“Transparent” e “Girls”: i parallelismi esistenti tra le due serie tv

“Transparent” e “Girls”: i parallelismi esistenti tra le due serie tv

Gen 2, 2015

Perché Transparent sembra un’evoluzione di Girls, un suo spin off?

 

Transparent

Ovviamente non solo perché in entrambe le serie è presente Gaby Hoffmann. Non solo perché tutte e due sono commedie amare, pensate per far riflettere, incentrate sui personaggi, caratterizzate da una scrittura forte e decisa, con una grande importanza data all’idea di identità, e alla sessualità, spesso vissuta in modo leggero e spregiudicato, a volte causa di frustrazioni, sempre al centro di interminabili discussioni (“La amo: ho squirtato“, dice una frase epica della serie), neppure fossimo in un film di Woody Allen anni ’70 (che non so, non ho mai visto un film di Woody Allen).

Si può addirittura fare un parallelismo tra i personaggi: Josh, il fratello che passa da una fidanzata all’altra, mi ha ricordato l’amica innamorata dell’amore, Marnie; Hannah certamente è trasposta in Ali, l’occhio attraverso cui vediamo l’azione, la creatura intelligente (ci viene detto che è intelligente, non è che poi si dimostri così brillante come ci viene detto sia) e sofferente, bruttarella e scopaiola.

Girls

Len, il marito abbandonato che si rivela un carattere graffiante, è Adam, l’uomo che non fa voli pindarici. E Sarah è una Jessa adulta, che nasconde le sue idiosincrasie, ma che pensa solo a se stessa e al suo bnessere, usando le persone come fazzoletti di carta.

In entrambe le acclamate serie – di nicchia, intellettuali, che fa figo guardare – manca quasi completamente l’azione. Di base, non succede nulla, diciamocelo. Ci sono crolli nervosi, gente che si lascia e si riprende, scopate, ma questa non è azione, è dramma.

Sia Transparent che Girls schierano sullo schermo personaggi per lo più insopportabili (a me piacciono solo Adam e Maura), egoisti, infantili, innamorati di se stessi (e lo spettatore non capisce perché  si compiacciano tanto, essendo chiaramente dei completi idioti), ma al contempo non si riesce a non smettere di guardare, né a non restare ammirati dall’ottima scrittura e dalla magistrale interpretazione offerta da questi personaggi cui si darebbe volentieri fuoco.

Transparent

Transparent parlerebbe di Maura, la transessuale, ma in realtà racconta dei suoi figli e della sua ex moglie, così come Girls non parla solo di Hannah, ma delle sue amiche e del suo ragazzo. Entrambe le serie mostrano i personaggi alle prese con alternative esistenziali, analizzando vari possibili sè che potrebbero diventare.

In ambedue le serie, in pratica, nessuno lavora mai, e tutti hanno un ego larger than life, mostruosamente ipertrofico. Sembrano guardarsi l’ombelico tutto il tempo, ma nonostante ciò non capirsi affatto, mentre invece da fuori hanno caratteri così lineari nella loro infantilità… che gli uni agli altri dovrebbero essersi evidenti. Lo sarebbero, se solo qualcuno guardasse, appunto, al di là del proprio ombelico, verso l’ombelico altrui.

Alla fine, sia in Transparent che in Girls, sembrano tutti così soli… e lo sono per lo più perché totalmente disinteressati agli altri. Sia Transparent che Girls ci vogliono far credere (o lo credono proprio, loro per primi) che questo – ovvero mostrare donne brutte nude, piccolezze, meschinità, egoismi, tradimenti – equivalga ad essere veri, a smettere di fingere. e a volte convince anche gli spettatori.

Girls

Altro tema che accomuna le due serie sono i segreti. Il continuo chiedere di tenere un segreto, il nascondere il segreto, il fare cose in segreto… e poi ovviamente venire scoperti o lasciarsi sfuggire la verità. È la versione moderna della commedia degli equivoci, ovviamente, più ancora che un simbolo morale della società di oggi. Anche perché, diciamocelo, Girls e Transparent si fingono serie realistiche, ma non lo sono per nulla… Ah, già, e tutte e due sono serie tv ebraiche (una più dell’altra, ma in ogni caso tutte e due).

O cavolo, potrebbe essere che le donne che scrivono, Lena Dunham così come Jill Soloway, fanno tutte ‘ste serie in cui la gente passa il tempo a farsi le seghe mentali e non lavora né ha alcuna preoccupazione sullo sbancare il lunario?

Grazie al cielo la risposta è no: Shonda Rhimes pensa ai medici che fanno sesso e Sarah Treem ha scritto la più bella serie tv (quasi) di sempre, The Affair.

Resta una cosa: le donne che scrivono serie tv sono ossessionate dal sesso.

 

Written by Silvia Tozzi

 

 

 

2 comments

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