Intervista di Claudia Leporatti alla band Boxerin Club: la musica è un viaggio che non finisce mai

I Boxerin Club sono un sogno da osservare mentre si realizza.

 

Boxerin Club

Cinque ragazzi intorno ai 25 anni innamorati della musica più di ogni altra cosa, cresciuti nella contraddizione di in una grande città dall’anima fortemente provinciale, in una parola a Roma, che della loro fantasia adolescenziale, fondare un gruppo e girare il mondo con le loro canzoni, hanno fatto una ragione di vita. Pazienza, impegno, ricettività.

I Boxerin Club potrebbero chiamarsi anche “Spoonges’ Club”, con la loro inesauribile capacità di assorbire generi e sonorità, con le valigie sempre pronte e il modo di fare spontaneo, paziente ed aperto.

C’è qualcos’altro capace di appassionarli, oltre ed anzi insieme alle sette note, e sono le storie, la vita, gli altri. Così è un’esperienza di conoscenza reciproca, la nostra intervista sul tavolo di un pub di Budapest dove si sono esibiti davanti a un pubblico tutto da convincere, che di loro non sapeva niente ma che di certo dopo ha dato un’occhiata alla loro pagina Facebook.

Dalle domande passiamo alle riflessioni, a discutere su cosa sia la cultura e cosa l’arte e scopro il loro modo di discutere, che immagino sia simile anche in fase di composizione: sanno capire ed accettare le idee degli altri, anche quando sono di pareri opposti.

 

C.L.: Vi definiscono indie, ma, etichette a parte, come descrivereste il vostro modo di fare musica?

Boxerin Club: Siamo nati con l’indie-rock, che per i posti dove suonavamo all’inizio andava benissimo, poi siamo maturati in tante piccole fette di musica, dal folk alla musica africana. Non abbiamo mai paura di sperimentare e ci interessano molto le realtà tribali, i riti, le feste, l’esotico in generale. La musica è un viaggio che non finisce mai e, come le culture, non smette mai di evolversi.

 

C.L.: Da dove nascono i Boxerin Club?

Boxerin Club

Boxerin Club:  Sui banchi di scuola e in piccoli locali della provincia di Roma. Il gruppo si è formato nel 2010 e il nostro primo disco “Tic Toc, Here it Comes” è stato il primo lavoro che ha segnato la fondazione di una nuova casa discografica romana, Bombadischi. Il nostro punto di forza è stato proprio di aver trovato un’etichetta di ragazzi nostri coetanei e pieni di voglia di iniziare a lavorare.

 

C.L.: Quale è stato il punto di svolta che vi ha fatto capire di avercela fatta, di poterci credere per davvero?

Boxerin Club: Vincere l’Arezzo Wave: ha scritto il nostro biglietto da visita. Oltre a darci l’occasione di esibirci davanti a un pubblico molto vasto e di diventare conosciuti, infatti, ci portati sulla scena internazionale, fino agli Stati Uniti.

 

C.L.: Il significato del vostro nome?

Boxerin Club:  Giocando a Trivial Pursuit, da una domanda sull’esistenza o meno di un pub di nome “Boxerin Pub”, gestito da soli cani. Ci ha conquistati, lo abbiamo fatto nostro.

 

C.L.: Abbiamo parlato delle sonorità, ma anche i vostri testi sono un fattore importante del vostro successo. Cosa volete trasmettere e dove trovate ispirazione?

Boxerin Club

Boxerin Club: Nelle nostre parole portiamo soprattutto il romanticismo, un modo di essere romantici nient’affatto spicciolo. Qualcosa che non c’è, né qui, né ora. Scriviamo in modo itinerante e come capita: alcuni brani sono scritti in una notte, altri richiedono molto più tempo. Il confronto è determinante soprattutto nell’unire il testo con la melodia. Siamo in continua evoluzione, procediamo in modo istintivo, sviluppando piano piano il nostro metodo. Ognuno scrive per conto proprio sottoponendolo poi agli altri perché possano aggiungere del loro o suggerire una nuova direzione.

 

C.L.: Cosa fate nella vita, oltre a suonare a ritmi quasi stakanovisti?

Boxerin Club: Come hai detto tu, ci esibiamo il più possibile e anche per la composizione lavoriamo sodo, in più due di noi studiano al conservatorio, mentre Gabriele, dopo anni in officina, si è rimesso sui libri, iscrivendosi ad Antropologia. I nostri studi, insieme ai viaggi, sono le miniere da cui attingiamo per creare un nostro immaginario con cui coinvolgiamo chi ci ascolta, trasportandolo in dimensioni dagli orizzonti più ampi, estrapolandolo dal contesto quotidiano e conducendolo in un posto che non ha mai visto ma che è nella sua testa.

 

C.L.: State attraversando diversi Paesi, che riflessioni ne scaturiscono sull’Italia?

Boxerin Club:  Il nostro popolo non ha espresso la cultura della musica per molto tempo e crediamo che adesso lo stia facendo. Ci sono sempre più organizzazioni fondate da ragazzi attraverso la musica che contribuiscono a costruire una cultura musicale, che si formerà nel lungo termine. Nel giro di dieci anni l’Italia cambierà in modo radicale.

 

C.L.: Qual’è l’aspetto più difficile del vostro lavoro?

Boxerin Club

Boxerin Club: La disciplina. Resistere alla tentazione di fare serata dopo ogni concerto, di lasciarsi catturare del tutto dai fan. Bisogna sempre ricordarsi a vicenda che il giorno dopo c’è da ripartire per un altro concerto… il problema è che siamo giovani e spesso invece che a andare letto ci invogliamo a vicenda a fare baldoria.

 

A Budapest, restare fedeli a tanta integrità, è dura. Dopo l’esibizione, i ragazzi sono circondati. Si divertono un po’, ci sta, fanno amicizia. Ma poi si rimettono a bordo del loro furgone colorato: lo spettacolo deve andare avanti.

 

Written by Claudia Leporatti

 

 

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