“Se mi vuoi bene” di Fausto Brizzi: nessuno è più pericoloso di chi vuol fare del bene ad ogni costo

“Se mi vuoi bene” di Fausto Brizzi: nessuno è più pericoloso di chi vuol fare del bene ad ogni costo

Mag 6, 2015

“Curioso davvero che il termine per descrivere il mio umore sia simile in così tante lingue del mondo. Depresso è una parola universale che ci accomuna tutti. La depressione è uno stato d’animo equosolidale. Una nuova religione”.

Se mi vuoi bene

L’avvocato civilista Diego Anastasi, divorziato con due figli e residente a Roma, doveva giungere alla “veneranda” età di quarantacinque anni per comprendere la differenza fra voler bene e fare del bene a qualcuno. E il palesarsi del concetto è una conseguenza del “male del secolo”, ovvero una forte depressione che lo ha colpito. A nulla valgono le sedute dallo “strizzacervelli” consigliatogli dalla sua ex moglie Giulia, e gli psicofarmaci che gli vengono prescritti. Perché è soltanto quando Diego avverte di essere rimasto solo, e di lamentarsi inutilmente, che avviene la svolta. Egli si rende conto che dire a tutti “sono depresso”, non basta. Nessuno sembra prestargli attenzione.

Dopo la morte del suo amato labrador Ulisse, e l’aver passato tutte le varie fasi della malattia che sta spegnendo la sua mente, Diego Anastasi capita per caso nel “negozio di chiacchiere” dell’ex poliziotto in pensione Massimiliano, che da anni accoglie i romani bisognosi di una parola di conforto, offrendo loro un tè caldo e lingue di gatto appena sfornate. Egli comprende così che il miglior modo per superare la depressione è gettarsi a capofitto in un progetto e coltivare amicizie, che siano vecchie oppure nuove. Con l’aiuto dello stesso Massimiliano, dell’amica storica Loredana e del sarto Giannantonio, un frequentatore del negozio di chiacchiere, depresso come lui, Diego cercherà di fare qualcosa di concreto per le persone che ama: la madre, il padre, i due figli, gli amici. Intervenendo sul destino, come una sorta di novello cupido, egli modificherà anche il futuro dei suoi congiunti.

Dopo un devastante iniziale effetto boomerang, che si abbatte con la violenza di un ciclone sulle vite di tutti e va ad agire sul senso di colpa dello stesso Diego, appare evidente che una svolta sia necessaria. Insomma, Diego Anastasi avrà creato solo danni, “manipolando” a proprio piacimento la vita degli altri? Oppure qualcosa di buono lo avrà combinato, come spesso accade alle persone che agiscono a fin di bene e mosse da nobili intenti?

Questo frangente lo scoprirete solo leggendo; per il resto posso dirvi che Se mi vuoi bene” del romano Fausto Brizzi (Einaudi, 2015) è un romanzo che unisce ironia a momenti di commozione. Il protagonista all’inizio viene frainteso, almeno, è quello che è capitato a me. Lo avevo reputato un egoista di quelli che stanno sempre lì a piangersi addosso, alla ricerca di attenzioni continue. Insomma, una sorta di “mitomane” che non si vedeva riconosciuta a dovere la sua “fama”, e che voleva l’impossibile. In sintesi, uno di quelli che credono di esistere solo loro. Nell’ultima fase della storia, il personaggio di Diego Anastasi sa riscattare la propria immagine, ed appare più simpatico, proprio perché non fastidioso e disfattista, ma semplicemente più umano.

Fausto Brizzi

D’altra parte, l’autore è stato bravo a suscitare questo lieve senso di antipatia per un uomo che rifiuta il mondo. Purtroppo, penso sia inevitabile che questo capiti anche nella realtà, perché dalle persone depresse ci si sente sempre un po’ respinti. Fossimo tutti psicologi, ne capiremmo le motivazioni e sapremmo andare oltre. Ma così non è.

La prosa dell’autore è evocativa, tipica di una struttura cinematografica; sebbene tutto ruoti intono al protagonista, narratore in prima persona, ogni capitolo è dedicato ad un personaggio che ne permette l’approfondita conoscenza. Se ci pensiamo, i numerosi personaggi secondari sono ben caratterizzati, seppur con poche descrizioni e poche azioni a loro dedicate. Proprio perché in tanti, essi devono avvicendarsi sovente sulla scena.

A sua detta, il piccolo Diego è stato un bambino molto curioso, e numerose sono le nozioni di cultura generale con le quali l’autore ha disseminato il romanzo. A proposito, sapevate che a inventare il primo citofono fu Leonardo da Vinci? Io assolutamente no. Si apprendono così molte notizie utili, ed il lettore viene messo alla prova, per vedere se conosce le risposte. Sarà stato questo sentore di “sfida”, misto a quiz in stile “Chi vuole essere milionario”, a causare le mia iniziale antipatia per questo protagonista, che ho reputato un po’ troppo saccente? Probabilmente sì, ma almeno mi sono data una spiegazione, circa il fatto che Diego Anastasi mi sia piaciuto solo alla fine.

Per chi non ha paura di affrontare un “viaggio” nella depressione, malattia che può cogliere tutti in qualunque momento e, perché no, riconoscerne i sintomi, consigliamo la lettura di questo libro.

Si imparerà così che alla tristezza vi è sempre una causa precisa; mentre invece alla depressione no. Considerata una condizione mentale, essa non conosce tempistiche e si manifesta in maniera differente da persona a persona. E come tutte le cose che non trovano una catalogazione, ognuno potrà trovare la propria personale cura. Qualcuno o qualcosa che sappia lanciargli un salvagente a cui aggrapparsi, in mezzo al mare della vita.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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