“Pensavo fosse dieta invece era Dukan” di Virginia Scarfili: quei chili in più di cui si può anche sorridere

“Pensavo fosse dieta invece era Dukan” di Virginia Scarfili: quei chili in più di cui si può anche sorridere

Nov 10, 2015

“Accettiamo di avere gli occhi neri o azzurri, di essere alti o bassi. Non accettiamo però i chili in più”.

 

Pensavo fosse dieta invece era Dukan

Certo che chiamarsi Isabella Magri e avere da sempre qualche chilo di troppo è davvero una bella beffa! Come dice l’autrice, la siciliana Virginia Scarfili, nel nome è contenuto un presagio, o meglio un destino. Sto parlando dello spassoso romanzo digitale, uscito il 17 ottobre 2015, intitolato “Pensavo fosse dieta invece era Dukan. Dopo “Luna per aria”, la scrittrice ha dato alle stampe il suo secondo libro, autopubblicato e reperibile su Amazon.

L’opera si legge davvero con piacere, perché leggera e scanzonata, sebbene affronti uno dei problemi che da sempre affliggono noi donne: i chili superflui. Ovvio, l’autrice si permette di scherzare su questa tematica perché esclude da subito i problemi di obesità, operando un distinguo fra chi cerca di dimagrire per motivi di salute – più che legittimi e atti a salvarsi la vita – e chi invece lo fa solo per capriccio o per piacersi di più. Anche se, in una società che ha il culto del “bello”, viene da sé che perdere qualche chilo di troppo rappresenti un espediente per poter essere accettati.

Ma c’è ancora un altro obiettivo che porta la nostra ventottenne protagonista Isabella, detta Isi, a dimagrire: un esperimento lavorativo.

La giovane donna è una giornalista, relegata per la maggior parte del tempo a fare fotocopie e caffè, e soprattutto ad interagire coi lettori nella rubrica dei “cuori solitari”. Un po’ poco per le sue aspirazioni, che la inducono ad accettare l’incarico del suo capo. Quest’ultimo le propone di sperimentare su se stessa una dieta che sta spopolando in Francia – la Dukan, appunto – e di monitorare con una telecamera, occultata sottoforma di orribile spilla, le fasi dell’impresa. Isi parte avvantaggiata: i suoi chili da perdere sono solo sei o sette e, a poco a poco, si adatta a mangiare nient’altro che proteine, oppure ad alternarle alle verdure. In palio c’è una rubrica tutta sua che le dovrebbe venire affidata al termine dell’esperimento. Isabella, che non si piace mai abbastanza, coglie l’occasione di poter accedere finalmente ad un lavoro importante – che si concluderà con un articolo sull’argomento – e di diventare una vera giornalista, magra, come sogna da tempo.

Quella che sembra una buona idea finirà presto per ritorcersi contro la nostra ragazza, poiché i meccanismi della carta stampata sono spietati e non guardano in faccia a nessuno. Isabella dovrà tradire e deludere molte persone che la circondano e che invece le avevano dato fiducia, a partire dalle donne dell’“Anonima Dimagrante” che, a differenza sua, hanno ottimi motivi per perdere peso e obiettivi ben più nobili. Anche la vita privata ne risente, così come il rapporto con l’amica Melissa, sua compagna di appartamento, che si sente trascurata.

Virginia Scarfili

L’“esperimento”, così come Isi chiama questa forzata cura dimagrante, sarà un’occasione per mettere ordine nella sua vita e per comprendere quali siano le cose davvero importanti. Non di certo il fidanzato Itcliff – i genitori erano simpatizzanti di “Cime tempestose”, ma non si sono mai chiesti come si scrivesse questo nome -, troppo gretto ed insensibile; non il mondo finto della “Principessa” Beatrice, altra coinquilina, che vive solo di apparenze.

Fino a fare la conoscenza dell’astronomo affascinante e romantico Matteo, troppo perfetto per essere vero, se non fosse per un unico difetto sul quale Isi proprio non transige

Pensavo fosse dieta invece era Dukan” è un romanzo “fresco”, che consiglio a chi volesse rilassarsi con una lettura spensierata, senza troppe elucubrazioni. Talvolta si avverte qualche lieve imprecisione linguistica e qualche refuso, che non inficiano tuttavia lo scritto.

Vorrei fare un’unica osservazione all’autrice: dal momento che lo ha capito fin troppo bene che il mondo è spietato – e ce lo ha descritto attraverso quella sua piacevole ironia, talmente “vera” da rasentare il cinismo -, perché non andare fino in fondo? Proprio perché la nostra società non crede più nelle favole, ho trovato un’incongruenza fra la presa di posizione durante tutto il romanzo, che in un certo senso rifugge tutto ciò che è superfluo e privo di spessore, e la improbabile conclusione a cui si arriva.

Ovviamente questa è solo una mia opinione, su quello che comunque rimane un romanzo molto divertente. Almeno qui, non ho nessun dubbio.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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