Addio al cantante italiano Pino Daniele: un infarto l’ha portato via alle soglie dei 60 anni

Addio al cantante italiano Pino Daniele: un infarto l’ha portato via alle soglie dei 60 anni

Gen 5, 2015

Napule è mille culure, Napule è mille paure/ Napule è a voce de’ creature che saglie chianu chianu/ E tu sai ca nun si sule/ Napule è nu sole amaro Napule è addore e mare/ Napule è na carta sporca e nisciuno se ne importa/ E ognuno aspetta a ‘ciorta.//

Pino Daniele

Così cantava Giuseppe Daniele, conosciuto da tutti come Pino, cantautore e chitarrista che ha portato la sua Napoli in giro per l’Italia e per il mondo, con la sua voce calda, con il suo blues, con i suoi assoli di chitarra indimenticabili.

Pino Daniele, classe 1955, avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo. Ma un infarto l’ha stroncato durante la notte, nella sua casa a Magliano in Toscana: un forte dolore al petto, la corsa verso l’ospedale rallentata da una ruota forata, e la morte a quel punto inevitabile. A diffondere la notizia il commosso amico e collega Eros Ramazzotti.

Napoli e l’Italia intera sono in lutto, nella capitale partenopea si rivive ciò che era accaduto con la morte di Massimo Troisi con il quale Pino Daniele condivideva i problemi al cuore. Il cantante infatti aveva già subito operazioni al cuore e gli erano stati impiantati ben 5 bypass.

La passione del cantante partenopeo comincia ben presto. Negli anni ’70 si diploma in ragioneria e comincia a suonare con il gruppo “Batracomiomachia”. Nel 1975 inizia l’attività di session man registrando un album per la King di Aurelio Fierro.

Pino Daniele

Il 1976 è probabilmente l’anno più importante per la carriera di Pino Daniele: entra a far parte, come bassista, dei storici Napoli Centrale ed incontra il bassista napoletano, figlio di un soldato statunitense e di una giovane napoletana, James Senese, colui che nominerà sempre come suo maestro ed ispiratore.

L’album d’esordio è “Terra mia”, nel 1977. All’interno brani di grande successo come “Terra mia”, “’Na tazzulella ‘e cafè” e “Napule è”. Grazie a James Senese pubblicherà anche i tre album successivi “Pino Daniele” (1979), “Nero a metà” (1980), “Vai mò” (1981).

Nel 1981 il grande successo viene palesato durante il concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli che raduna oltre duecentomila persone. Sul palco con lui Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese ed altri collaboratori.

La carriera di Pino Daniele prende una salita che non avrà mai fine. Negli anni ’80 cominciano inoltre collaborazioni con artisti internazionali come Alphonso Johnson e Wayne Shorter.

Nel 1989 gira l’Europa con il tour “Night of the Guitar” con accanto i grandi Randy California, Pete Haycock, Steve Hunter, Robby Krieger, Andy Powell, Ted Turner, Leslie West, Phil Manzanera, Jan Akkerman.

Pino Daniele

Negli anni ’90 l’attività musicale rallenta sensibilmente per via dei primi disturbi al cuore. Prosegue comunque la registrazione di nuovi album e nel 2000 firma un nuovo contratto con la casa discografica BMG. Pubblica il nuovo album “Medina” e parte per una tournée a quattro con i colleghi Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori e Ron dal quale nascerà un CD e un DVD.

Oltre 20 album ripercorrono la sua carriera, l’ultimo nel 2012 dal titolo “La grande madre”, oltre ad album live e produzioni per altri artisti come Claudio Baglioni, Giorgia, Richie Havens e altri.

Il 26 giugno 2010 partecipa al festival Crossroads organizzato da Eric Clapton al Toyota Park di Chicago. Nell’estate del 2014 ha ripreso a girare l’Italia con il tour che prende il nome dal suo ultimo album “Nero a metà”, un tuffo nel passato con i membri della band originale.

Il grande pubblico ha avuto occasione di vederlo esibirsi per l’ultima volta al concerto di Capodanno di Courmayeur, trasmesso dalle reti Rai.

Ora restano le migliaia di messaggi dei fans, il dolore dei famigliari e di coloro che condividevano con lui la passione per la musica. E certamente la sua voce non verrà dimenticata, così come la sua simpatia e la sua professionalità rimasta sempre intatta.

 

Written by Rebecca Mais

 

 

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