“La sposa” di Mauro Covacich: una raccolta di racconti che compendia pensieri sul presente

“La sposa” di Mauro Covacich: una raccolta di racconti che compendia pensieri sul presente

Set 30, 2015

“Chissà se si sta chiedendo perché è agghindata così. Quanto le piacerebbe spiegargli che anche lui è dentro l’opera. Suo marito per questo pezzo di strada. Insieme rimettono in scena l’unione, l’incontro. Ripetono il messaggio secondo un’ulteriore interpretazione, diversa dalle precedenti e da quelle che seguiranno. Una cerimonia di nozze piuttosto silenziosa con cui il mondo si unisce attraverso di loro”.

La sposa

È stato finalista al Premio Strega 2015 il libro “La sposa” del triestino Mauro Covacich: una raccolta di 17 racconti pubblicata nel 2014 da Bompiani, nella collana Narratori italiani.

A fatti di cronaca che hanno infiammato l’opinione pubblica negli ultimi decenni, si uniscono esperienze di vita dell’autore, il tutto rivisitato alla luce della fantasia che è parte integrante dell’opera. Quello che ne risulta è un quadro sconcertante dell’odierna società, in cui l’uomo appare come un essere estremamente insicuro, e, al tempo stesso, incapace di assumersi le proprie responsabilità.

Quelli che a prima vista sembrano racconti fra loro scollegati, danno vita ad una raccolta strutturata come fosse un continuo rimando a corrispondenze, che il lettore riesce tranquillamente ad individuare. I finali, sempre ad effetto, in realtà sono un altro inizio per la storia che a breve deve seguire.

Partendo dal racconto che dà il titolo al libro – così come all’immagine di copertina che ritrae della scarpe da sposa gualcite -, l’autore rievoca la storia di Pippa Bacca. L’artista, stuprata e uccisa nel 2008 durante la performance itinerante “Spose in Viaggio”, si era proposta di attraversare in autostop undici paesi, teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa al fine di promuovere la pace e la fiducia nel prossimo.

Una lezione di frisbee, impartita al nipotino Marco, risulta un pretesto per parlare della sentita tematica della sterilità di un’intera generazione, che ha rinunciato ai figli a favore delle proprie ambizioni personali. E chi ne ha, di figli, li esibisce come fossero trofei, riponendo su di essi ogni aspettativa, riscattando così la realizzazione mancata.

Il processo di Cogne permette di parlare del doloroso problema dell’infanticidio, prendendo però in considerazione quel sentimento di “pietas” nei confronti di chi si dimostra una “cattiva madre”, che assolutamente non giustifica l’atto, ma almeno arriva a comprendere le motivazioni per cui si possa operare un evento così contro natura.

E poi ancora, troviamo un giovane sacerdote – che in futuro diventerà Papa – che avverte pulsioni sessuali e viene messo alla prova dai desideri del corpo; una cittadina che vive nella paura a causa degli attentati compiuti in alcuni supermercati, da colui che alla fine risulterà un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Facciamo la conoscenza di un uomo deciso a condividere la sua casa con un branco di lupi, ignaro delle tragiche conseguenze che questo avrà sulla sua fidanzata.

Mauro Covacich

L’opera prosegue, fra invenzioni folgoranti – che permettono di concatenare i vari racconti fra loro – e digressioni autobiografiche, fino a giungere all’episodio finale, sicuramente il più spiazzante, dove due sconosciuti fraternizzano e parlano delle loro reciproche vite, mentre si trovano ad un safari umano. L’uno è il “cliente”, l’altro il “contatto”. In mano loro è la sorte di una “preda” – in questo caso una donna -, una vita che non vale niente e che affoga nella vacuità in cui è caduto il genere umano, che agisce senza alcuna morale, al solo fine di soddisfare i propri personali bisogni.

Parlare di una raccolta di racconti è sempre difficile. Molto più di dover recensire un romanzo, perché ogni breve storia è intrisa di vita e di un universo che brulica di tematiche autonome.

In questo caso, potremmo definire “La sposa” come un unico flusso di pensieri sul presente, dove le storie scaturiscono da una normalità posta agli eccessi.

Con la sua capacità di penetrare l’animo umano e scandagliarne i sentimenti – senza pretendere di dare giudizi morali, ma riuscendo ad immedesimarsi anche nel pensiero negativo -, Mauro Covacich sa accattivarsi l’attenzione del lettore, stupendolo con quello che accade intorno. Perché, purtroppo, quelli narrati sono episodi di cronaca e vita reale.

Una grande rivalsa per chi pensa che il racconto sia un genere “minore” rispetto al romanzo, laddove invece occorre molta più inventiva nel riuscire ad appassionare di volta in volta il lettore, immergendolo in realtà sempre differenti. Senza contare che i personaggi a disposizione del racconto sono pochi, onde evitare di fare confusione e non essere efficaci. A tal proposito, mi verrebbe da citare Alice Munro, che ha vinto nel 2013 il premio Nobel per la letteratura. La scrittrice canadese ha scritto sempre e solo racconti, riconoscendo in questo genere tutta la suggestione che, anche una storia breve, può contenere. Forse Mauro Covacich ha fatto tesoro di questo insegnamento, e il suo secondo posto al Premio Strega 2015 è davvero un risultato più che apprezzabile e meritato.

 

Written by Cristina Biolcati

 

2 comments

  1. Buongiorno,
    non potete pubblicare la foto di Marco Covacich senza il permesso dell’autore.
    Prego mettersi in contatto con Leonardo Céndamo.
    Grazie dell’attenzione e saluti cordiali.
    Leonardo Céndamo

    • Leonardo, ci stai prendendo in giro?
      Qualche giorno fa hai scritto un commento leggermente diverso su una pagina a caso, e ti ho scritto un’email. Ma non hai risposto.
      Inoltre possiamo pubblicare la foto dell’autore perché è libera,
      e ti assicuro che possiamo, inoltre al massimo dovrebbe essere Marco a scriverci e non tu.
      E visto che mi hai scritto qui sotto, di sicuro hai letto la mia email ma non hai risposto.
      Credi che per me/noi sia un problema mettere in pubblico il tuo commento?
      Stai solo facendo cattiva pubblicità al tuo “amico”, se te gusta, continua pure.
      Have fun!

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