Intervista di Irene Gianeselli alla scrittrice Luisa Mattia, autrice di Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba

«I rites de passage, che hanno lo scopo di contrassegnare i momenti salienti della vita umana, devono evidentemente essere collegati a qualche forma di rappresentazione o di concettualizzazione del tempo.» E. Leach

Luisa Mattia con Elvira Lindo

Luisa Mattia è una scrittrice romana. Laureata in Pedagogia con una tesi in Teoria e Tecniche delle Comunicazioni di Massa, collabora con riviste specializzate nel settore educativo.

Coordina un progetto di scrittura creativa per le scuole ed è autrice di teatro e programmi televisivi quali “Il Videogiornale del Fantabosco” e “La Melevisione” trasmissione per bambini di Rai Tre.

Diversi i suoi romanzi per ragazzi tra cui “La scelta” (Premio Pippi 2006), “Il grande albero di Case Basse”, “Ti chiami Lupo Gentile” oltre a serie per bambini delle primarie come “All’ombra delle piramidi”. Ha tradotto la serie di avventure di Monolito Quattrocchi, il monello di Madrid  di Elvira Lindo edito da Lapis.

Nel 2008 ha vinto il Premio Andersen come Miglior Autore. In occasione delle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, ha pubblicato per Piemme “Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba“.

Luisa Mattia incontra i lettori di Oubliette Magazine.

 

I.G.: Com’è nata la storia di “Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba?”

Luisa Mattia: Viene da lontano ma è nata da un’occasione. Avevo in mente, da tempo, di raccontare una storia che prendesse spunto dalle vicende che mio nonno mi aveva raccontato: la gioventù al fronte, le illusioni, la paura, la morte. E in più, in tempi più recenti, mi era capitato di tornare a leggere “Addio alle armi” e un libro autobiografico della sorella di Hemingway, in cui il giovane americano appariva in tutta la sua seducente, scanzonata e fragile giovinezza. Così, quando Piemme mi ha chiesto se avessi voglia di scrivere sulla Prima Guerra Mondiale, ho detto sì, senza esitazioni.

 

I.G.: Nel tuo “Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba” Benni, il sedicenne protagonista, senza discutere la sua scelta con la famiglia, si arruola per emulare il padre aviatore di cui addirittura prende il nome. Compie così un inequivocabile rito di passaggio. Diversi sociologi affermano che la stagione dei rites de passage stia tramontando, le generazioni sono sempre più confuse e ieri, oggi, domani non sono più “categorie distinte e non interscambiabili”. Nella tua esperienza di scrittrice per ragazzi avverti questo cambiamento?

Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba

Luisa Mattia: È una condizione che provo a raccontare. In effetti, gli adolescenti e i giovani, oggi, si trovano a dover fare i conti con una vaghezza di ruoli che certo non aiuta il consolidamento di un’identità e l’assunzione di responsabilità che l’età e il diritto all’autonomia prevederebbero.

 

I.G.: La grande guerra fu anche un momento di ritrovata collettività e questo aspetto è sottolineato al termine di ogni capitolo del libro da frasi essenziali come “E Benni pensò che la guerra, a volte, aveva la musica giusta”, quasi a rimarcare una differenza netta rispetto ai nostri tempi in cui sembra davvero che questo senso di forte aggregazione, collaborazione e condivisione si vada sempre più perdendo. Di certo però non può e non deve essere una guerra ad unire. Perché i giovani oggi faticano a strutturare la propria individualità? Cosa è venuto meno?

Luisa Mattia: Ci sono ancora troppi padri-ragazzi, troppe mamme-amiche. C’è, io credo, una forte accentuazione della deriva di responsabilità da parte degli adulti. I giovani, quasi per compensazione, sono spesso spavaldi, rivendicativi impauriti, senza avere vere sponde nel mondo degli adulti. I genitori fanno “assistenza” ma, paradossalmente, non danno certezze. E i ragazzi le vanno cercando in forma disordinata, spesso poco efficace. La libertà è un diritto che va conquistato ma soprattutto mantenuto, attraverso scelte costanti e responsabilità evidenti. Se a un giovane non si affidano responsabilità, compiti, impegni è difficile che riesca a sapere chi è. L’adolescenza è una stagione che deve durare il tempo giusto. Se sfora verso gli anni della maturità diventa una patologia sociale.

 

I.G.: Potrebbe sembrare davvero difficile riuscire a raccontare la guerra ai più piccoli, ma nel tuo modo di raccontare c’è naturalezza e molta lealtà: nessuno sconto, la realtà – anche se si tratta di  gioco letterario – è fatta di vita, di morte e cambiamenti, talvolta persino feroci. Anche la lettura di un libro può essere un piccolo rito di passaggio?

Luisa Mattia: Un libro può cambiare la vita. E non è uno slogan ma un dato di realtà. Il tumulto interiore, le incertezze, le spavalderie come le debolezze sono un magma nella vita di un ragazzo e spesso una buona narrazione – non solo un libro ma anche un film – può funzionare da chiave di volta e chiarire la strada che vuoi percorrere. Un libro, un film, un fumetto sono capaci di rivelare a chi legge e guarda quel che la mente, fino a un momento prima non riusciva a comprendere, sottomessa com’era al tumulto di pensieri ed emozioni.

 

I.G.: Il tuo romanzo è uno stimolo, attraverso gli apparati di approfondimento di Paolo Colombo, all’approccio critico nello studio della Storia, com’è nata questa collaborazione?

Luisa Mattia

Luisa Mattia: Diamo atto alla casa editrice e ad Alice Fornasetti, responsabile del progetto sulla Prima Guerra Mondiale, di queste scelte. Il mio libro, infatti, è uscito in contemporanea con la ristampa di “Cecilia va alla guerra” di Lia levi e “Amici su due fronti” di Ave Gaglairdi. L’apparato di approfondimento è dedicato ai giovanissimi lettori che, contestualmente alla storia, trovano spiegazioni e ulteriori informazioni sul contesto in cui le vicende si svolgono.

 

I.G.: Hemingway è una figura importante per Benni. Questa volta da lettrice, potresti parlarci della storia del grande scrittore americano che evidentemente ha per te, per un motivo o per un altro, un significato particolare. Che cosa di Hemingway consiglieresti di leggere?

Luisa Mattia: Hemingway è uno scrittore che si scopre un po’ alla volta. Dipende molto dalle età della vita dei lettori. Credo che lo scrittore americano sia stato spesso frainteso o, peggio, interpretato, a prescindere dalla sua scrittura che, in generale, trovo di straordinaria modernità e coraggiosamente essenziale. Come consiglio di lettura dico “Quarantanove racconti”. Significativa, per comprendere il valore e l’evoluzione stilistica di Hemingway, è anche la raccolta di reportage giornalistici, intitolata “By –line”.  Interessantissima e intrigante lettura. 

 

Written by Irene Gianeselli

 

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Sito Luisa Mattia

 

2 pensieri su “Intervista di Irene Gianeselli alla scrittrice Luisa Mattia, autrice di Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba

  1. “La libertà è un diritto che va conquistato ma soprattutto mantenuto, attraverso scelte costanti e responsabilità evidenti. Se a un giovane non si affidano responsabilità, compiti, impegni è difficile che riesca a sapere chi è. L’adolescenza è una stagione che deve durare il tempo giusto. Se sfora verso gli anni della maturità diventa una patologia sociale”.
    Queste frasi, come del resto l’intera intervista, meritano di essere lette e meditate dal maggior numero possibile di persone. Anzitutto, da chi ricopra oggi incarichi politici, di governo nazionale, regionale, locale.
    Meditate, e meditiamo, su queste considerazioni di Luisa Mattia. E agiamo di conseguenza, se vogliamo ancora sperare di avere per il futuro una società davvero “civile”, libera e giusta.
    Complimenti anche a Irene!
    Danilo

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