Intervista di Irene Gianeselli a Gemma Lanzo, giurata FIPRESCI al XVI Festival del Cinema Europeo di Lecce

Intervista di Irene Gianeselli a Gemma Lanzo, giurata FIPRESCI al XVI Festival del Cinema Europeo di Lecce

Mag 13, 2015

«Il cinema risponde ad un’antica ricerca dell’immaginario collettivo, i film soddisfano un esigenza spirituale, le persone devono condividere una memoria comune» Martin Scorsese

Gemma Lanzo

Gemma Lanzo aveva presentato alle lettrici e ai lettori di Oubliette Magazine  la sua collana di cultura cinematografica “Moviement“.

Eletta nel Consiglio Nazionale del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani lo scorso marzo, questa volta la incontriamo in occasione della XVI edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce in cui è stata membro della giuria FIPRESCI (Fédération Internationale de la Presse Cinématographique).

Il Festival si è concluso con successo lo scorso 18 aprile e ha visto tra i suoi protagonisti importanti figure del cinema internazionale e nazionale ribadendo la sua forte identità culturale.

 

I.G.: Cosa ha rappresentato per  te questa XVI edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce?

Gemma Lanzo: Il Festival del Cinema Europeo 2015 è stata una bella occasione per conoscere cinematografie europee emergenti. Ha rappresentato un momento di confronto con il cinema indipendente ed è stato molto interessante percepire il grado di competenza tecnica dei cineasti europei che vi hanno partecipato. Insieme ad alcuni dei miei colleghi, abbiamo notato come il tema dominante dei film presentati durante questa edizione sia stato quello delle relazioni interfamiliari. Il rapporto all’interno del microcosmo familiare si è manifestato attraverso varie tematiche che rappresentano inevitabilmente uno spaccato della società: i conflitti tra genitori (“Anemistiras” del greco Dimitri Bitos), la ricerca di una figlia perduta (“Daughters” della tedesca Maria Speth), il rapporto tra un giovane insegnante e la sua anziana madre (“Song of My Mother” del turco Klama Dayika Min), l’edonismo genitoriale distruttivo (“Hardkor Disko”, del polacco Krzysztof Skonieczny). L’atmosfera del Festival è stata molto vivace anche grazie alle numerose scolaresche che vi hanno partecipato e ai molti incontri/dibattito sul cinema, tra cui ricordiamo quello con  Fatih Akin. In generale, l’atmosfera dinamica dell’evento è il frutto del lavoro di Alberto La Monica, Cristina Soldano, Luigi La Monica e di tutto lo staff del Festival che anche per questa sedicesima edizione hanno dimostrato di saper catalizzare l’attenzione del pubblico sulla bellissima arte del cinema.

 

I.G.:Come è nata la collaborazione con il Festival?

Gemma Lanzo

Gemma Lanzo: Il Festival ha diverse giurie tra cui una composta da membri della FIPRESCI (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) di cui faccio parte. Ho fatto domanda e sono stata selezionata.

 

I.G.: Ci racconti la tua esperienza in giuria FIPRESCI?

Gemma Lanzo: Un’esperienza magnifica. La giuria FIPRESCI è una giuria internazionale e ho avuto modo di conoscere dei colleghi attenti e preparatissimi, Michael Pattison (UK) e Anna Osmólska-Mętrak (Polonia). Insieme, abbiamo discusso dei film in concorso ed è nato un dibattito molto stimolante. Personalmente, come critico cinematografico, parto sempre dal presupposto che ad ogni opera filmica si debba riservare rispetto, in quanto dietro ad ogni film ci sono degli sforzi produttivi enormi, soprattutto quando pensiamo alle produzioni indipendenti. Detto questo, l’occhio del critico vede e riconosce le opere più mature e complete, quelle che riescono a comunicare allo spettatore, utilizzando il linguaggio del cinema, il loro messaggio. Tra questi film “My Skinny Sister” (della svedese Senna Lenken) ci ha colpito maggiormente per la sua integrità, compiutezza e “scioltezza” nel comunicare un problema tanto serio come quello dell’anoressia.

 

I.G.: Quali sono le tue impressioni riguardo “My Skinny Sister”, film vincitore del premio Fipresci?

Gemma Lanzo: Come accennavo il film riesce nel suo intento e va diritto alla meta, nasce da un’urgenza, non ha sovrastrutture, è limpido e chiaro e soprattutto non è pretenzioso, errore in cui si può scivolare quando si ha la necessità di comunicare tematiche importanti e difficili. La retorica non trova spazio e il campo è tutto per le protagoniste, due sorelle, per il loro rapporto, le loro differenze (anche di età), l’infanzia, la pubertà, le prime cotte, il desiderio di identità, di appartenenza, di affermazione del sé. Tutto questo emerge e riesce grazie ad una regia efficace, delicata ed incisiva, senza filtri e grazie ad un ottimo utilizzo del registro espressivo attoriale. Il film oltre ad aver vinto il premio FIPRESCI, ha vinto anche il premio per la miglior sceneggiatura ed il premio del pubblico.

 

I.G.: Quale altro film in concorso era il tuo favorito?

Anna Osmólska-Mętrak - Michael Pattison - Gemma Lanzo

Gemma Lanzo: Mi è molto piaciuto “Corrections Class” del russo Ivan I. Tverdovsky. Un film “nudo” che mostra in modo estremamente diretto la realtà desolante di una classe “speciale” formata da allievi con disabilità. Il regista è molto bravo a raccontare il desiderio di normalità e la mancanza di volontà da parte delle istituzioni nel riconoscere tale desiderio.

 

I.G.: Hai esperienze di progetti all’estero, quali sono i punti di contatto e le differenze nel gestire eventi come questo all’estero e in Italia?

Gemma Lanzo: La mia esperienza estera è legata a Londra, una città che dal punto di vista dell’offerta culturale penso detenga il primato europeo. La Puglia invece non vanta una lunghissima ed importante tradizione in questo senso. È innegabile constatare come solo negli ultimi anni la regione si sia data una “scossa” ed abbia lavorato sulle politiche culturali e nello specifico sulla promozione della cultura cinematografica. Il Festival del Cinema Europeo di Lecce, arrivato alla sua sedicesima edizione, ha il grande merito di aver portato, e di continuare a portare l’attenzione del pubblico e dei media sul “cinema”, selezionando film europei e facendoci sentire più vicini a determinate culture. Eventi come questo sono molto complessi da gestire e da “insider” ho constatato una grande competenza ed una grande passione, componenti fondamentali per la riuscita di un Festival!

 

Written by Irene Gianeselli

 

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