“La pianista di Auschwitz” di Suzy Zail: quell’amore per la musica che fa superare ogni atrocità

“La pianista di Auschwitz” di Suzy Zail: quell’amore per la musica che fa superare ogni atrocità

Mar 24, 2016

“Non c’era vergogna nel desiderio di cavarsela. Non volevo morire. Avevo a malapena iniziato a vivere. Volevo continuare a vivere e volevo continuare a suonare il pianoforte.”

 

La pianista di Auschwitz

C’è un romanzo che riesce a narrare l’orrore dell’Olocausto in maniera particolarmente toccante, poiché tiene conto del fatto che gli uomini non siano tutti uguali; e soprattutto che non si possa scegliere dove nascere, né di chi innamorarsi. I figli non hanno le colpe dei padri; così come due persone possono amarsi anche vivendo da parti opposte una guerra.

La pianista di Auschwitz”, dell’australiana Suzy Zail (Newton Compton Editori, gennaio 2016), è dedicato a tutti quei bambini “mandati a sinistra”, insieme ai vecchi e ai più deboli che, anziché nelle docce, finirono direttamente nelle camere a gas. La protagonista è la quindicenne Hanna Mendel, ebrea e pianista di talento. Insieme ai genitori e alla sorella maggiore Erika, ella vive in Ungheria, nel ghetto di Debrecen.

Quando le SS, nell’estate del 1944, si presentano alla porta, la famiglia di Hanna viene deportata insieme ad altri ebrei, e conoscerà l’orrore dei campi di concentramento. Dopo un estenuante viaggio su un treno merci, e l’arrivo nel campo di sterminio di Birkenau, in Polonia – facente sempre parte del complesso di Auschwitz –, il padre viene subito separato.

La madre perde la ragione; mentre Hanna ed Erika dovranno affrontare da sole un’esperienza a dir poco disumana. Sostenendosi a vicenda, le due ragazze dovranno fare i conti con la fame, il freddo, la sporcizia, il lavoro debilitante e le percosse che sono parte integrante della vita nel lager.

Un giorno, però, ad Hanna viene offerta la possibilità di diventare la pianista del comandante del campo: un uomo ottuso e violento. Qui conoscerà Karl, il giovane figlio di questo crudele dittatore, che rinnega l’operato dei nazisti e odia suo padre. Sempre rimanendo un po’ defilato, per paura delle conseguenze, il ragazzo aiuterà Hanna a sopravvivere.

Suzy Zail

Quella che all’inizio si profila come una storia di coraggio, si trasforma così in una storia dalle sfumature sentimentali, dove labile è il confine con la gratitudine. Hanna racconta la sua esperienza con dignità, nonostante gli eventi aberranti a cui deve assistere quotidianamente. La prosa dell’autrice è evocativa al massimo – pare di vedere un film – , e porta a divorare le 160 pagine tutte d’un fiato. Suzy Zail è figlia di un sopravvissuto ad Auschwitz, quindi in quest’opera descrive un’atroce realtà di cui ha avuto testimonianza diretta.

Per questo la sua Hanna è totalmente credibile; un’eroina dominata da una grande volontà di vivere, che ha saputo andare oltre gli orrori della storia, scendendo anche a qualche compromesso pur di avere salva la vita, per sé e per la sorella. Protagonista diretta di un’epoca in cui l’uomo aveva perso del tutto la ragione, e la nostra umanità aveva toccato il fondo. Un baratro denso e scuro, dal quale forse non è più riemersa.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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