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“Sole di mezzanotte” di Jo Nesbø: una storia di speranza e redenzione ai confini col Polo nord

“Scesi dall’autobus a notte fonda. Strinsi le palpebre per riparare gli occhi dal sole che a nord arrancava sopra un’isola al largo. Rosso e spento. Come me. Dietro, altro mare. E, dietro ancora, il Polo nord. Magari lassù non mi avrebbero trovato.”

Sole di mezzanotte

Il thriller viene dal nord, così ci aveva abituato Jo Nesbø. Ma quando un autore è poliedrico come lui, anche il genere di una vita può subire delle “contaminazioni” importanti e positive, che sfociano nel romanzo di formazione.

Uno spacciatore tradisce il boss della droga per il quale lavora e, in fuga, si nasconde dai sicari che gli danno la caccia in un piccolo paese ai confini col Polo nord. Se poi si aggiungono anche una setta di integralisti protestanti; una natura selvaggia e donne timorate di Dio, ma ugualmente inquiete, gli ingredienti di Sole di mezzanotte” (Einaudi, 2016), ultimo romanzo di Jo Nesbø, ci sono tutti.

Jo Nesbø, nato a Oslo in Norvegia nel 1960, è stato giocatore professionista di calcio, giornalista e broker in borsa. Nonché compositore e chitarrista del gruppo dei Di Derre, con cui si esibisce regolarmente. Era impensabile quindi che, questo romanziere di successo, rimanesse legato al genere thriller e non sperimentasse invece qualcosa di nuovo, come ha fatto nella sua ultima pubblicazione.

Le vicende narrate in questa storia avvengono tutte alla presenza di un’implacabile luce estiva, tipica dei paesi nei pressi del circolo polare artico, nel mese di agosto; un bagliore che incide sull’umore dei personaggi e scombussola i ritmi biologici del protagonista, procurandogli un persistente stato d’ansia.

Jon fugge da Oslo e raggiunge, in maniera rocambolesca, la contea di Finnmark, all’estremo nord della Norvegia. Qui abitano i Sami, una popolazione autoctona che cerca di mantenere vivi i propri usi e costumi. Nel piccolo villaggio di Kasund, l’uomo trova ospitalità in un capanno che la giovane Lea gli mette a disposizione. Jon – che si fa chiamare Ulf – sente di essere in pericolo. Sicuramente gli scagnozzi di quel Pescatore, potente narcotrafficante della Norvegia che ha tradito, sono già sulle sue tracce, con l’ordine di ucciderlo.

L’autore ambienta il suo racconto nell’agosto del 1977, ma il paesino è talmente sperduto e legato a tradizioni così antiche, che la dimensione temporale perde d’importanza. Sarebbe “fuori dal tempo”, anche se fosse ambientato ai nostri giorni.

Jo Nesbø

Ulf o Jon, come lo si voglia chiamare, è reduce da un passato difficile, che lo ha posto di fronte a delle scelte. Narrandone il trascorso, Nesbø sconfina dal romanzo giallo per entrare in una storia basata sull’introspezione. Questo personaggio è a tutto tondo, esposto su vari fronti a piccoli cedimenti; mentre crepe si insinuano nella sua corazza di criminale, che deve fare i conti con la propria coscienza. Grazie alla presenza di una giovane vedova e di suo figlio, il piccolo Knut che prende Ulf in simpatia, egli si riscoprirà uomo nuovo, continuando a chiedersi se esista davvero una redenzione per quelli come lui e, soprattutto, se questa possa durare per sempre.

Con la sua estrema semplicità, Jo Nesbø è riuscito anche questa volta a mettere insieme una trama avvincente, sebbene non del tutto originale. Il suo stile sobrio che va subito al sodo, senza perdersi in inutili descrizioni, riesce a mantenere alto l’interesse del lettore, e a fare in modo di potersi gustare l’opera, come fosse un film.

Su tutto, quel sole accecante che accenna appena a tramontare. Ma poi non lo fa mai veramente, costringendo i personaggi a rimanere sempre vigili, e noi a strizzare gli occhi di continuo, come fossimo abbagliati da un raggio sfuggito al controllo ed insinuatosi al di qua del libro.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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