“La casa di ringhiera” di Francesco Recami: un gioco di equivoci e sospetti che si rivela vincente

“La casa di ringhiera” di Francesco Recami: un gioco di equivoci e sospetti che si rivela vincente

Ago 17, 2015

“Il signor Consonni abitava in una delle poche case di ringhiera del quartiere Casoretto. Era stata costruita ai primi del Novecento, intorno a una corte rettangolare di circa 30 metri per 20, corte nella quale potevano parcheggiare solo alcuni degli inquilini, quelli che da sempre avevano diritto ai pochi posti macchina”.

La casa di ringhiera

La casa di ringhiera” è un romanzo del fiorentino Francesco Recami, pubblicato nel 2011 da Sellerio Editore nella collana La memoria. Si tratta di una piacevole storia “noir”, che inizia in sordina, ma poi subisce una potente accelerazione di eventi che la rendono molto interessante. E soprattutto, un abile gioco d’incastri, narrato in maniera sapiente, che non lascia nulla al caso e diverte il lettore.

Amedeo Consonni è il protagonista, ovvero un tappezziere in pensione, vedovo, che vive in una casa di ringhiera di Milano dove tutti sanno tutto, ma cercano di fingere di farsi gli affari propri. Il suo appartamento è piccolo, ma arredato con gusto, con tendaggi e tappeti preziosi. Consonni ha un hobby particolare quanto macabro. Colleziona articoli di giornale che parlano di cronaca nera. In pratica, le notizie sui crimini più efferati degli ultimi anni. Lui però è una brava persona, e infatti, per tre pomeriggi a settimana si occupa del nipotino Enrico detto “Cipolla”, poiché la madre del piccolo – sua figlia Caterina – lavora ed è sempre molto impegnata.

Nell’ultimo periodo è stato ucciso, in un paese limitrofo, un egittologo dilettante, orrendamente mutilato a mimare una statua egizia, tanto da essere soprannominato “il delitto della Sfinge”. Il cadavere è stato ritrovato in casa propria, nudo, eviscerato ed evirato, nonostante fosse conosciuto da tutti come una persona tranquilla ed abitudinaria.

Le storie degli altri inquilini, i cui appartamenti si affacciano sul cortile in comune con Consonni, sono tutte legate fra loro. Nel monolocale vicino è venuta ad abitare da poco una coppia di meridionali, Erika ed Antonio. Lei è sempre vestita in maniera provocante, mentre lui è un gran maleducato. Poco distante c’è l’ottantenne De Angelis, tutto preoccupato a mantenere la patente e a piantonare il posteggio riservato alla sua Opel. C’è poi la professoressa Mattioli, affascinante cinquantenne sempre gentile con Consonni; infine, una famiglia un po’ disastrata, dove il padre è alcolizzato e la madre subisce in silenzio, il tutto sotto gli occhi dei due bambini Gianmarco e Margherita.

Consonni ha messo da parte un meticoloso dossier sul caso della Sfinge, ma decide di andare sul posto ad indagare, per farsi un’idea precisa di quanto accaduto. Solo che al suo ritorno, i rumori provenienti dall’appartamento vicino si fanno preoccupanti ed egli si sente in dovere di intervenire.

Francesco Recami

Da qui in poi sarà tutto un crescendo di equivoci e di sospetti che sconvolgeranno gli inquilini, in cui ciascuno di essi diventa colpevole e vittima al tempo stesso. E proprio mentre gli eventi del cortile danno origine ad una verità sempre più paradossale, Amedeo Consonni guiderà l’indagine della Sfinge alla cattura del colpevole, e così vedrà realizzato il suo sogno di avere il suo nome in prima pagina sul giornale, in qualità di detective dilettante.

Non c’è che dire, Recami ha creato una trama molto movimentata e ricca di colpi di scena. Il “delitto” irrompe come una sorta di diversivo, nella tranquilla routine della vita del residence, un po’ come ha fatto, a suo tempo, Alfred Hitchcock ne “La finestra sul cortile”.

Questo sembra essere quello che succede quando si abita in una casa di ringhiera, ovvero una piccola comunità dove si vive a stretto contatto gli uni con gli altri, coi muri talmente sottili da udire tutto quello che succede nelle abitazioni altrui. Un insieme di imprevisti e probabilità, contenuti nel raggio di pochi metri.

La casa di ringhiera” è in pratica una sorta di piccolo palcoscenico, dove sembra andare in scena una tragedia. Solo alla fine si comprende che in realtà era una commedia, e che i “danni” sono contenuti.

Francesco Recami ha creato davvero un romanzo originale, piacevole in ogni suo risvolto. Una buona lettura che potrebbe allietare questi giorni di vacanza.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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