“La ragazza dello Sputnik” di Haruki Murakami: misteri, magie, solitudini, visioni tra sogno e realtà

“C’è sempre un momento in cui una storia va raccontata, ho insistito. Altrimenti per tutta la vita si resta prigionieri di un segreto.”

La ragazza dello Sputnik

Leggere, o anche rileggere, i romanzi di Murakami equivale a farsi catapultare all’interno delle storie, di viverle, lasciandosi travolgere da quanto vissuto dai personaggi, come se fossimo noi lettori i protagonisti. Ma, come detto altre volte raccontando altri suoi romanzi, durante la fase di lettura sembra di sentire quei suoni, quelle parole, quelle immagini che lo scrittore giapponese regala a noi lettori. Una sorta di magnetismo.

Almeno è questo che si percepisce nella lettura de “La ragazza dello Sputnik”, romanzo scritto nel lontano 1999, negli ultimi anni di un ventesimo secolo. Libro in cui si fa riferimento allo “Sputnik”, il primo satellite russo ad essere stato lanciato nello spazio con a bordo la cagnolina Layka. Si fa riferimento a questo nome parlando del periodo in cui operavano gli scrittori della Beatnik di cui faceva parte lo scrittore Jack Kerouac, scrittore di “On The Road”, di cui la protagonista, Sumire, era un’accanita lettrice, tanto da volersi ispirare a lui per scrivere i suoi racconti.

Inizialmente la storia non è difficile da comprendere, ma verso la fine si entra più a fondo in un intricato mondo di suspense. Vi si racconta del rapporto di amicizia che nasce tra i due protagonisti, Sumire e il maestro di scuola elementare, ossia il narratore, che piano piano si scopre innamorato di lei, ma non può essere ricambiato, perché, come si legge da queste parole introduttive del primo capitolo, Sumire si innamora di qualcun altro.Nella primavera del suo ventiduesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande paura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della sua forza, attraversò il pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica fortezza. Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. Come se non bastasse, era una donna. È da qui che tutto cominciò, ed è qui che tutto (o quasi) finì.” Le due donne si incontrano, partono per un viaggio di affari in giro per il mondo, fino a quando non decidono di fermarsi per un breve soggiorno in un’isola greca, prima di rientrare in Giappone, ma proprio in quest’isola accade qualcosa che porta la giovane Sumire a sparire. “Svanire come fumo”, come spiega Myü al narratore, recatosi in Grecia alla ricerca della sua amica.

Tuttavia, nonostante l’innamoramento di Sumire per un’altra, l’amicizia tra i due protagonisti è forte, e Sumire non può fare a meno di raccontare al suo amico i suoi drammi, le sue emozioni, quello che desidera, fargli leggere i suoi racconti. E sembra notevole il fatto che questi incontri continuino anche dopo la sparizione della ragazza, esattamente come vivendo in un sogno, come vivendo nell’altra parte.

Haruki Murakami

Allo stesso tempo ne La ragazza dello Sputnik si trovano aspetti ancora più misteriosi, come il segreto di Myü, donna raffinata, elegante, pianista mancata a causa di qualcosa che le capitò da ragazza durante un viaggio in Svizzera. Evento che le impedisce di lasciarsi travolgere sessualmente. E questo fatto alquanto enigmatico, quanto incomprensibile, è descritto dal critico Tsuge Teruhiko, nel suo saggio dedicato alla vita e alle opere di Murakami, con queste parole: “La Myü de La ragazza dello Sputnik assiste, dalla ruota panoramica di un parco di divertimenti, alla scena in cui un’altra sé stessa fa sesso con un uomo in casa sua, e ne rimane profondamente traumatizzata, quasi si trattasse di un rapporto coercitivo e violento.” Cos’è successo a Myü? Perché ha vissuto questo evento? Che significato può avere? È una sorta di sogno o è passata all’altra parte senza rendersene conto?

Domande a cui non è semplice dare risposte, ma che ci portano ancora più fondo in alcuni punti fondamentali della storia: il ruolo dei medium e la locuzione “altra parte”. Cosa rappresentano? Sono parti integranti di ogni romanzo di Murakami, ma che nel medesimo romanzo sono ben visibili in ogni sua parte. Il ruolo dei medium viene ricoperto in particolar modo da Sumire e Myü, donne alla continua ricerca di qualche significato all’interno della loro vita, di qualcosa che possa mostrare loro il perché di certi eventi. Per Sumire è dato dal perché le è stato dato quel nome, che significa “Violetta”. Tsuge Teruhiko, sempre nel suo saggio, lo spiega in questo modo “Per il suo nome la madre si era ispirata a un lied di Mozart, Das Veilchen (La Violetta). Il brano è stato composto su ispirazione di una poesia di Goethe e suggerisce quale sia il destino di Sumire. Il contenuto della poesia di Goethe è il seguente: una violetta sbocciata in un prato desidera essere raccolta da una giovinetta, ma questa, senza degnarla di uno sguardo, la calpesta.” Nonostante ciò la violetta è felice:

“Se muoio, muoio per causa sua, per causa sua, qui, ai suoi piedi!”

Da qui si evince come allo stesso modo Sumire, per il nome datole dalla madre, è predestinata a essere omossessuale. In questo romanzo tale predestinazione assume l‘ottica della tragedia greca.

L’altro punto fondamentale è dato dalla locuzione “altra parte”. A cosa si riferisce Murakami con questa locuzione? Vuole indicare l’aldilà, l’altrove, un punto lontano da dove si vive? È noto che in ogni romanzo murakamiano questa locuzione si sviluppa partendo da diverse posizioni. Ne La ragazza dello Sputnik l’altra parte si sviluppa “al di là del cielo”, perché sembra che Sumire, come percepisce anche l’amico, è stata “catturata” da una musica misteriosa, attraversando la cima di una montagna e finendone quasi intrappolata dentro, come se stesse raggiungendo l’aldilà. Una sorta di viaggio verso il dopo vita, o verso qualcosa di magico, di inespressivo. Un modo per riscoprire sé stessa, per ricongiungersi con la sua anima e con quella della madre morta quando era ancora una bambina.

Misteri, magie, solitudini, visioni tra sogno e realtà.

Tutto questo rappresenta Murakami e questo suo romanzo: qualcosa capace di catturare il lettore fino all’ultima pagina, senza mai annoiare.

Written by Daniela Schirru

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