“Giù al Nord” di Dany Boon: luoghi comuni e scoperte inaspettate che riflettono un mondo intero

“Giù al Nord” di Dany Boon: luoghi comuni e scoperte inaspettate che riflettono un mondo intero

Set 22, 2015

Sud, caldo, mare: chi non vorrebbe vivere sulle coste meridionali della Francia?
La famosa Costa Azzurra, meta di vacanze per gente da tutto il mondo, oltre che di direttori delle Poste stufi del proprio ufficio.

Giù al Nord

In quest’ultima categoria spicca Philippe Abrams (interpretato da Kad Merad), direttore di un ufficio postale provenzale che sogna di trasferirsi con la famiglia vicino al Mediterraneo. E da qui parte l’esilarante commedia transalpina del 2008 “Giù al Nord”, diretta e scritta da Dany Boon e incentrata sugli stereotipi e gli sfottò tipici dei francesi.

Gli stessi, più o meno, che verranno qualche tempo più tardi raccontati nel film “Benvenuti al Sud”, con Claudio Bisio e Alessandro Siani, che altro non è se non il remake nostrano del titolo sopra citato. Ma torniamo alla storia del signor Abrams: quando ormai sembra ufficiale il suo trasferimento, questo sfuma perché un disabile gli è passato davanti nella graduatoria.

Per far contenta la moglie depressa Julie (Zoé Félix), l’uomo allora presenta un’altra richiesta, questa volta scrivendo di essere portatore di handicap. Tutto sembra filare liscio, per ottenere il posto deve solo superare la visita di un ispettore, ma quando ormai sembra fatta…l’inganno viene smascherato in modo esilarante.

Per “punizione”, il direttore non viene licenziato, bensì trasferito per due anni nella regione settentrionale di Nord-Passo de Calais, nella cittadina di Bergues, vicino a Lille: nello stereotipo comune, quella zona è così fredda da essere considerata “Polo Nord” e i suoi abitanti sono visti come rozzi, ubriaconi e ignoranti. Con il pensiero di trovare tutto questo, Abrams parte da solo, triste per ciò che gli è capitato.

Giù al Nord

Appena arrivato, il direttore si imbatte nel postino del luogo, il mammone Antoine Bailleul (Dany Boon): l’incontro fa morire dal ridere, a causa della pronuncia particolare dell’uomo, tipica della zona, che fa nascere subito incomprensioni con il nuovo arrivato e conferma apparentemente le sue preoccupazioni sulla gente del luogo.

Dopo un non facile inserimento, il provenzale scopre però di non trovarsi nell’inferno di freddo che si aspettava: il clima è buono, la gente ospitale e simpatica, tanto che ben presto la sua visione cambia e inizia a integrarsi. Ma ci sono dei problemi all’interno dell’ufficio postale, tra cui il legame sentimentale tra Antoine e una collega, interrotto a causa della madre del primo e che lo fa soffrire.

Intanto, a casa, Abrams mente dicendo di trovarsi male lassù, così che i rapporti con la moglie migliorano. Ma le bugie hanno le gambe corte e a un certo punto le due vite del direttore, quella del nord e quella del sud, dovranno fare i conti tra di loro. Risate e momenti di riflessioni più che assicurati.

Giù al Nord

Il film di Dany Boon, oltre a essere una miscela esplosiva di comicità, è il racconto pressoché universale degli stereotipi che tutti noi abbiamo o subiamo verso qualcun altro. Dalla Francia all’Italia, passando per gli USA dove il remake con Will Smith è sfumato, a causa di tensioni tra il regista francese e la produzione americana, i luoghi comuni condizionano le persone e danno per scontato cose che in realtà sono completamente opposte a come le si crede.

Una volta visto “Giù al Nord”, la versione nostrana appare come una semplice copia, oltre a perde qualcosa del fascino originale che Boon è riuscito a imprimere nell’opera. Forse perché, guardando i paesaggi francesi, vediamo un’Italia al contrario (il sud che guarda dall’alto in basso il nord) ma non possiamo fare altro che vederci riflessi nei personaggi sulla scena. E capiamo così noi stessi, smascherati da un’unicità che esiste in tutto il mondo.

 

Written by Timothy Dissegna

 

 

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