Intervista di Irene Gianeselli al regista Alessandro Grande: cortometraggi con una lunga strada

Intervista di Irene Gianeselli al regista Alessandro Grande: cortometraggi con una lunga strada

mar 31, 2016

Alessandro Grande, trentenne, regista e sceneggiatore cinematografico. Inizia a realizzare cortometraggi nel 2006, per la tesi di laurea conseguita all’Università di Tor Vergata. I suoi lavori sono prevalentemente improntati su temi sociali.

Alessandro Grande

Raggiunge la notorietà nel circuito dei cortometraggi nel 2010 con In my prison, presentato come unico lavoro breve al Roma Fiction Fest (2010) e ottiene in seguito oltre 100 selezioni ufficiali in tutto il mondo e oltre 40 riconoscimenti, tra i più importanti in Italia il Premio Amnesty International e il Premio Anello Debole, mentre all’estero il Premio del pubblico al Corto Tokyo (Giappone).

Nel 2013 presenta Margerita al 43° Giffoni Film Festival. Margerita è entrato nella cinquina finalista dei 69° Nastri d’argento e ha all’attivo 78 premi, tra i quali il Premio Federico Fellini, il Premio Miglior Film all’11° Ischia International Film Festival, il Premio Miglior Regia all’8° Cyprus International Film Festival, il Premio Miglior Post-Produzione al 18° Canberra Short Film Festival, e le selezioni ufficiali nei maggiori festival del Mondo: New York, Budapest, Marbella, Pakistan, Mumbai, Tolosa, Montreal, Isle of Wight, Ohio, Corinthia, Seul, fino a rientrare nei primi sei classificati con la Nomination Miglior film al Twain Harte California.

Inoltre è diventato un corto F.I.C.E. (Federazione Italiana Cinema d’Essai), distribuito in 450 sale cinematografiche d’essai. Da dicembre 2014 è in programmazione sul canale televisivo Diva Universal.

 

I.G.: Ti ringrazio per la disponibilità. Puoi parlarci del tuo percorso di regista?

Alessandro Grande: Tutto è iniziato nel 2006, presentando come tesi di laurea un mio cortometraggio con tematica la colpevolezza dell’innocenza, ripresa da un lavoro breve di Pier Paolo Pasolini del 1969, “La sequenza del fiore di carta”. Dopo questa esperienza ho capito che non potevo fare a meno di raccontare storie attraverso le immagini, e così, ho realizzato una serie di lavori improntati sempre di più su tematiche sociali.

 

I.G.: Come valuti la situazione del Cinema contemporaneo?

Margerita

Alessandro Grande: Negli Anni ’60, periodo tra i più proficui del cinema italiano, riuscivano ad avere vita film che trattassero generi e tematiche diverse tra loro, oggi purtroppo, questo avviene con meno facilità. Si preferiscono le commedie, interpretando il cinema non prevalentemente come arte ma come azienda. Questo sistema con il tempo rischia di essere controproducente per tutti, sia per il pubblico, tartassato sempre e solo dalla solita proposta, sia per le nuove generazioni, che trovano sempre più difficoltà ad esprimersi con idee nuove. Fortunatamente ci sono state delle eccezioni ultimamente, ma sono ancora poche.

 

I.G.: Perché fare Cinema oggi?

Alessandro Grande: Non credo di riuscire a rispondere a questa domanda. Fare cinema per me, non è una scelta, ma uno sfogo, oggi come dieci anni fa. Un bisogno come per un pittore dipingere o per un poeta scrivere.

 

I.G.: Come è nato il progetto di “Margerita”?

Alessandro Grande: Avevo il bisogno di raccontare una storia attuale che potesse abbattere il pregiudizio e sottolineare quanto l’arte, la musica in questo caso, possa essere un mezzo di unione tra due cultura diverse, ma destinate a convivere. Oltre a questo, Margerita è un percorso di redenzione, che lo spettatore compie insieme al giovane protagonista rom.

 

I.G.: “In my prison” è un tuo cortometraggio del 2010. Anche in questo caso hai scelto un tema sociale. Come scegli i tuoi soggetti?

Alessandro Grande

Alessandro Grande: Cerco sempre di raccontare tematiche attuali, che non possono essere ignorate. Infatti “In my prison” oggi come sei anni fa, continua comunque a suscitare interesse e attenzione a livello internazionale. Ultimamente è stato proiettato in Francia, durante un convegno di psicologi a Clermont-Ferrand.

 

I.G.: Domanda inevitabile: quali sono i tuoi punti di riferimento nel cinema, per la regia e per la scrittura?

Alessandro Grande: Non credo di avere punti di riferimento, apprezzo molti autori, tra quelli contemporanei Inarritu e quindi anche il suo sceneggiatore Arriaga, che seguo dai tempi di Amores Perros, e anche Asghar Farhadi e Yorgos Lanthimos.

 

I.G.: Progetti futuri?

Alessandro Grande: Sto pensando di esordire con un lungo e quindi mi sto guardando attorno per scrivere una storia che possa fare al caso mio. Oltre a questo, ho da poco iniziato una nuova avventura, sono stato nominato direttore artistico della giornata degli autori per il 67° Montecatini International Short Film Festival.

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

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