Cecità nel Mondo: una persona su sette presenta una disabilità nella minorazione visiva

Cecità nel Mondo: una persona su sette presenta una disabilità nella minorazione visiva

Mar 2, 2016

“Essere cieco non è triste; esser cieco ma non essere capace di sopportare la cecità, questo è triste” – John Milton

CBM International

Per alcuni lettori argomentare un problema come la cecità con questa citazione del celebre scrittore John Milton potrebbe sembrare un po’ forte, forse poco sensibile. Ma, non è così, anzi potremo dire che questa frase riesca perfettamente a rispecchiare ciò che accade purtroppo nel Mondo.

Innanzitutto vorremo partite da alcuni dati statistici di forte impatto: il 15% della popolazione mondiale, e cioè una persona su sette, ha una disabilità. In numeri si contano circa 285 milioni di persone con disabilità e 39 milioni di persone che son propriamente cieche. È risultato che 19 milioni sono i bambini sotto i 5 anni con problemi alla vista e che 1,4 milioni sono ciechi.

Di sicuro sono dati sconvolgenti ma purtroppo c’è dell’altro, infatti i milioni di individui non sono distribuiti equamente nel mondo, ma il 90% abita i paesi in via di sviluppo (Africa, America Latina, Asia) e non può essere di sicuro un caso. Una percentuale così elevata è da attribuirsi allo stile di vita ed alle scarse opportunità sanitarie presenti in questi paesi, senza la prevenzione o la cura immediata la possibilità di incorrere alla cecità diviene quasi una normalità mentre è ribadito che l’80% delle cause che provocano la cecità potrebbero essere anticipate e debellate.

CBM

Ed è proprio questo il compito delle associazioni umanitarie internazionali: anticipare e debellare. Fra tutte, con 672 progetti sul campo in ben 65 Paesi, la CBM International (Christian Blind Mission) cerca ogni giorno di curare e migliorare la vita di 32 milioni di persone. Solo in Italia, la CBM Italia ha registrato l’attività in 70 progetti in 26 Paesi.

La CBM International è attiva dal 1908 ed è la più grande organizzazione umanitaria internazionale, è composta da ben undici associazioni nazionali: Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera. L’organizzazione si definisce non governativa (ONG) e senza scopo di lucro. I progetti sostenuti sono di carattere preventivo e curativo per le forme di cecità presenti nei paesi in via di sviluppo con interventi di tipo medico – sanitario ma non solo, infatti, è compito della CBM riabilitare le persone con problemi alla vista per insegnare una qualità di vita migliore.

CBM

Il concetto espresso inizialmente con la citazione miltoniana ora vi starà di sicuro aprendo una nuova via di intuizione: riuscire a sopportare la cecità è un impegno che associazioni umanitarie come la CBM International si son prefissate, anticipare e debellare è il primo compito ma in questi casi ci si deve adoperare per la salvaguardia del benessere di vita della persona affetta dalla cecità, così da creare un mondo nel quale si possa vivere sereni anche senza poter vedere i colori della natura. Ed in questo senso ciò che più preoccupa è che non ci siano persone capaci di sopportare la cecità perché le stesse devono, ogni giorno, affrontare la fame, la sete, il freddo, ogni tipo di disagio che si profila nei paesi in via di sviluppo.

In chiusura, vi lasciamo con una ricerca di AstraRicerche sull’advocacy (ossia quel processo di un individuo o un gruppo di persone che mira ad influenzare le politiche pubbliche) in Italia che, nel 2015 tra il 10 ed il 14 maggio, ha intervistato online 1574 italiani su tematiche come disagio sociale, emarginazione ed ingiustizia. Si è poi chiesto ad ogni intervistato di indicare la priorità d’emergenza, ed i dati hanno rivelato che al primo posto ci son proprio quelle categorie vulnerabili e cioè bambini, donne, anziani e persone disabili; mentre al secondo posto si è rivelata una grande sensibilità verso la povertà e le emergenze nei Paesi in via di sviluppo.

 

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