“Sembrava una felicità” di Jenny Offill: la storia di una donna dei nostri tempi

Sembrava una felicità” di Jenny Offill è la storia di una donna dei nostri tempi, una storia come tante, eppure….

 

Sembrava una felicità

Lei (non ha un nome)  nutre sogni, ambizioni, destinati alla fine a restare tali perché la sua vita prende direzioni del tutto diverse:  scrittrice, vorrebbe emergere in ambito letterario e diventare famosa, invece s’innamora, si sposa, ha una figlia e la sua esistenza diventa una vita come tante, completamente fagocitata dalle incombenze che la gestione della famiglia comporta.

Un modus vivendi  pressoché anonimo, insignificante che genera  solitudine, smarrimento, inquietudine  e gelosia per il  tradimento del marito. Eppure la felicità continua ad essere cercata, ambita, in fondo anche la rinuncia che l’amore per la famiglia comporta può “sembrare felicità”.

Una storia banale, come tante, che sembra non offrire nulla di coinvolgente al lettore, eppure riesce quasi impossibile non leggerla sino  alla fine, non tanto, come si è già detto, per la trama che incuriosisce ed intriga, quanto per ciò che non è detto, per le pause concettuali ed emotive che comportano i vari paragrafi.

“Paragrafi non capitoli”,  si ritiene opportuno sottolineare tale distinzione, poiché si è convinti che a tale coinvolgimento psico-mentale non poco contribuisce una scaltrita ed  originale tecnica tipografica, che,  separando con ampi spazi bianchi  i paragrafi all’interno di ogni capitolo, tende a dare alla narrazione un’apparente forma diaristica, che comunque talvolta trova anche rispondenza nel contenuto dei paragrafi stessi che  non hanno tra loro correlazione.

Così staccati tipograficamente, come in un diario, momenti di vita, pensieri ed emozioni ad essi connessi, si susseguono in una sorta di flusso di coscienza  in cui le dimensioni temporali scivolano uno sull’altro.

Jenny Offill

Non solum sed etiam, spesso paragrafi più o meno lunghi sono scritti tutti o in parte in corsivo, senza che ci sia una causa che possa giustificare tale passaggio di carattere, poiché il corsivo talvolta riguarda  le colte citazioni, frequentissime nell’opera, a volte i soliloqui, tal’altra il discorso diretto.  Precetti di vita e momenti-chiave per l’anonima protagonista? Forse, può darsi…

Rilevante l’anonimato dei personaggi (Lei, Lui), quasi ad istaurare una omologia con la storia qualunque che viene narrata, anche se essa alla fine viene sublimata dall’amore che comunque persiste.

Inoltre, il sine nomine della prima parte in cui la narratrice in posizione omodiegetica si racconta nel suo diario, si sostituisce con  i termini la moglie, il marito della seconda parte, proposta invece con modalità espressive eterodiegetiche.

Anche i fatti, le azioni, le dimensioni spaziali in cui si svolgono non vengono descritti nel dettaglio, ma acquistano consistenza per i riflessi psicologici che generano o viceversa per le motivazioni interiori che determinano l’agire e il muoversi.

 

Written by Francesca Luzzio

 

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