“Patchworks, the face of freedom is female”: la prima mostra fotografica realizzata da donne vittime di violenza

“Patchworks, the face of freedom is female”: la prima mostra fotografica realizzata da donne vittime di violenza

Gen 21, 2015

Patchworks, the face of freedom is female” è un progetto di Ippolita Franciosi e Letizia Rossi, due fotografe professioniste di Ferrara che si sono prese l’impegno di realizzare questi laboratori per portare la voce di donne, che sono la vera faccia della libertà.

Patchworks, the face of freedom is female

Due fotografe di Ferrara hanno tenuto in diverse città italiane, compresa Ferrara, un laboratorio di fotografia creativa. Una mostra fotografica realizzata esclusivamente da donne. Non si tratta, Infatti, della solita mostra sulle donne, ma è una mostra realizzata “dalle donne sulle donne”.

Sono loro le vere protagoniste di questo progetto creativo. I laboratori sono stati realizzati a Pisa presso l’associazione “Donne in Movimento”, a Reggio Emilia presso “Non da Sola”, a Ferrara presso centro “Donne e Giustizia” e infine a Pinerolo presso “casa Betania”. Attraverso l’apprendimento delle tecniche fotografiche di base le partecipanti hanno raccontato se stesse in ritratti anonimi e di visione creativa della città nella quale vivono.

Un laboratorio che ha chiesto una partecipazione attiva alle donne che hanno aderito a tale progetto. Spesso sono donne che sono state vittime di violenza o tratta e che sono riuscite in qualche modo ad emanciparsi, a riscattarsi. In una visione di interculturalità non solo donne migranti o comunque provenienti da contesti particolari hanno partecipato e seguito i vari incontri, ma anche donne e ragazze di nazionalità italiana abituate a frequentare tali associazioni. È un progetto al quale ho partecipato e seguito anche io e del quale sono rimasta molto soddisfatta e colpita.

Patchworks, the face of freedom is female

Le donne migranti raramente hanno l’occasione di raccontare la loro visione della realtà o esprimere la propria fantasia nello spazio pubblico della città. Gli stereotipi promossi dai media aumentano la loro invisibilità sociale.

Alla luce di queste dinamiche, a cui si associano problemi di integrazione, marginalità, povertà è fondamentale dare alle donne l’occasione di auto-documentare la realtà sociale in cui vivono. Invece di realizzare questionari e interviste, si è chiesta una partecipazione prepositiva alle donne, che hanno messo in gioco la propria creatività.

L’obiettivo fondamentale del progetto è quello di permettere a queste donne che provengono da diverse parti del mondo di raccontarsi creando un percorso creativo su temi da loro proposti. In questo modo hanno avuto la possibilità di parlare di sé, di auto documentarsi.

I racconti intendono evidenziare le strategie creative di mediazione culturale che le migranti svolgono, nelle loro scelte quotidiane, ponendosi in rapporto sia alla cultura di origine che alla società in cui vivono oggi, ovvero, la cultura italiana.

Patchworks, the face of freedom is female

Si tratta di un percorso formativo che ha compreso lezioni teoriche e pratiche di ripresa fotografica, tecniche di composizione e inquadratura, ma anche basi di tecnica di scatto. Provare a ricercare una visione “dall’interno” del mondo delle migranti, anziché ricercare con occhi esterni belle immagini folkloristiche e patinate.

Per la realizzazione di questo progetto sono necessari diversi materiali: dalla carta per stampare le foto alle spese per la stampa di tale materiale e per la promozione del laboratorio. È appunto molto importante portare a termine la realizzazione della mostra e quindi sarebbe opportuno che le amministrazioni comunali o regionali aiutassero finanziariamente la sua realizzazione.

 

Written by Amani Sadat

 

 

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