“E l’eco rispose”, romanzo di Khaled Hosseini: personaggi in continua ricerca

“E l’eco rispose”, romanzo di Khaled Hosseini: personaggi in continua ricerca

Lug 14, 2015

Passi lenti, affannati nel caldo e rallentati dalla sabbia del deserto. Poi, ad un tratto, velocissimi, tanto da compiere balzi in avanti improvvisi e lontani.

E l’eco rispose

Un po’ come la vita di tutti noi, che può sembrare a tratti stagnarsi in periodi infiniti, dove il tempo scorre al ritmo lentissimo di una clessidra centellinata, ma all’improvviso tutto cambia e facciamo fatica a stare dietro ai cambiamenti, come se stessimo vivendo la vita di un film e non la nostra.

L’ultimo romanzo di Khaled Hosseini, “E l’eco rispose” (Piemme, 2013) fa suo questo ritmo esistenziale, tra la perizia dei dettagli in un frangente e il turbinio degli avvenimenti un secondo dopo. Partendo dall’Afghanistan degli anni ’50 fino ad arrivare agli Stati Uniti dei giorni nostri, una fitta ragnatela di nomi, storie, gesti e parole lasciate a mezz’aria si intreccia attraverso i continenti e i decenni, oscillando quasi vertiginosamente tra gli eccessi della velocità e della lentezza.

Protagonista di questo libro è la ricerca, più che dei personaggi in carne ed ossa. Non che quelli manchino, anzi: il racconto si apre con il viaggio di Sabur e i suoi due figli, Abdullah e la piccola Pari, a piedi dal suo villaggio fino a Kabul, attraversando il deserto angusto e inospitale; ci sono poi Nabi, lo zio adottivo dei due bambini, e i suoi datori di lavoro nella capitale afghana, i coniugi Suleiman e Nila Wahdati; un chirurgo plastico greco, Markos Varvaris, e altri nomi secondari che si legano, tutti questi insieme alle proprie ombre del passato e del futuro, fino a formare un mosaico unico e indivisibile.

Ma nonostante la moltitudine di figure, il filo rosso che le stringe è una continua ricerca, consapevole o meno, di qualcosa nella propria vita. Come se ognuno di noi al mondo fosse nato con un pezzo mancante dentro di sé, che spinge l’individuo a scavare nella propria anima, fino all’esasperazione perché non riesce a comprendere cosa cerchi.

Una sorella, ad esempio; oppure la propria storia, le radici di una vita che da un giorno all’altro, puff!, scopri essere un’invenzione; fino ad arrivare a voler capire perché certe persone sono così, tanto diverse da noi ma al tempo stesso frammento della nostra anima.

Khaled Hosseini

Alla base del viaggio in cui Hosseini trascina il lettore c’è un’infanzia crudelmente strappata dalle braccia dei propri genitori, complici anch’essi di questo incubo. Ma sarà solo un sassolino gettato nel lago, che con le onde provocate da vita a un movimento molto più grande, più intenso, frenetico e silenzioso al tempo stesso: dall’occupazione russa dell’Afghanistan fino al terrore dei mujaheddin, passando per la Grecia dei colonelli alla California delle minoranze multietniche, tra genitori che non sanno farsi capire e figli che non riescono a comprenderli. Il libro è così un turbinio di eventi che segnano, direttamente o meno, la vita di tutti e che rischiano di sfociare in pericolosi rimpianti, non lasciando scampo a nessuno.

La pecca che si può trovare, nella pagine di questo profondo scrittore mediorientale, è la presenza di lunghi capitoli dedicati a personaggi tutto sommato secondari, che si perdono in descrizioni tanto poetiche ma poco utili alla storia in sé.

L’autore preferisce così fare il “giro lungo”, attraversando tutto il globo per collegare le vite di persone che si sono cercate da sempre, ma spesso ignare dell’esistenza una dell’altra, e alla fine il motivo si dispiega come la corona di un fiore: è il percorso dell’eco, che si perde nell’infinito dell’orizzonte, ma alla fine torna indietro.

Forse troppo tardi perché si possa parlare di fiaba, ma in tempo per essere ascoltato ancora una volta.

 

Written by Timothy Dissegna

 

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