lettere uno ad uno, con una lentezza estenuante. Impiegai venti minuti per ogni frase. Le parole sembravano zaini colmi di pietre e mentre scrivevo il dolore riaffiorava insistente, violento, duro proprio come le mani del mio aguzzino. Il cuore era in corsa e nel silenzio del buio il suo suono rimbombava come uno stormo di uccelli in fuga, riportando a galla ogni più piccola disperata sensazione vissuta. E ognuna faceva male. Ancora. Scrivere quelle due pagine mi ha aiutato a riconquistare la mia libertà e a ritrovare me stessa, cacciando via tutti i sentimenti che fino ad allora mi avevano perseguitata: rabbia, senso di colpa, vergogna, frustrazione e umiliazione. Ero finalmente e semplicemente io.

K.D.M.: Cosa è cambiato in te, umanamente e artisticamente, dopo l’uscita di quel libro?

Patrizia Targani Iachino: Con la pubblicazione di “Odio” (Zona), si sono rotti gli argini della mia creatività, esondando in ogni forma in me trattenuta. Ho scritto molteplici poesie, che più semplicemente definisco “fotografie dell’anima”, sparse in diversi siti nel web, alcune sul tema della violenza. Da una di esse, “Il silenzio delle innocenti”, è stata tratta l’opera teatrale, “E le chiamano bambole”, curata e sceneggiata da Diego Marangon. Durante l’anno di Presidenza di mio marito Carlo Iachino, ho scritto numerosi articoli e reportage di viaggi per il Rotary Club Golfo di Genova, per i quali sono stata insignita col prestigioso “Genovesino d’Argento” dal comitato rotariano. Era evidente la mia apertura totale a qualunque forma creativa, accogliendo con entusiasmo ogni affluente potesse arricchire la voglia di comunicare la mia rinascita.

K.D.M.: Quali altri testi hai pubblicato e quali aspettano ancora di essere fatti conoscere ai lettori?

De Pisellis

Patrizia Targani Iachino: L’aver pubblicato due romanzi non ha fatto di me una scrittrice, ma di certo mi ha insegnato molto riguardo il campo dell’editoria, scoprendo un mondo complicato ed estremamente nutrito da migliaia di “colleghi esordienti” in cerca di visibilità. Non sono un tipo competitivo per natura e neppure così bisognosa di affermazioni per dare voce alla mia autostima. Prediligendo altri valori più reali, ho momentaneamente accantonato l’idea di pubblicare con una casa editrice seria, ma non il desiderio di raccontare altre storie. Da questo convincimento è nato un testo la cui stesura è durata tre anni, scritto con una più cosciente maturità. Il tema è particolarmente forte e finora poco dibattuto. Affrontare l’eutanasia infantile sembrerebbe il risultato di una cena particolarmente indigesta, c’è da chiedersi come mai ami scrivere di situazioni al limite della disperazione. La risposta è in un’altra delle mie passioni: la psicologia. Chiedermi come mi sarei comportata se mi fossero capitate certe disgrazie, è quanto muove ogni mio romanzo. Indossare i panni altrui e scrivere mi porta inevitabilmente alla risposta finale. A fianco della mia parte più profonda, vive quella più leggera ed ironica. Come una vecchia coppia dai caratteri opposti, si tengono per mano, sorreggendosi a vicenda. Mi riconosco in entrambe le parti, ascoltando a volte l’una e a volte l’altra. Dando voce a quella più allegra e scanzonata, ho scritto un piccolo “divertisement letterario” dal titolo esaustivo, “De Pisellis”: una dissacrante presa in giro riguardo il mondo maschile e il suo “compagno”, pubblicato sul sito “Ilmiolibro.it”. Seguendo la leggerezza del momento, ho scritto “Il monologo della saggina”, dove racconto, in maniera scanzonata, il mondo che più mi appartiene, quello della casalinga. Allo stesso momento ho iniziato un romanzo, “Bella da morire”, che nuovamente tratta un tema molto sentito, l’anoressia. Ambedue gli scritti sono stati momentaneamente accantonati, in attesa di essere ripresi in seguito, per dedicarmi a pulsioni più urgenti e prepotenti.

K.D.M.: Sei una brava interior designer, sempre occupatissima a trasformare gli ambienti e renderli più accoglienti e personalizzati: che importanza ha la casa per Patrizia, sia come spazio che come luogo di attività quotidiana e lavorativa?

Patrizia Targani Iachino: Sono esattamente queste le pulsioni alle quali mi riferivo nella risposta precedente. La casa per me ha sempre avuto un posto primario nella scala dei valori, e non mi riferisco solo a quello materiale, ma soprattutto a quello interiore. La casa è considerata da quasi tutti il proprio nido; che sia d’amore o meno, è di certo il luogo dove ci si sente più al sicuro. Per una casalinga come me, amante dell’arredamento in generale, occuparmi della casa è un modo per renderla ancora più accogliente e rilassante. Memore del mio primo e sfumato desiderio di diventare architetto, l’appartamento ha subito negli anni i miei più svariati sfoghi creativi, mutando molto spesso colori e ambientazioni, per quanto mi era possibile. Ma è due anni fa, in occasione del matrimonio di mia figlia, che ho approfittato nel rivoluzionare drasticamente tutto, mostrando le mie capacità progettistiche già collaudate in altre case di proprietà. In questa occasione ho però voluto estendere la mia creatività, pitturando io stessa tutti i mobili di casa, senza conoscere alcuna tecnica, ma affidandomi come sempre al mio istinto. Ciò che ho realizzato è un nuovo vestito più adatto e resistente al cambiare delle mode. Grazie alla nuova disposizione della planimetria degli ambienti e alla trasformazione dei mobili già presenti e di altri acquistati da brocante, la nuova casa ha suscitato un interesse tale da essere pubblicata sulla rivista “Casa da sogno”, dietro la segnalazione di Marzia Sofia Salvestrini, nota art designer dello stile Gustaviano, con la quale collaboro tutt’oggi affiancandola in un ambizioso progetto sotto il nome di “Donna Regina”.

K.D.M.: Realizzi anche dei bellissimi quadri dove dominano possenti figure di animali, specie cavalli. Qual è stato il tuo approccio alla pittura e come hai scelto i principali soggetti dei tuoi quadri?

Patrizia Targani Iachino - dipinto cavalli

Patrizia Targani Iachino: Il 2015 è stato un anno che mai avrei pensato di vivere in un modo tanto drammatico. La malattia di mia sorella e il suo terribile finale mi hanno devastato, togliendomi tutto ciò che avevo: solarità e allegria, lasciandomi in cambio un dolore infinito. Non sono un tipo incline alla depressione, ma posso dire di averla sfiorata, non avendo più la forza di reagire al vuoto profondo che mi risucchiava, né motivi per combattere ancora. Ho dato tutta me stessa per lottare con e per mia sorella, esaurendo anche le briciole di energia per me. È grazie alla mano tesa di una vecchia amica, compagna del liceo, che ho ritrovato la forza di risalire. Da sempre appassionate di pittura e bricolage, Patrizia, unite anche nel nome, mi ha coinvolta nel mondo della pittura in modo del tutto casuale. Ho iniziato dipingendo degli orsi e delle renne per arredare un piccolo appartamento in montagna di mio figlio, accorgendomi di riuscire ad allontanare dalla mente ogni istante vissuto con mia sorella, almeno per il tempo in cui dipingevo. Appena posavo il pennello, la disperazione s’impadroniva di me e allora compravo altre tavole, cercando altri soggetti da ritrarre pur di non crollare. Mi sono soffermata sui cavalli, in particolare i frisoni, riuscendo a riprodurli in modo naturale come li avessi sempre dipinti. Stupita io stessa, ancor prima degli altri, ho continuato, trovando una mia tecnica personale, migliorando di volta in volta. Mi piace pensare che mia sorella mi abbia voluto far scoprire questo dono per non vedermi più in lacrime. Un suo modo per ringraziarmi di quanto io abbia fatto per lei.

K.D.M.: Riesci a creare meglio in casa o pensi che uno studio, un atelier sia più conciliante per l’ispirazione artistica?

Patrizia Targani Iachino: Realizzando il mio “nido”, ho inconsapevolmente creato pure il mio studio. Appoggio la tavola su una credenza in cucina, ascolto la musica, mentre lo sguardo ogni tanto si riposa sul mare di fronte, accarezzando il promontorio di Portofino. Quale posto può essere migliore di questo per creare?

K.D.M.: Ti sono state proposte delle mostre: dove porterai prossimamente i tuoi frisoni?

Patrizia Targani Iachino

Patrizia Targani Iachino: Il primo appuntamento dove porterò il mio zoo è l’otto Maggio in occasione dell’evento “A Corte dalla Regina” di Marzia Sofia Salvestrini nella prestigiosa Villa Fanini presso Lucca. Il pittore Gianni Carrea, oggi considerato dai critici un artista iperrealista molto quotato, unico in Europa, mi ha notata, prendendomi “sotto l’ala”, portando a Giugno due miei cavalli a una mostra a Budapest. “E questo è solo l’inizio”, mi ha confidato. Devo ancora riprendermi dallo sconvolgimento emotivo.

K.D.M.: Ti sono già state fatte delle proposte di acquisto per le tue opere, immagino: come hai reagito? Immaginavi che avresti potuto avere tali riscontri quando hai ripreso in mano pennello e colori?

Patrizia Targani Iachino: Fb è un mezzo molto potente e da quando ho postato i miei quadri sul mio profilo, ho ricevuto molti plausi ed alcune proposte d’acquisto. Superato lo stupore per così tanti riscontri e il primario senso d’imbarazzo nel commerciare ciò che era partito dal cuore, mi sono convinta che avevo qualcosa di bello da dare agli altri e che quel qualcosa forse non era così banale da sminuirlo come avrei voluto. Ho accettato quindi un paio di commissioni alle quali ho dedicato tutte le attenzioni possibili per la riuscita di un buon prodotto. Il primo ordine era di un cavallo personale e la difficoltà era quella di riprodurre non un qualsiasi cavallo, ma proprio “quel” cavallo. Ogni padrone riconosce il proprio compagno fra mille, anche se sembrano tutti simili. La paura era quella di non cogliere l’espressione giusta, ma quando ho mostrato il risultato finale alla cliente, si è commossa. Io ancora più di lei. Non mi sono mai ritenuta artista, né penso tuttora d’esserlo, ma so esternare quanto più possibile ciò che mi muove, quale sia la forma: scrittura, poesia, pittura, arredo, patine sui mobili. In qualche modo a me ancora ignoto, riesco a trasmettere agli altri le mie stesse emozioni e penso che questo sia straordinariamente bello.

K.D.M.: Dove guarda ora la fantasia creatrice di Patrizia: più verso la scrittura o più verso le tele? E all’orizzonte cosa vedi?

Patrizia Targani Iachino: La vita mi ha insegnato soprattutto a vivere il presente, ringraziare il passato per essere quello che sono e guardare oltre in cerca di positività, del bello e di quanto riesce ad attrarmi. L’istinto mi ha sempre guidato nella direzione giusta. Lo farà anche nel futuro.

K.D.M.: Potresti dare un appuntamento ai tuoi vecchi e nuovi estimatori in attesa di un altro tuo libro e/o di una mostra per ammirare le tue creazioni?

Patrizia Targani Iachino: Non ho mai fatto promesse che non sapessi poi rispettare, perciò non inizierò ora, ma poiché voglio mantenerne una fatta a me stessa, riprenderò in mano “L’ultimo Tuareg”che ho accantonato, proponendolo a qualche editore interessato e terminerò il romanzo iniziato, “Bella da morire”. Per quanto riguarda la pittura, dopo l’otto Maggio a Villa Fanini, “cavalcherò” l’onda dell’entusiasmo, affidandomi alle preziose mani del mio mentore: diventare “la signora dei cavalli” stuzzica il mio ego, di certo mi impegnerò per meritare tale titolo. Ringraziando Katia Debora Melis, amica del mio primo blog “Alfemminile” e sensibile poeta, per l’ospitalità e la delicatezza nel pormi certe domande, invito tutti al mio esordio pittorico all’evento “A Corte dalla Regina” a Lucca e, se vi fa piacere, sul mio profilo fb dove vi accoglierò con il mio più grato e entusiasta “baciolones a todos”!

K.D.M.: Sono io che ringrazio di cuore Patrizia Targani Iachino per questa bella intervista che ci hai rilasciato e invito i lettori di Oubliette a seguire le tue creazioni. A presto.

Written by Katia Debora Melis

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