“La gemella silenziosa” di S.K. Tremayne: può una madre non riconoscere la sua stessa figlia?

“La gemella silenziosa” di S.K. Tremayne: può una madre non riconoscere la sua stessa figlia?

Set 12, 2015

“Già allora c’era un po’ di confusione, una sorta di identità sfumata. E adesso la mia adorata Lydia se n’è andata. Davvero? Oppure vive al piano di sotto, mentre tutta la sua roba è imballata quassù in solaio? E, in questo caso, come facciamo a toglierci il dubbio senza distruggere la famiglia?”.

La gemella silenziosa

In Italia “La gemella silenziosa” dell’inglese S. K. Tremayne è uscito il 10 settembre 2015, edito da Garzanti. Ma è un caso editoriale venduto in 20 paesi che ha già stregato i librai, i quali lo hanno proclamato libro dell’anno.

Il protagonista assoluto di questo thriller psicologico, che a tratti rasenta il paranormale, è il dubbio. Un colpo di scena dietro l’altro, che porta a dubitare di tutto e di tutti, dove il clima di tensione è determinato dalle mille aspettative che il lettore si figura nella mente, più che da quello che realmente accade.

L’autore è stato bravo ad “isolare” i protagonisti su un’isola deserta, difficilmente raggiungibile, in modo da lasciarli in balìa dei loro “fantasmi”, senza che troppe persone possano fare capolino in quello che si presenta come un dramma familiare e strettamente privato. Il clima claustrofobico che si crea, funge un po’ da filtro, ovvero annebbia i dubbi e le incongruenze che l’appassionato di thriller inevitabilmente avverte a mano a mano che la vicenda si dipana. Si inizia così a comprendere che niente è come sembra e che non può esservi una spiegazione per tutto. Almeno, non una razionale.

La trama ha inizio a Londra, quattordici mesi dopo la dolorosa vicenda che ha sconvolto la famiglia Moorcroft. Mentre si trovavano in vacanza a casa dei nonni, una delle gemelle di sei anni della coppia è precipitata dal balcone e ha perso la vita. Kirstie e Lydia, questi i nomi delle due sorelline, erano identiche, tanto che i loro stessi genitori hanno sempre faticato a distinguerle. Il vuoto lasciato dalla bambina è così grande, che ha costretto la madre Sarah e il padre Angus a fuggire da tutto e a rifugiarsi a vivere su un’isola con faro, nel mare della Scozia. Lì, forse, essi potranno ricominciare e ritrovare un po’ di serenità.

Ma così non è, perché Kirstie, la gemella sopravvissuta, diventa sempre più simile alla sorella morta. Silenziosa, riflessiva e improvvisamente interessata ai libri che prima non amava. Finché un giorno, rimasta sola con la madre le sussurra: «Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io».

Il tarlo di avere commesso un errore inizia a rodere l’animo di Sarah. Cos’è successo veramente quel tardo pomeriggio nel Devon? Ed è possibile che una madre non riconosca sua figlia?

L’intero nucleo del discorso – quello che fa divorare circa 300 pagine in un giorno e mezzo come nel mio caso –  è la curiosità di sapere quale delle due gemelle, in realtà, sia morta.

Anche in quest’opera, così come da Lewis Carroll in poi, subentra l’espediente dello specchio, attraverso cui è possibile vedere quello che in realtà non si può.

S. K. Tremayne

Ammesso e non concesso che una madre e un padre non riescano a distinguere i loro figli -, e questo è impossibile, perché c’è sempre un particolare, un odore o una maniera di porsi che differenzia un essere vivente da un altro – e convenendo che forse l’ambientazione su un’isola deserta non sia del tutto originale, nel complesso “La gemella silenziosa” è un romanzo stimolante, poiché il lettore si diverte a fare mille congetture. L’autore descrive bene gli stati d’animo dei protagonisti, confusi e ancora sotto shock per la morte della figlia. Avrei giurato che questo romanzo fosse stato scritto da una donna, quindi devo sempre fare appello alla concentrazione per parlarne al maschile. Forse perché gli stati d’animo di Sarah sono meglio sviscerati rispetto a quelli di Angus.

L’inizio non colpisce poi tanto, ma dopo il primo capitolo la storia diventa davvero una bomba. Vi è la volontà più assoluta di comprendere cosa possa essere successo a quella bambina – che sia Kirstie o Lydia -, e soprattutto quali siano i segreti che i suoi genitori si nascondono l’un l’altra.

Un appunto che posso fare è che i discorsi di Kirstie/Lydia si addicono ad una bambina più grande, perché ricordiamo che, al momento in cui i fatti vengono narrati, ha solo sette anni ma talvolta sembra ragionale come un’adulta.

Nella parte finale la tensione cala, poiché si iniziano a riscontrare situazioni inverosimili – mi riferisco alle modalità della tragedia -, così come ci si fa delle convinzioni personali su personaggi che hanno avuto un ruolo ma cadono nel dimenticatoio, perché completamente accantonati dall’autore.

È un vero peccato che i thriller abbiano quasi sempre un inizio fenomenale e un finale deludente. Oppure, viceversa.

Ecco perché, sebbene sia un buon thriller, non posso affermare che “La gemella silenziosa” sia propriamente quello dell’anno. Lo sarebbe stato, se il finale avesse rispettato le aspettative create durante la lettura.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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