Intervista di Irene Gianeselli al regista Roberto Del Piccolo: l’horror indipendente e appassionato

Intervista di Irene Gianeselli al regista Roberto Del Piccolo: l’horror indipendente e appassionato

Ago 12, 2015

«Desidero una bara ricolma di sangue nella quale io possa riposare in pace, potendo però uscire la notte per addentare sul collo i film che ho fatto». – Mario Bava

 

Roberto Del Piccolo

Roberto Del Piccolo avvia nel 2011 un artigianale ed indipendente percorso nel mondo del cinema con “The Hounds” che scrive, dirige e produce e per cui viene premiato nel 2011 al ToHorror Film Festival e allo Shockerfest (USA) e nel 2012 alla trentaduesima edizione del Fantafestival di Roma.

Nel 2015 collabora alla scrittura di “Subject 0: Shattered memories” diretto da Tiziano Cella e scrive, produce e dirige “Evil Souls” che viene selezionato alla trentacinquesima edizione del Fantafestival di Roma.

Roberto Del Piccolo racconta ai lettori di Oubliette la progettazione di “Evil Souls” e “The Hounds”, la sua passione per l’horror, la collaborazione con Maurizio Del Piccolo e l’esperienza da produttore con Moviedel, la casa di produzione che ha fondato.

 

I.G.: Ti ringrazio per la disponibilità. Prima di parlarci del tuo ultimo progetto “Evil Souls”, potresti spiegarci le ragioni per cui hai scelto il genere horror per raccontare le tue storie?

Roberto del Piccolo: Vorrei cominciare dicendo che siamo in due alla regia. Io e Maurizio Del Piccolo che è mio cugino. Nella realtà ci confrontiamo e sviluppiamo ogni progetto anche con una terza persona, Tommaso Borgstromm, il nostro DOP (Director of Photography). Siamo un vero e  proprio team che lavora in sintonia. Io e Maurizio siamo appassionati di horror, abbiamo iniziato in giovane età facendo corti casalinghi improvvisati, sempre a sfondo grottesco-horror. Per puro divertimento, improvvisavamo le storie coinvolgendo tutto quello che trovavamo. Ci si divertiva parecchio e direi che questo clima non è ancora svanito, sul set ci divertiamo come quando eravamo ragazzini, solo che ora abbiamo la responsabilità di tutta la troupe e degli attori. Abbiamo iniziato girando corti improvvisati, poi con il tempo sono diventati professionali, passando comunque da una fase di transizione semi-professionale. Ho abbandonato la regia e i corti per molto tempo, ero stufo di passare le giornate a fare FX e rifare le riprese molte volte. Non ne vedevo lo scopo. Fare un corto non è come fare un film, innanzitutto la competizione è maggiore, poi le aspettative sono ancora minori di un film. Comunque decisi di aiutare Maurizio con gli FX e di coadiuvarlo al meglio, perché lui ha continuato a girare corti prendendosi anche qualche soddisfazione. Siamo rimasti sul genere horror per pura passione. Nel mio caso ricordo che mia madre e mio padre mi facevano vedere film horror fin da piccolo, anche se poi non dormivo di notte. Mi dicevano: «Vuoi vedere un film horror? Va bene, ma poi vai nel tuo letto comunque da solo». E così, pian piano ho imparato a convivere con i mostri e i fantasmi che vivevano sotto il letto o fuori dalla finestra della mia stanza (ora sono miei amici!). Credo di aver trasmesso questa “passione” a Maurizio, io ho dieci anni più di lui. Maurizio veniva a fare le vacanze dal Friuli a Milano. Aveva otto anni e dunque gli facevo da babysitter, inusuale per certo, infatti  invece di fargli vedere i cartoni animati guardavamo film horror e giravamo i famosi corti improvvisati. Maurizio da piccolo era pieno di paure che comunque fronteggiava come poteva, come tutti i bambini. Credo di aver avuto una certa influenza nel processo che ha aiutato Maurizio a trasformare le paure in arte, ed ecco perché siamo legati all’horror.


I.G.: Il primo lavoro in assoluto che hai diretto è “The Hounds”. Com’è nato questo progetto e qual è stato il suo percorso?

Roberto Del Piccolo: Mi riallaccio al discorso precedente. Ho sempre avuto una visione più ampia delle cose. Maurizio ha continuato a produrre corti migliorando la sua tecnica e imparando l’editing con ottimi risultati. Un giorno mi ha scosso dalla mia apatia transitoria chiedendomi di aiutarlo in un corto. Gli dissi che sarebbe stato il mio ultimo in assoluto. Da lì cominciammo a scrivere la storia. Poi lui mi disse: «Se non vuoi fare più corti allora ricaviamo un lungometraggio da questa storia». Io non risposi per alcuni istanti, poi gli risposi: «Sì, ok». Credo che rimase un po’ sorpreso dalla risposta, e mi chiese ancora: «Ma, saremo in grado?». Dovete sapere che noi non ci prendiamo mai troppo seriamente e ci piace sempre scherzare e prenderci gioco di noi. Nacque così “The Hounds” sulla carta. Nel frattempo mi trasferii in UK, era il 2009, e cominciai a leggere libri e notizie su come realizzare un lungometraggio. Fondai Moviedel per realizzare “The Hounds” che è stato girato per intero in UK. Stavamo cercando un DOP e guarda caso ce ne era uno italiano proprio a Bath (UK) la città dove vivevo. Era Tommaso Borgstromm, un uomo che ad oggi è diventato parte integrante del nostro gruppo. Tommaso ha un’esperienza incredibile, ci ha insegnato molto e ancora lo fa, sempre condividendo la nostra passione che non è certo diminuita. Tralascio tutta la storia della realizzazione di “The Hounds” che ha trovato distribuzione in USA, Canada, Italia e in Vod in Cina e altri paesi. Per essere un film indipendente a budget zero è stato un successo.


I.G.: Con Tiziano Cella hai collaborato alla stesura della sceneggiatura di “Subject 0: Shattered Memories”, come hai vissuto questa esperienza?

Evil Souls

Roberto Del Piccolo: È stata una bella esperienza. Ci scrivemmo parlando del più e del meno, ovviamente con i film come argomento principale. Voleva fare il suo primo lungometraggio e mi chiese che percorso avevo fatto con “The Hounds”. Poi mi passò una sua storia che a mio avviso era complessa da realizzare con un budget esiguo. Cosi gli proposi un mio screenplay da riadattare. Lui accettò e cominciammo a riscrivere. “Subject 0 – Shattered Memories” nasce da un corto di Maurizio che si chiamava “Trailer C”, un’opera di quindici minuti circa, dove il protagonista era chiamato “Subject 35”. Il corto mi impressionò a tal punto che dissi a Maurizio: «Voglio farci un film». Scrissi la sceneggiatura che rimase negli archivi per lungo tempo, fino a che Tiziano ed io riprendemmo a risentirci. Inutile dire che persi lo screenplay originale e allora dovetti riscriverla tutta! Fortunatamente ricordavo tutto. Proposi a Tiziano il titolo “Soggetto 35”, che lui tramutò in “Subject 0”, aggiungendo poi “Shattered Memories”. La storia la scrissi fondamentalmente io curando anche la traduzione dei testi in inglese e usando il team che mi segue per i miei film. Tiziano iniziò a girare e a mandarmi i cambi di sceneggiatura che discuteva sul set con David White, (attore inglese madrelingua che vive a Roma) apportando modifiche sostanziali. Io ne seguivo i punti di coincidenza e di coesione con il resto della trama. Devo dire che è stata la cosa più difficile per me, io di solito prima valuto tutta la sceneggiatura e giro solo quando è finita. Poi con l’editing decido se va aggiunto o modificato qualcosa, ma in questo caso era uno stile diverso. È nato così uno screenplay a tre mani con Tiziano e David White, assolutamente un’esperienza positiva che rifarei anche oggi stesso. Quel che più mi è piaciuto è stato vedere l’evolversi di tutta la struttura di “Subject 0 – Shattered Memories” fino al raggiungimento del risultato finale. Partecipare a un film con persone che fondamentalmente non ho visto di persona, ma che essenzialmente sono legate con un filo invisibile a me e viceversa ha un buon sapore. Ho capito che Tiziano era una persona determinata dopo che ho visto il film “Doll Syndrome” di Domiziano Cristopharo. Non tutti avrebbero potuto sostenere il ruolo da protagonista di questo film ma lui lo ha fatto, e vi consiglio di vederlo per capire di cosa sto parlando. Si capisce da subito che è stata una sfida non indifferente per Tiziano. Detto questo, Tiziano ha capito immediatamente i punti cruciali per un film indipendente a costo zero e ha deciso in breve tempo. Infatti è già distribuito in USA e Canada.

 

I.G.: Hai scritto, diretto e prodotto “Evil Souls“. Cosa puoi raccontarci di queste anime tremende?

Roberto Del Piccolo: Evil Souls è un film fortemente voluto che parla dell’orrore e delle angosce della natura umana. È stata una sfida in tutto e per tutto. Ho iniziato a scrivere Evil Souls con Maurizio che mi ha dato il “la”. Poi ho continuato a scrivere confrontandomi sia con Maurizio che con Tommaso. A metà percorso è uscito un film “Hostel 3” che mi ha fatto letteralmente inveire in quanto l’idea di base era troppo simile a “Evil Souls”. Così ho sentito Maurizio e gli ho detto che dovevamo cambiare percorso. Abbiamo trovato un punto su cui far ruotare la storia, anzi più punti. Mi piacevano molto, ma saremmo dovuti entrare nelle viscere della natura umana, toccando note dolenti, come il dolore fisico e mentale, il supplizio e l’umiliazione. A questo punto mi sono informato sul Marchese De Sade, creando il personaggio di Valentine, un essere malvagio che adora il marchese, un perfido che usa gli aforismi di de Sade per comunicare con le sue vittime. Un essere grottesco, malvagio, profondo e superficiale allo stesso tempo. Un uomo che perpetra dolore e sofferenza per stimolare e scuotere la natura contorta del nostro io. Ma non bastava, volevo creare un dolore nel dolore. Cosa c’è di peggio per una donna se non quella di perdere il proprio figlio? O di non poter avere figli? O di vedere il proprio figlio rapito dal malvagio di turno? Anche questo è “Evil Souls”. Abbiamo legato tutti questi punti, creato la sceneggiatura, ma il risultato finale non mi soddisfaceva. Alla storia mancava qualcosa, che non potevamo aggiungere né io né Maurizio, né Tommaso. Parlai con Julian Boote, l’attore che interpreta Padre Albert in “Evil Souls”. Mi confermò che a suo avviso “Evil Souls” era privo di sostanza e difatti aveva ragione, la pensavo esattamente come lui. Mi parlò di “superfici intrinseche ”, di come la Chiesa avrebbe fondamentalmente agito di fronte a un caso come questo, anzi, di come un prete cattolico avrebbe agito. Insomma non era soddisfatto di come il suo personaggio interagiva con il resto della storia. Era il punto che non potevo focalizzare. Incontrai Julian Boote a Londra, parlammo di tutto, davanti a quattro caffè a testa, credo. Insomma, gli dissi di scrivermi onestamente cosa non andava. Detto fatto, ricevetti risposta da Julian in pochi giorni. Tutto finalmente aveva senso, io avevo portato il male in “Evil Souls”, ora lui portava il bene. Andavano solo miscelati i tempi e i metodi. Faccio un appunto sul Marchese de Sade. Malgrado la sua natura libertina e lussuriosa, ha espresso opinioni che comunque condivido, perché l’essere umano è essenzialmente debole, se abbiamo tentazioni ed inclinazioni è perché madre natura ce le concede, pensateci. Non condivido certamente la sua ricerca spasmodica del dolore e il suo metodo brutale, ma qui siamo su un livello diverso dal filosofico. Tornando a Julian, assimilai i suoi appunti e finalmente la stesura di Evil Souls trovò il consenso di tutti. Julian si confrontò spesso con Lisa, in animate discussioni sui personaggi. Di Lisa spero di poterne parlare tra poco, perché ha avuto un ruolo fondamentale per la realizzazione di “Evil Souls”.

 

I.G.: Anche il tuo è un cinema indipendente. Qual è la tua esperienza in Italia?

Evil Souls

Roberto Del Piccolo: La nostra esperienza italiana è tutto sommato positiva. Non ce la sentiamo di sparlare o sparare addosso all’Italia, lo fanno già in troppi, tutti! Forse perché vivo all’estero e allora mi sento coinvolto relativamente dai danni nel nostro Paese. Diciamo che io e Maurizio  abbiamo optato per un profilo molto basso, bassissimo direi. Cerchiamo di aiutare chi possiamo con le poche conoscenze che abbiamo, ogni filmmaker indipendente che ci contatta riceve sempre e comunque un aiuto. Tommaso nonostante i suoi trenta e passa film realizzati (ha iniziato con Corman fino a lavorare con Willem Dafoe)  è rimasto una persona umile che ancora oggi cerca di migliorarsi di continuo, ascolta noi “giovani” , ma esprime sempre il suo punto di vista che in realtà ha salvato molte situazioni. Questa parte tutta italiana di Moviedel è come un gruppo di amici che vogliono fare buon cinema, che ci si riesca poi, è un altro discorso. Nel clan c’è anche Nicole Rossin, una MUA (Artista del make up)  che si è dimostrata meravigliosa dal punto di vista umano, e bravissima sul set. Insomma fa parte di Moviedel a tutti gli effetti. Ora abbiamo intrapreso una nuova collaborazione con Chiara Mariani e crediamo che porterà risultati ottimi e qualitativi di lunga durata. In Italia “The Hounds” è stato distribuito da Cecchi Gori e l’esperienza è stata positiva, non abbiamo avuto problemi in quanto il loro team si è sempre dimostrato serio e professionale.

 

I.G.: “Moviedel” è la tua casa di produzione. Come valuti questa esperienza?

Roberto Del Piccolo: In questo caso dobbiamo aprire molte parentesi. Prima di tutto fondai Moviedel nel 2009, a Bath in UK. Poi Maurizio ha fondato Moviedel Italia che fungeva da “succursale”, ma nella realtà Moviedel Italia forniva tutta la parte tecnica (editing, trailers, color correction) quindi parlare di succursale è molto riduttivo, diciamo che per antologia è stata fondata sulla carta “dopo”, ma per spessore ha lo stesso peso di Moviedel Bath. Ho chiuso Moviedel Bath nel 2012, mentre Moviedel Italia è ancora in essere. Per “Evil Souls” è stata aperta un’altra Moviedel, che si chiamava Moviedel UK sempre con sede a Bath, ma i soci in questo caso siamo solo in due, io e Lisa Holsappel-Marrs che è l`attrice che interpreta Maddie in “Evil Souls”. Conobbi Lisa e mi disse che le era piaciuto “The Hounds” e parlando con lei notai che aveva un “occhio clinico” per i film Horror, mi dava delle spiegazioni sempre logiche su come secondo lei un film funzionava o meno. Un giorno le dissi che stavamo progettando un nuovo film, “Evil Souls”. Le chiesi se voleva la parte di Maddie, sarebbe stata una sfida, perché Lisa aveva al tempo trentanove anni. Mi disse che le offrivano solo parti da mammina, ma che lei non se la sentiva di vincolarsi solo ad un ruolo stereotipato. Accettò la parte e non solo, volle investire nel film, diventando a tutti gli effetti la coproduttrice al cinquanta per cento e la direttrice del casting. Da qui è nata la nostra collaborazione. Ad oggi, sono passati tre anni, ed abbiamo rifondato Moviedel UK, tenendo lo stesso nome per motivi pratici. Parlando di Lisa devo dire che la critica sta apprezzando la sua interpretazione e sono molto felice per lei. Mentre cercavamo un’attrice attempata che potesse interpretare la madre pazza di lei (Lisa –Maddie) le venne l’idea di farla lei stessa, con adeguato trucco di invecchiamento. A mio avviso la scena della vecchia pazza nel manicomio è una scena molto particolare. In questo caso abbiamo seguito le indicazioni di Lisa sia nel montaggio che negli FX, in quanto la prima stesura dell’editing non la convinceva. Su questa scena molta parte della critica si è espressa molto positivamente. Lisa e Julian hanno dato il massimo qui, a condire una interpretazione sempre all’altezza. Devo dire che mi aspettavo più consensi per Julian, perché è un attore formidabile, ma siamo solo alle prime critiche. Il fatto che non venga menzionato spesso secondo me è un complimento. Julian interpreta il buon prete che cerca di salvare le ragazze in “Evil Souls”. Gli altri attori, da Peter-Valentine, a Holli-Jess, a Paola-Susan (e Lisa-Maddie appunto) hanno caratteri tutti forti e marcati, Albert invece porta la bontà e la speranza che in un horror sono automaticamente messi in secondo piano dai fans. A mio avviso un grande attore è quello che riesce con naturalezza a non farti pesare il suo ruolo, te lo fa vivere, te lo fa respirare naturalmente. Detto questo, io non faccio paragoni, secondo me sono stati tutti eccezionali. A Paola-Susan, per esempio, ho dato il ruolo senza farle fare neanche un provino. Lo ammetto, fu la prima volta che agii d’istinto. Qualche anno fa parlavamo al telefono della sua esperienza artistica e personale (che non menzionerò qui), si parlava del doppiaggio di “The Hounds” in italiano (diretto da Paola) e da lì parlammo di un po’ di tutto. Ad un tratto le dissi «Ti affido il ruolo di Susan». Lei rimase scioccata, mi disse che non era sicura e che non si sentiva all’altezza degli altri attori, perché non aveva mai recitato. Dopo un po’ di tempo, a “Evil Souls” finito, mi chiese come lo avevo capito che poteva recitare, non sapevo cosa risponderle. Ora Paola è coinvolta in molti progetti, e ne sono molto felice, anche se non lo esterno. Peter fu una scelta esclusivamente di Lisa. Lisa sentiva che Peter avrebbe portato sullo schermo la follia di Valentine. Devo ammettere che io ero così saturo dei dialoghi di Valentine-Marchese De Sade che non potevo essere molto razionale. Quindi mi fidai di Lisa. Visivamente abbiamo un Valentine che funziona molto bene e le critiche stanno valorizzando molto il lavoro di recitazione di Peter. Holli fu l’ultima che si legò al progetto “Evil Souls”. Arrivò sul set di corsa, ma dalle prime battute che scambiammo nella mia macchina, mentre andavamo dall’aeroporto agli alloggi, mi disse «Io sono un’attrice che non si porta gli spettri a casa, quando finiamo di girare per me è finito il lavoro. Dimmi quello che vuoi e io lo faccio». Anche Holli fu una scelta principalmente di Lisa, poi avallata da me, aveva un look giusto, diverso, e sapeva recitare. Ma quella frase in macchina mi colpì molto, perché noi avevamo bisogno di una Jess così! Risolutrice e donna vera. Se guarderete “Evil Souls” capirete cosa intendo. Emanuele Ignomirelli è un ragazzino che si è dimostrato all’altezza di tutti gli altri attori. È rimasto sul set ad ascoltare i consigli di tutti, per ore, senza lamentarsi mai, viaggiando lungo la Milano-Venezia nei week end per non perdere le ore di scuola, lavorando con persone che non conosceva, insomma, una sfida vinta a pieni voti. Bravo! E così tutti i ragazzini che hanno interpretato Valentine, Maddie, Jess, Albert, Susan da piccoli: era la loro prima esperienza e sono stati tutti quanti bravissimi e professionali.

 

I.G.: Quali sono le prospettive future per “Evil Souls” e “The Hounds”?

Roberto Del Piccolo

Roberto Del Piccolo: Le prospettive per “The Hounds” sono ormai all’osso… dopo quattro anni non penso che andrà oltre il cammino percorso, siamo contenti di quello che abbiamo ottenuto. Per “Evil Souls” abbiamo firmato due contratti, uno con “CutEntertainment” che ci rappresenta in USA al nome di Jeffrey Cooper e uno con gli UK. A breve “Evil Souls” uscirà proprio nella amata Inghilterra con “101 Film”, proprio lì dove ho vissuto per sette anni ma non son riuscito a vedere The Hounds distribuito (malgrado un contratto firmato con un tale di nome Adam A.Park che fa a capo a Trash House Cinema). Non è vero che i disonesti esistono solo in Italia, sono ovunque.

 

I.G.: Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e perché hai scelto di intraprendere questo percorso artistico?

Roberto Del Piccolo: I nostri punti di riferimento sono molteplici. Io e Maurizio impariamo molto dai registi indipendenti. Perché da loro ci si nutre di passione pura. Imparo da Tiziano Cella, Domiziano Cristopharo, Ivan Zuccon, Gabriele Albanesi, Boni e Ristori, Lucas Pavetto e via dicendo, passando da registi che fanno solo corti, come Luigi De Conti e Davide Melini e molti molti altri. Non posso menzionarli tutti, sono davvero troppi. Da questi registi si impara molto, carpendo i loro metodi non solo legati alla regia, ma anche al rapporto che hanno con l’industria cinematografica. Intraprendere un “discorso artistico” come questo è un po’ come mettersi a nudo e accettare i difetti che abbiamo. Ovvero, se una persona zoppica, ma adora correre, vuol dire che accetterà una competizione, pur sapendo che sarà difficile in partenza. Noi facciamo film indipendenti, senza budget, ma per passione. Quando dico noi, intendo “noi indipendenti italiani”, quelli che cercano, anche sbagliando, di riportare il nome dell’Italia al suo posto nel panorama internazionale. Una volta questo posto era molto vicino al vertice. Da indipendenti autoprodotti abbiamo imparato a vivere sempre con poche lire, senza entrate fisse, con il dubbio costante, ma con la mente sempre accesa a nuove idee e nuovi progetti.

 

I.G.: Progetti futuri?

Roberto Del Piccolo: Certamente, il nostro prossimo film si chiamerà “Little Sister”. Un omaggio agli slasher degli Anni Ottanta. Prodotto da Moviedel Italia e Eleonora Turri, e coprodotto in parte da me. È un film a budget ridottissimo che punta molto sul visual-effect e gli FX rigorosamente reali. Io e Maurizio abbiamo scritto la sceneggiatura come ai tempi di The Hounds e abbiamo puntato alla semplicità della sceneggiatura per offrire un prodotto intelligente e pulito, intuitivo e di puro intrattenimento. Inoltre abbiamo pronti altri screenplay: Gifted and Cursed, Dead Eater, Red Marsh, Birth, Cupcakes, Aringotaurus e Silena. Tutti film assolutamente diversi che possono essere realizzati con budget differenti. Ti ringrazio molto per l’intervista e un saluto da Moviedel a tutti i lettori e alla redazione di Oubliette Magazine, mille grazie ancora!

 

Written by Irene Gianeselli

 

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