Intervista di Irene Gianeselli al cantautore Frisino: il “Tropico dei Romantici”

Intervista di Irene Gianeselli al cantautore Frisino: il “Tropico dei Romantici”

Set 21, 2015

Frisino – nome d’arte del giovane Antonio Frisino – si avvicina alla musica ancora adolescente. I primi strumenti a cui si dedica sono la chitarra e la tromba. Lascia Castellaneta (TA) per dare libero spazio al suo mondo interiore e si laurea a Lecce, dove amplia i suoi orizzonti nella scena musicale salentina.

Frisino

Nel 2014 incontra il produttore Antonio Filippelli con cui arrangia e registra il suo primo disco sperimentando e collaborando con altri musicisti pur mantenendo la volontà di tenere sempre presenti le proprie origini.

Il primo singolo è uscito lo scorso luglio e Frisino racconta ai lettori di Oubliette Magazine il percorso del suo primo album “Tropico dei romantici” disponibile in tutti gli store dal 21 settembre 2015.

 

I.G.: Ti ringrazio per la disponibilità. Ci racconti il percorso che ti ha portato a scrivere “Tropico dei romantici”?

Antonio Frisino: È nato tutto qualche anno f​a. Ero appena ​arrivato a Roma​ e all’inizio, non avendo molti contatti, uscivo poco e restavo in casa a scrivere per tutto il tempo che avevo a disposizione. Così, forse per una forte nostalgia di Lecc​e, è nata la prima canzone “Porta Napoli”. Da ​quel momento ho buttato giù circa sessanta provini, ho registrato un ep ​e l’ho spedito in giro. Tra le varie etichette mi ha risposto la ​Volcan ​Records di Antonio Filippelli​ che è una persona straordinaria. Con lui abbiamo iniziato a lavorare alla stesura del disco ed alle registrazioni che sono andate avanti per circa un anno coinvolgendo tanti amici​ musicisti: ricordo la featuring con Dardust – il nuovo progetto di Dario Faini – ​e poi la collaborazione con Giusto Correnti dei Dimartino alla batteria, Iacopo Sinigaglia dei Libra che ha suonato le tastiere e Rocco Nigro alla fisarmonica.

I.G.: Puoi spiegarci il titolo del tuo nuovo progetto? Cosa intendi per “romanticismo” nelle tue canzoni?

Tropico dei Romantici

Antonio Frisino: C​onsidero la canzone in sé alla base di tutto​. Nelle mie canzoni parlo sempre con qualcuno: ora mi rivolgo alla fioraia, ora ad una lei che ho deluso, ora allo sconosciuto che ho realmente incontrato in un bar e che mi ha ispirato “Ernesto”. Quello che m’interessa sono le persone, le implosioni, l’incomunicabilità nei rapporti, e dall’altra parte la mia indole mi porta a non prendermi mai troppo sul serio e ad ironizzare sulle cose. Se dovessi dare una definizione di quelli che sono i miei “romantici”, una buona risposta è nella canzone “Gli Analisti”.

 

I.G.: Come è stata scelta la copertina dell’album?

Antonio Frisino: ​Ho visto il quadro del mio amico pittor​e Pierluca Cetera​ ne sono rimasto folgorato. Da sem​pr​e mi affascina la sua arte, il mondo ​che dipinge​ e i soggetti che ritrae. Quando gli ho chiesto di utilizzare la sua opera per la copertina dell’album non ha battuto ciglio e ne sono ​stato felicissimo.​ Il​ quadro si chiama “Il missionario “e ritrae i due protagonisti intenti in una posa ​che parla da sé.​ Mi piace mescolare le carte sia in musica che nei testi e sulla copertina non potevo fare altrimenti. “Il Missionario” è un’opera evocativa che lascia il campo libero a più interpretazioni, ti fa pensare all’entrata in una moschea (vedi le scarpe sul pavimento), oppure ad un’orgia che si è appena consumata o ancora i baffi di lui che citano Duchamp, o ancora lui e lei che sono la stessa persona, con e senza baffi​, poi ci sono altri particolari nascosti che non ti svelo. ​La cosa buffa è che il modello​ che ha posato per il quadro​, per uno scherzo del destino, si è ritrovato ad essere anche il grafico che ha curato l’artwork e quando sono andato da lui col progetto non ci poteva credere.

 

I.G.: In “Porta Napoli” una donna vende fiori, «Tieni bello mio, beata gioventù» dice porgendoli all’io che canta. Come definiresti la gioventù di oggi, cosa pensi della tua generazione, anche musicalmente parlando?

Antonio Frisino: Ho un fratello di diciotto anni e vedo attraverso i suoi occhi e quelli dei suoi amici, ascolto i discorsi che fanno, osservo come si comportano, cosa sognano e come si danno da fare, non è cambiato molto dalla nostra generazione: è cambiata la velocità di adattarsi e di decidere. A livello musicale invece, penso ​che oggi in Italia sia difficile fare musica, ma non impossibile e penso anche che ci siano​ delle realtà che dovrebbero essere ​riconosciute a livello nazionale​, fatte passare in radio e ospitate nei programmi in prima serata, diventeremmo tutti più “ricchi”.

 

Frisino

I.G.: Una musica spumeggiante, ironica, con un bel ritmo deciso è il tessuto in cui si inseriscono le tue storie. Si potrebbe definire il tuo stile come una buona interpretazione del latino invito «festina lente»: in “Domani è un altro giorno” racconti di non avere certo fretta, dopo tante battaglie perse.

Antonio Frisino: Grazie, pesandoci è così, mi affretto con lentezza, (stavo cercando un’idea ​per un t​atuaggio ed involontariamente me l’hai suggerita tu). Penso a “festina lente”, adottato da Cosimo I de’ Medici, che aveva questo motto ed usava raffigurarlo attraverso una tartaruga con una vela. In particolare nella canzone “Domani è un altro giorno” ho voluto fare un esperimento, lasciando il testo così come l’avevo scritto la prima volta, senza ritoccarlo. Dopo tante battaglie perse mi siedo e sto lì senza rancore a pensare al da farsi, ma senza fretta, con tranquillità. 

 

I.G.: “Con o senza di te” è una canzone per un amore tradito. «Con o senza di te la mia vita va avanti lo stesso, il comodino è impolverato lo stesso» queste parole tradiscono la condizione esistenziale dell’innamorato. Puoi parlarcene?

Antonio Frisino: È una canzone intima, dico quello che non sono riuscito a dire quando avrei dovuto farlo ad una persona che se n’è andata: «A quel tempo la tua presenza era superflua, ma l’ho capito dopo e nel frattempo ho tradito». Ho lasciato questa canzone così come è nata: solo voce e chitarra.

 

I.G.: Qual è il tuo rapporto con la tua terra d’origine, la Puglia?

Antonio Frisino: Io vengo dalla provincia di Taranto e ​nel cuore e negli occhi porto il colore di​ quei luoghi cui sono legato in maniera viscerale e ​da cui non posso allontanarmi per troppo tempo. ​È una regione bellissima ma allo stesso tempo piena di contrasti.

 

I.G.: Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Frisino

Antonio Frisino: Sono onnivoro. Ultimamente sono “a ruota” con Lucio Dalla, l’album “​Viaggi​ O​rganizzati”. Sono nato ascoltando Battisti, Mina, Rossi, Paolo Conte e Luigi Tenco e poi un po’ tutti i cantautori della vecchia e nuova generazione hanno solcato, chi più chi meno, dei periodi della mia vita. Tra gli stranieri ascolto molto i Sonic Youth, gli Strokes e Jacques Brel su tutti; e sono uno che ascolta molto anche la radio.​

 

I.G.: Che aspettative nutri per questo “Tropico dei Romantici”?

Antonio Frisino: Di fare il botto, che domande! Scherzo, mi​ auguro​ che venga accolto e ascoltato e che il pubblico inizi ad avvicinarsi alla mia musica, ma su tutto, mi auguro di riuscire a farmi conoscere suonando il più possibile in giro. 

 

I.G.: Stai già lavorando a nuovi progetti?

Antonio Frisino: Al momento sto promuovendo questo primo album e ci saranno show case di presentazione in giro​ e qualche concerto, contemporaneamente sto scrivendo delle canzoni ​ch​e mi piacerebbe cantassero altri.

 

Written by Irene Gianeselli

 

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