Intervista di Katia Debora Melis alla scrittrice e fotografa Simona Geo

Intervista di Katia Debora Melis alla scrittrice e fotografa Simona Geo

Ott 20, 2015

Simona Sottocornola, in arte Simona Geo (Magenta, 1975), attualmente risiede in Lomellina, esercitando la professione di geometra e assecondando, contemporaneamente, la sua grande sensibilità artistica, espressa attraverso parole e immagini.

Simona Geo

Suoi scatti sono stati presentati in varie mostre fotografiche e alcuni costituiscono le cover di cd e libri.

La lettura del suo libro Una sedia per aspettare mi ha fatto sorgere il desiderio di porle alcune domande e condivido, dunque, coi lettori di Oubliette Magazine il nostro recente dialogo.

 

K.D.M. Come mai il nome Simona Geo?

Simona Geo: La scelta del nome Geo è stata molto naturale per me. Da tempo gli amici mi hanno assegnato questo nickname, il quale non è altro che il diminutivo di “Geometra”, la mia professione principale. Geo mi piace anche perché ha un significato legato alla terra in senso lato e così… perché non sceglierlo ?

 

K.D.M. Da quanto tempo la passione per la fotografia? Come è nata?

Simona Geo: Sono un’osservatrice accanita, sono curiosa, mi piace esplorare e rimanere a contatto con la natura, guardarmi intorno. Inizialmente per me fotografare era un modo materiale di immortalare momenti particolari della mia vita, eventi e situazioni piacevoli. Ho iniziato con lo scatto “selvaggio” con la nascita del mio primo nipotino Mirko, che è stato il mio primo fotomodello ancora prima di venire al mondo quando fotografavo la panciona di mia cognata. Con il passare del tempo e anche con l’evolversi delle macchine fotografiche, mi sono avvicinata in modo un po’ più professionale; la svolta potrei farla coincidere con l’acquisto della  mia prima digitale, che mi ha spinto a imparare, migliorarmi e buttarmi in questo meraviglioso mondo dell’arte visiva… scrivendo con la luce.

 

K.D.M. E quella per la scrittura?

Simona Geo: La scrittura è stata ed è la mia compagna più fedele da una vita. Da piccola tenevo un diario, e ho continuato a scriverlo fino a pochi anni fa. Mi piace gettare pensieri, come note di inchiostro su fogli bianchi; è sempre stata una mia esigenza scrivere per tenere tutto annotato, lo scorrere dei giorni e degli anni. Era un impegno che mi prefissavo, poi qualche anno fa l’esigenza ha fatto spazio al piacere: da quel momento fino ad oggi, scrivo solo quando mi sento di farlo, riportando a parole quello che gli occhi e il cuore vedono e sentono… e ho pensato di non tenerlo più per me, ma di condividerlo anche con gli altri.

 

K.D.M. Quando hai iniziato a pensate di pubblicare un libro?

Simona Geo: Due anni fa circa, mi sono avventurata in un progetto letterario dal titolo “Baja California”, primo romanzo dell’autrice Hais Timur. Il mio contributo in questo progetto non è stato letterario, ma fotografico. Infatti la copertina riporta un mio scatto a colori. Grazie ad Hais e al suo libro, ho conosciuto personalmente la Sig.ra Angela Schena, della celebre omonima Casa Editrice. Osservando le mie foto, mi chiese  se non avessi mai pensato di pubblicarle, anche abbinate a poesie. Avevano già pubblicato questo genere di libri che avevano avuto un buon riscontro. Insomma, tutto è nato così…da una amichevole conversazione a tavolino.

 

K.D.M. Come sei arrivata alla pubblicazione? È stato più facile o più difficile del previsto?

Simona Geo: Direi che rispetto ad altri autori, sono stata fortunata. Per il mio primo lavoro ho avuto una proposta da una casa editrice, che da recensioni e informazioni prese prima di pubblicare con Hais Timur, si presentava come molto quotata e stimata. In questo modo, sono stata sollevata dall’impegno di dover preparare e  inviare il mio materiale a decine di case editrici. La proposta per me, è arrivata ancor prima che io decidessi di sottoporre le mie foto a qualcuno, per farne un libro. Colgo l’occasione per ringraziare la signora Angela Schena, valida professionista e una persona umanamente splendida che ha da subito creduto in me, e che ancora ad oggi è una tra le mie sostenitrici più presenti.

 

K.D.M. Il tuo libro, Una sedia per aspettare, è un’opera più complessa di quanto potrebbe sembrare e viene subito da chiedersi se siano nati prima gli scatti fotografici o i versi. Ci racconti la genesi dell’opera?

Simona Geo: Non so dirti se sono nati prima gli scatti o prima le poesie… anzi, direi che sono tutte di un periodo contemporaneo, quindi molto recenti. Molte di loro risalgono al vicino 2014. Poche sono le eccezioni. Quello che sento, ancora io stessa riguardandole, rileggendole, è che sono le une in simbiosi con le altre. A volte una foto scattata mi ha ispirato a scrivere una poesia. In ogni caso non ho faticato a trovare una foto che si potesse affiancare alla poesia: senza dubbio, queste due mie forme di espressione si assomigliano emotivamente.

 

K.D.M. Quale delle foto e quale delle poesie è più strettamente personale e quale, invece, ritieni più “universale” e perché?

Padre e Zia

Simona Geo: Premetto che le mie poesie non hanno un titolo e pertanto per rispondere alla tua domanda riporterò solo i  primi versi. La poesia che ritengo strettamente personale è  “memoria/ Spazio temporale non identificato,/ limitato/ e illimitato,/ nitido e sfuocato./ Porto sicuro,/ dove mi rifugio,/ mi faccio accarezzare…”. Questo scritto per me rappresenta un periodo particolare della mia vita, sono parole molto intime legate al mio stato d’animo che passava da momenti bui, alla ricerca della luce, attraverso il dolore, le speranze e la voglia di cambiamento. La foto più personale che per me ha un valore inestimabile è quella che ritrae mia zia e mio padre, nel giorno del suo 99esimo compleanno. La poesia che ritengo invece più universale è: Piccoli tasti bianchi e neri./ Ripetizioni di alternanze perfette.// Tocco di mani esperte,/ leggero/ ma deciso…// Una mente eclettica,/ un connubio di emozioni/ creano melodie fluttuanti/ che aleggiano nell’aria,/ giungendo all’anima.// Musica./ Che è di tutti,/ ma non per tutti”Mentre la foto da me ritenuta universale è quella riportante le rose posate su uno  spartito musicale, perché per me la musica rappresenta l’eternità, il passato il presente ed il futuro.

 

K.D.M. Ultimamente sei impegnata in un denso calendario di eventi legati sia al tuo libro che all’esposizione di tuoi lavori fotografici e stai riscuotendo consensi sempre crescenti: come stai vivendo questo momento, sia umanamente che artisticamente?

Simona Geo: Devo dire che i due aspetti sono spesso correlati. Grazie ai social e alle risorse divulgatorie che il web ci offre, ho potuto beneficiare di un certo gradimento nei confronti del mio libro e delle mie fotografie. Questo ha aumentato la mia visibilità, permettendomi di entrare in contatto con fotografi di grande esperienza e talento, che talvolta, si sono premurati di scrivere opinioni e critiche costruttive, aiutandomi concretamente ad affinare le mie conoscenze tecniche, fornendomi un prezioso punto di vista diverso. Per il resto, devo dire che l’affetto che ogni giorno riscontro verso i miei lavori mi lascia quasi incredula, ma mi incoraggia ad continuare ad esprimermi con la fotografia e la poesia, con sincerità, umana ed artistica.

 

K.D.M. Quali sono, nell’immediato, i tuoi principali appuntamenti?

Simona Geo

Simona Geo: Fino al 7 di novembre 2015 è in corso presso il castello di Rossena (RE), un’esposizione delle mie fotografie denominata “Camminando con le ombre”. In occasione dell’apertura della mostra, il 3 Ottobre scorso, ho potuto presentare il mio libro con il prezioso supporto della giornalista Marinella Zetti, con Martina Donà, che ha letto alcune poesie intramezzate dalla musica della violinista e compositrice Barbara Rubin, che ha suonato alcuni brani del suo repertorio, ispirati ai miei scatti fotografici che ritraggono il paesaggio Lomellino di cui la musicista è originaria. La presentazione è stata un estratto di un progetto al femminile che da tempo porto avanti con la violinista e Veronica Fasanelli (Pianista). Recentemente abbiamo realizzato in concerto, delle proiezioni di mie fotografie, commentate dalla loro musica suonata dal vivo, intervallata dalla lettura delle poesie tratte da “Una sedia per Aspettare”. Ringrazio per questa meravigliosa opportunità la sig.ra Emanuela Rabotti e la sig.ra Angela Chiapponi , che fanno parte dell’associazione culturale Matilde di Canossa. Il 15 ottobre 2015 presso la libreria Controvento di Marcallo con Casone (MI), si è tenuta la presentazione del mio libro, sempre accompagnata dalle splendide note di Operauno di Rubin e Fasanelli e dalla lettura di Martina Donà delle mie poesie.

 

K.D.M. Quale prossimo obiettivo ti proponi professionalmente e come pensi di realizzarlo?

Simona Geo: Per quanto riguarda le pubblicazioni, forse è un po’ presto per pensarci. Continuo a scrivere e a scattare foto ma “Una sedia per aspettare” è appena uscito e, per il momento, preferisco dedicarmi alla sua promozione. Vorrei trovare ancora tante e nuove occasioni di poterlo presentare ed esporre le mie foto. Vorrei concentrarmi sul progetto musica/fotografia/poesia, con le mie colleghe, puntando ai teatri e sale da concerto. La musica ha ispirato molto le mie fotografie. La ascolto con passione da sempre e in breve avrò il compito di realizzare e curare la fotografia di alcune pubblicazioni discografiche. Mi piace cercare di dare qualche contorno visivo a questa invisibile meravigliosa arte che è la musica.

 

K.D.M. Un grazie di cuore a Simona Geo per la freschezza e immediatezza con cui ci ha aperto il suo mondo umano e artistico, come suole fare con la macchina fotografica e con le sue poesia. Buona lettura e buona visione di Una sedia per aspettare!

 

Written by Katia Debora Melis

 

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