Intervista di Irene Gianeselli a Giandomenico Cortese curatore scientifico del Museo Hemingway e della Grande Guerra

Intervista di Irene Gianeselli a Giandomenico Cortese curatore scientifico del Museo Hemingway e della Grande Guerra

Ott 5, 2015

«Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.» –  Ernest Hemingway, Addio alle armi, i Meridiani, Mondadori 1992

Giandomenico Cortese

Fra il 1917 e il 1918 Bassano del Grappa fu esposta agli attacchi delle truppe austro-ungariche che intendevano irrompere nella pianura veneta. La Villa Ca’ Erizzo Luca – un’elegante struttura del’400 successivamente restaurata ed impreziosita, situata a nord del celebre ponte bassanese – a sua volta testimone del conflitto mondiale, oggi è sede di un importante Museo Storico della Grande Guerra per merito del dottor Renato Luca, attuale proprietario, ed ospita una “Collezione Hemingway” pregevole per quantità e qualità del materiale esposto.

Nel 1918 la Villa fu residenza della Sezione Uno delle ambulanze della Croce Rossa Americana. Tra gli autisti volontari soggiornò anche Ernest Hemingway, che riportò la sua esperienza nel racconto MS 843 del 1919 intitolato “The Woppian Way” o “The passing of  Pickles McCarty”. Racconta del Museo Hemingway e della Grande Guerra ai lettori di Oubliette Magazine il giornalista Giandomenico Cortese, curatore scientifico del Museo.

  

I.G.: La ringrazio per la sua disponibilità. Vorrei che lei ci offrisse la possibilità di esplorare, attraverso le sue parole, la Villa Ca’ Erizzo Luca di Bassano del Grappa che ospita la Mostra permanente – di cui lei è il curatore scientifico – dedicata ad Ernest Hemingway ed alla Grande Guerra.

Giandomenico Cortese: Ca’ Erizzo è una splendida dimora storica lungo il Brenta, a nord del Ponte Vecchio di Bassano. Un complesso con oltre cento stanze elegantemente arredate, di notevole qualità architettonica, ai margini del borgo più antico della città altomediovale, al ciglio della via di Alemagna, di cui sono state proprietarie importanti famiglie nobili veneziane (dai Querini ai Frizier, ai Belegno, Erizzo, Barzizza), fino ai più recenti Azzolin ed oggi i Luca. Antiche cronache danno notizia già a fine del 1200 di una “casa di quelli della Nave”. Ma è nel Cinquecento che in un testamento di Antonio Querini si descrive la proprietà. Ad arricchirla di decorazioni e affreschi furono in particolare artisti del Settecento, dopo che Jacopo Dal Ponte vi aveva dipinto, nella cappellina privata, due secoli prima, una importante “Madonna col Bambino e San Giovannino”. Scene dalla “Gerusalemme Liberata”, da miti omerici, la “Fama” e la “Gloria”, il “Ratto d’Europa”, il “Trionfo delle Arti”, alcuni miracoli del Cristo vi sono raccontati con dovizia di particolari. Oggi il tutto è arricchito da scene e trofei di caccia. In questo contesto, ripreso e riportato ad antichi splendori dal nuovo proprietario, il dott. Renato Luca, ricordi di presenze significative di cent’anni fa sono riemersi ed hanno dato vita al Museo dedicato ad Ernest Hemingway, che qui, appena diciannovenne, trascorse giorni fondamentali per la sua esperienza di vita e la sua passione di cronista e scrittore, e alla Grande Guerra che vide la villa centro essenziale delle sue vicende.

 

I.G.: La prima sezione del Museo è dedicata alla Grande Guerra. Ci presenta i “Poeti di Harvard” che con Hemingway condivisero l’esperienza di quegli anni a Ca’ Erizzo?

Museo Hemingway e della Grande Guerra

Giandomenico Cortese: Nel teatro di guerra di quegli anni compresi fra il 1915 e il 1918 Ca’ Erizzo ospitò, a ridosso del fronte degli Altipiani e del Grappa allo sbocco della Valle del Brenta, comandi militari dell’Esercito Italiano e la Sezione Uno della Croce Rossa Americana che nei mesi finali del conflitto qui esercitò il suo sostegno ai belligeranti inviando alcuni giovani volontari, tra cui appunto Hemingway, Fiorello Henry  La Guardia, futuro sindaco di New York, ed un gruppo significativo di giovani intellettuali, i “poeti di Harvard”, come ricorda anche la lapide posta sotto il pronao del tempietto, la Cappella Mares, a fianco dell’ingresso di Villa Ca’ Erizzo: con Heminway c’erano John Rodrigo  Dos Passos, Sidney Fairbanks, Dudley Poore, Henry Serrano Villard, John Howard Lawson e altre “vecchie pellacce” di Bassano, tutti studenti all’Università di Harvad e poi cantori, in versi e prosa, della loro presenza accanto alle truppe italiane.

 

 I.G.: Con la sua emeroteca e la sua biblioteca il Museo restituisce un forte senso al libro in sé. La seconda sezione della Mostra è dedicata ad “Hemingway letterato e Premio Nobel”, ce ne illustra il percorso?

Giandomenico Cortese: La sezione museale dedicata ad Hemingway merita una particolare attenzione. Certo, abbiamo esposti centinaia di volumi, tutte le prime edizioni dei romanzi del Premio Nobel pubblicati in Italia, anche in “tempi proibiti”, alcune rare edizioni (una addirittura “firmata” da Picasso), ed una ricca emeroteca: oltre trenta interviste esclusive, spesso poco note o non più citate, la maggior parte pubblicate con lo scrittore in vita, riprese da riviste illustrate, settimanali, mensili, periodici di mezzo mondo. La più datata è una copia di “Life” con un reportage dello stesso Hemingway e foto del celebre Robert Capa durante la guerra civile spagnola: è del 12 luglio 1937. Interessante anche la copia di “Epoca” del 19 dicembre 1954: in copertina una significativa immagine del vincitore del Premio Nobel per la Letteratura di quell’anno. All’interno cinque pagine dedicate. Con dieci foto in bianco e nero di Massimo Mauri. Da non dimenticare pure una copia de “L’Europeo” del 3 agosto 1956, laddove si riporta un esaustivo racconto nel quale lo stesso Hemingway narra come nascevano e si sviluppavano le storie ed i suoi affascinanti personaggi. Non mancano, sempre nella emeroteca di Ca’ Erizzo, gadget, cartoline, francobolli, medaglie, altri oggetti e testimonianze costruite attorno al celebre autore, specie dopo i suoi molteplici successi letterari, ma anche degli ultimi anni di vita.

 

I.G.: John Hemingway, nipote di Ernest, ha visitato il Museo, qual è il suo rapporto con la Villa e con Bassano?

Museo Hemingway e della Grande Guerra

Giandomenico Cortese: John Hemingway, nipote ed emulo del nonno Ernest, giunto a Bassano per l’inaugurazione del rinnovato museo di Villa Ca’ Erizzo Luca, ha riassunto in quell’ emblematico “Tutto è nato qui!” il senso puntuale della presenza bassanese del grande scrittore americano. L’esperienza vissuta a Bassano, nella dimora in riva al Brenta, i ricordi, le amicizie consolidate, le energie spese, soprattutto l’innamoramento verso luoghi e persone hanno dato al giovane volontario Ernest Hemingway la carica ideale, la passione per il giornalismo e la scrittura che sono diventati la sua creatura più amata e coccolata per tutta la vita. Le testimonianze familiari degli Hemingway, la loro vicinanza a Ca’ Erizzo, lo confermano e ne arricchiscono il prestigio. Così è anche per le attenzioni che “The Ernest Hemingway Foundation of Oak Park” e gli studiosi della letteratura americana del Novecento rivolgono alla nostra realtà.

 

I.G.: Quale passo e quale opera di Hemingway ritiene particolarmente significativo per rappresentare il rapporto di Ernest con la Villa e con il Veneto?

Giandomenico Cortese: Nell’invito alla lettura di Hemingway emerge un inedito in Italia, un racconto trovato dallo studioso Giovanni Cecchin negli USA, pubblicato postumo, “La scomparsa di Pickles Mc-Carthy”, la storia di un pugile italo-americano, californiano, scomparso misteriosamente dalla sua città, che un giornalista incontrava al fronte della Grande Guerra, arruolato tra gli Arditi che soggiornavano proprio a Ca’ Erizzo. E’, quella di Hemingway, una descrizione appassionata, cruda, realistica proprio della sua esperienza, delle sue scorribande nel territorio bassanese, vicentino, veneto di cui ha raccontato non solo i fronti di guerra ma anche i luoghi, le osterie, le tradizioni, le suggestioni. E poi come dimenticare le pagine, ricche di prospettive e immagini locali, di “Addio alle armi” o “Di là dal fiume e tra gli alberi” che puntualmente descrivono gli orizzonti che il Premio Nobel aveva fissato nei suoi occhi giovanili?

 

I.G.: Qual è il riscontro con i visitatori della Mostra?

Giandomenico Cortese

Giandomenico Cortese: Siamo soddisfatti. Abbiamo un crescendo di visitatori che trova avvincente la proposta del nostro Museo, che vi cerca intuizioni oltre le immagini, il racconto delle mille storie riassunte nella grande storia. Molte, e sempre di più, le scuole di ogni ordine e grado in visita, con la costruzione di interessanti percorsi didattici. La multimedialità che offriamo è accolta con soddisfazione da insegnanti, alunni ed allievi. Abbiamo in serbo per loro ancora importanti novità, anche nel circuito con altre istituzioni pubbliche e private messe in rete in occasione delle celebrazioni per il Centenario della Grande Guerra.

 

I.G.: Il Museo Hemingway ha un rapporto forte con il Veneto. Quale il rapporto tra l’internazionalità del Museo e lo specifico del territorio?

Giandomenico Cortese: Il Museo è stato aperto per offrire al pubblico della città e del territorio uno scrigno di tesori che Ca’ Erizzo Luca e la Fondazione Luca possedeva ed intendeva condividere. Il nostro sforzo è stato apprezzato ed ha motivato collaborazioni importanti a livello culturale e turistico, anche per l’offerta di incontri storico-culturali, espressioni di ricerca, proiezioni di film, realizzazione di spettacoli, performance teatrali e artistiche in genere. Crediamo sia una strada da percorrere con determinazione. Intendiamo partecipare il nostro entusiasmo e, appunto, condividerlo perché fare memoria è un atteggiamento dinamico, sicuramente costruttivo di futuro. 

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

Info

Sito Villa Ca’ Erizzo Luca

 

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