“L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” di Alice Basso: dall’editoria alla figura del gosthwriter

“In molti amano l’odore della carta. Alcuni ne vanno proprio pazzi. Quando comprano un libro, se lo avvicinano al naso e aspirano forte chiudendo gli occhi. Talvolta mugolano. Se entrano in una biblioteca, inspirano a pieni polmoni come fossero in alta montagna, poi estraggono un vecchio volume dal primo scaffale e ci tuffano la faccia con l’intenzione apparente di baciarlo”.

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Mai come negli ultimi anni gli scrittori hanno ambientato i loro romanzi nelle librerie, facendo del protagonista di turno un addetto alla vendita, oppure un grande appassionato di libri. Utilizzando la lettura come “panacea contro tutti i mali” e considerandola altamente terapeutica, si è trovato il modo di parlare di letteratura, mescolandola alle storie dei personaggi. Romanzare il sapere non è mai facile, a meno che non si sia realmente un “addetto ai lavori”.

A tal proposito ho letto “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” di Alice Basso (Garzanti Libri, 2015), un romanzo originale perché ribalta la situazione. L’autrice, infatti, lavora in una casa editrice e conosce da tempo le dinamiche che stanno dietro alla pubblicazione di un libro. Quest’opera ci porta a conoscere la misteriosa figura del gosthwriter, ovvero colui che, dietro compenso, scrive un libro al posto dell’autore e accetta che il suo nome non venga mai citato, né la sua figura riconosciuta. A chi ama scrivere sembra impossibile, ma anche questa è considerata un’arte.

Vani, la protagonista, ha 34 anni e veste sempre di nero. Nel carattere chiuso e nelle abitudini alimentari ricorda molto Lisbeth Salander, l’eroina della trilogia di Stieg Larsson. Ma mentre Lisbeth era mossa da un grande desiderio di riscatto e di vendetta nei confronti dei colpevoli, Vani ha un dono speciale: da piccoli indizi che sembrano insignificanti, riesce a cogliere l’essenza delle persone. Insomma, si mette nei panni del cliente e riesce a scrivere esattamente come fosse lui.

Ecco, a questa partenza interessante, già di per sé, l’autrice ha aggiunto molte altre tematiche, affinché non ci si possa mai annoiare. Come fosse un grande “potpourri” di generi, vi è la storia sentimentale che termina in un romanzo noir, passando attraverso il romanzo d’introspezione.

Quello che dobbiamo fare, parlando di questo libro, è chiederci: cosa succede se alla più geniale dei gosthwriters chiede aiuto proprio il romanziere del momento, giovane e bello, che però è afflitto da un “blocco” e altri non vede se non la pagina bianca? E se a questa storia d’amore, che appare da subito strana e surreale – dato che non stavamo leggendo una fiaba – aggiungessimo una cliente “impostora” che parla con gli angeli, ma non sa come continuare a scrivere l’ennesimo libro di successo che l’ha resa milionaria? E se ancora, ciliegina sulla torta, questa donna venisse misteriosamente rapita e Vani facesse la conoscenza di un commissario – che sembra uscito da un fumetto di Dick Tracy – che le permettesse di esercitare i suoi “poteri empatici” per ritrovare la rapita?

Alice Basso

Il tutto, condito da un sentimento materno che in Vani ancora non vuole prendere il sopravvento, ma che la fa avvicinare alla quindicenne dark, vicina di casa, perché nella sua arguzia rivede se stessa da giovane.

Non dobbiamo dimenticare un rapporto conflittuale con la sorella minore che l’ha sempre invidiata per la sua intelligenza, e con la famiglia d’origine che l’ha sempre preferita a lei. Senza tralasciare, infine, un gioco “sornione” al gatto col topo perpetrato quotidianamente col capo della sua agenzia letteraria: un uomo gretto che pensa solo agli affari.

Come potete vedere, gli ingredienti per poter leggere un buon romanzo Alice Basso li ha disseminati tutti, fra queste pagine. Con molta ironia l’autrice propone dialoghi esilaranti, dove la battuta è sempre pronta e si sposa perfettamente con la sagacia di Vani, la quale non rimane mai senza parole. O quasi.

Sullo sfondo, la città di Torino, con le sue pasticcerie, i suoi locali malfamati, i suoi quartieri signorili e gli altri, che lo sono un po’ meno. Anche se si arriva alla stessa conclusione della protagonista, che, in fondo, la città sia tutta bella.

Il finale lascia ben sperare che Alice Basso abbia in serbo per noi altre gradite sorprese. Mai come in questo caso, il principio “scrivi di quello che conosci” sembra aver pagato.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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