“Divina Figlia” di Cristian Nonnis: un inno alla diversità e alla sua missione di essere unici

“Divina Figlia” di Cristian Nonnis: un inno alla diversità e alla sua missione di essere unici

Mar 20, 2016

“Denise cresceva bella e serena, la sua forza straordinaria portava energia a tutte le persone che entravano in contatto con il suo campo vitale, in particolare a noi genitori. L’altra faccia della medaglia era la sua fragilità: cercavamo in tutti i modi di preservare questo enorme dono che avevamo in cura, stando bene attenti a non rinchiuderla in una campana di vetro. Il nostro era un muoverci in un filo sottile, sottilissimo, ma molto solido.”

Divina Figlia

Chi è la figlia “divina”, protagonista di questo romanzo del sardo Cristian Nonnis, pubblicato dalla Casa Editrice Kimerik nel febbraio 2016? La principessa che tutti i padri sognano, sebbene diventare genitori sempre spaventi, è Denise, ed è nata l’8 dicembre 2004.

Figlia dell’autore e della moglie Roberta, è sempre stata pensata come una regina. Alcune complicazioni alla nascita, causa di una grave sofferenza fetale, hanno purtroppo reso la bambina disabile e del tutto dipendente dai genitori. Cosa si può fare di fronte ad una simile tragedia? Credo sia una domanda che sorge spontanea.

Una volta superati i primi giorni, e i momenti più critici; una volta scoperto che la piccola è forte e ha una grande voglia di vivere, non si può fare altro che accettare questa “missione” di essere genitori di un bambino speciale. Che, a sua volta, ha un altro grande compito: essere un individuo unico e diverso.

E così, in queste pagine e per mano del suo papà, Denise acquista una voce, e dà espressione a tutti i suoi sentimenti e agli eventi che le accadono. Ella non è poi tanto diversa da tutti gli altri bambini del mondo; isolata in un muro di silenzio che per venire alla luce attende solo l’Amore. Quello con la A maiuscola, concepito in ogni sua forma.

Un bambino “speciale” porta la famiglia stessa ad un grande cambiamento, poiché insegna a riconoscere le reali priorità della vita. Ovvero, non si chiede altro che i propri figli stiano bene. E ogni loro piccola conquista, per quanto impercettibile, rende felici ogni giorno. Fra ospedali e visite mediche, che lasciano poche speranze ai genitori circa un reale recupero della bambina, s’inserisce il pensiero di Denise. È lei a dare voce ai brani più belli e commoventi del libro; così come anche a quelli più ilari, perché il padre le dona un sagace senso dell’umorismo. Sempre lei a gridare tutta la sua sofferenza per quei dolori che non le danno tregua; lei a piangere incessantemente per far comprendere al mondo tutto il suo disagio.

Finalmente un poco di tranquillità! Non lo capivano che avevo dolori fortissimi alla mia povera testolina? Sono veramente esausta, tutti questi festeggiamenti mi hanno fatto certamente piacere, ma anche dato un cumulo enorme di stanchezza. Voglio fare la nanna, grazie a tutti!

Cristian Nonnis e famiglia

Dare la parola ad un figlio che non ce l’ha, arrivando ad immedesimarsi così intimamente, credo sia una delle forme d’amore più belle che un padre possa esternare, riconoscendo ad esso la sua dignità d’individuo. Il grande coraggio della moglie Roberta, il tenero rapporto che s’instaura con l’altra figlia Matilde e l’affetto che si respira attorno a Denise, rendono l’opera davvero un esempio per tutte quelle famiglie che, colpite da disgrazia, non hanno trovato la forza di reagire altrettanto positivamente.

Nella biografia dell’autore si legge che egli sia alla continua ricerca della bellezza letteraria. Ecco, penso che anche in quest’opera – ma prima di tutto in quello che è successo a lui e alla sua famiglia –, egli abbia ricercato la bellezza di Denise. O meglio, sia riuscito a vedere Denise dove ancora non c’era, e questo da subito. Attraverso quella che viene chiamata catabasi – una discesa agli Inferi, dove anche Dante Alighieri viene chiamato in causa per guidare chi, in senso generico, potrebbe essere “neofita” in materia –, si attua un vero e proprio percorso di conoscenza. Dopo lo smarrimento iniziale, la “caduta verticale” che lascia sgomenti, finalmente si trova quel motore che muove tutto l’universo.

L’amore incondizionato per quella figlia, in fondo, perfetta così com’è. Senza la quale si sarebbe rimasti sempre e solo in superficie. Un libro interessante e dolcissimo, questo “Divina Figlia”. Assolutamente da leggere.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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