Intervista di Claudia Leporatti al cantante Alessandro Nosenzo ed al suo nuovo singolo “Io vengo dal Sud”

Intervista di Claudia Leporatti al cantante Alessandro Nosenzo ed al suo nuovo singolo “Io vengo dal Sud”

Dic 13, 2014

La musica di Alessandro Nosenzo è una festa, è mare, è amici, è spensieratezza, è il picnic sul prato che facevi a Pasquetta con la compagnia al completo. Ti coglie nel mezzo di una giornata d’inverno, mentre sei in ufficio e sono le quattro ed è già buio. Ovunque tu sia, ti porta in un paesaggio dai colori accesi, con l’erba a pizzicarti le dita e una voglia irrefrenabile di ballare.

Alessandro Nosenzo - Io vengo dal Sud

“Nosenzo”, classe 1980, è un cantante e chitarrista di Pescara. L’etichetta indipendente Cinik Records International di Enrico Melozzi  ne ha da poco prodotto il singolo “Io vengo dal Sud”, mentre il suo brano “Dios del Dinero” fa parte della colonna sonora del film “Buoni a nulla” di Gianni De Gregorio. Il video di “Io vengo dal Sud” è girato in Abruzzo con la regia del conterraneo Walter Nanni.

Ne sentirete parlare sempre di più, perché quello del cantautore abruzzese sarà uno dei nomi che terranno in fermento la scena musicale italiana nei prossimi anni. C’è da augurarselo, visti il valore e la cultura che trasmette con i suoi brani, pezzi che raccontano di realtà difficili e di emarginazione, ma con lo spirito leggero tipico del Sud Italia.

Un autore già maturo, a dire il vero, che dai tetti dei suoi primi lavori (ha fatto anche l’antennista) è saputo arrivare sulle sponde del Danubio grazie allo studio della chitarra, portato avanti durante 10 anni di conservatorio a Pescara. Già, Pescara. La città sul lungomare abruzzese dove è nato e cresciuto, nel cuore di uno dei quartieri più degradati d’Italia, che tuttavia gli ha dato l’opportunità di innamorarsi della musica di quei rom di cui tristemente si riempiono la cronaca e il dibattito politico in questi anni.

Musica, passione, duro lavoro e cultura, ma anche una grande lezione di convivenza con l’altro: tutto questo sta nelle tracce di Nosenzo e, in parte, nell’intervista che mi ha concesso.

La voglia di non arrendersi restare semplici ma creare con disciplina.

 

C.L.: Alla freschezza scanzonata, nella tua musica, si uniscono riflessioni profonde. Se dovessi individuare un messaggio dominante, quale sarebbe?

Alessandro Nosenzo

Alessandro Nosenzo: Cerco di comunicare che in tutte le cose c’è luce e oscurità allo stesso tempo e che l’una serve all’altra. La mia nuova canzone, “Io vengo dal Sud”, rappresenta bene tale contraddizione nel modo in cui la vive la mia terra.

 

C.L.: Fare il musicista in questi anni richiede grande sforzo e determinazione, forse anche un po’ di spregiudicatezza, visti i tempi. Come hai deciso di intraprendere questa carriera?

Alessandro Nosenzo: Avevo otto anni quando ho iniziato a suonare la chitarra e sono stato abbastanza pazzo da crederci senza lasciarmi scoraggiare dalla mancanza di risorse della nostra famiglia, che viveva in grandi ristrettezze. Così, quando mi è giunta la chiamata per lavorare in una compagnia petrolifera, ho rifiutato, complice mio padre, che mi lasciò fare come volevo. Sono già 10 anni che faccio il musicista, nonostante questo comporti tanti sacrifici. Con soddisfazione posso dire di riuscire non solo a tirare avanti, ma anche a costruire qualcosa per conto mio, cantando.

 

C.L.: Quando hai iniziato a fare tuo quello che suonavi?

Alessandro Nosenzo: Ho avuto fin da giovanissimo l’occasione di viaggiare grazie alla chitarra, con la partecipazione a una serie di concerti di musica popolare mediterranea lanciata da un’organizzazione che coinvolgeva tutti i teatri del bacino. Nel 2007 ho superato le selezioni per essere uno dei musicisti del tour, che si chiamava “L’Odissea del Danubio” e mi dato l’occasione di esibirmi su tanti palchi importanti, come quelli di Vienna e Bucarest. Di ritorno da questi viaggi la mia visione della musica era cambiata, ho iniziato a trovare delle parole nelle note che componevo, a percepire un flusso poetico nelle melodie, a lavorarvi in modo più consapevole e arricchito dalle tante sonorità scoperte durante la crociera musicale.

 

C.L.: A quali atmosfere ti ispiri?

Alessandro Nosenzo: Ai ritmi di Balcani e dell’Europa mediterranea in genere, Italia inclusa. Quelle zigane, però, sono forse le sonorità che mi hanno dato di più in assoluto.

 

C.L.: Cosa contraddistingue la musica rom?

Nosenzo

Alessandro Nosenzo: Il popolo rom ha per sua natura la filosofia del mescolare, che tra l’altro ho fatto mia ed è trasversale a tutti i miei lavori. Descrivere la visione della musica di queste genti è difficile, perché è ricca di contaminazioni. Essendo un popolo itinerante, la sua cultura non attinge dalle radici che ha gettato, ma assorbe da ogni posto in cui passa. La vedo come un setaccio che raccoglie il buono da ogni località in cui si sofferma. Hanno una tradizione allegra, di cui sono innamorato.

 

C.L.: Ne parli come di qualcosa che conosci a fondo e infatti sei cresciuto nel quartiere che conta a comunità rom più vasta della Penisola. Cosa ha comportato per te la vita in un tale contesto?

Alessandro Nosenzo: La città di Pescara purtroppo soffre di questa convivenza, mentre secondo me è un valore aggiunto. Ancora oggi permane una visione arretrata del mondo rom. Pescara è una città nel suo piccolo multirazziale che non riesce a stare al passo con i tempi in fatto di integrazione sociale. Detto questo per me è stata una fonte d’ispirazione veramente unica, perché ho trovato tante cose in comune con loro dal punto di vista musicale, che ci hanno avvicinato anche sul piano umano. 

 

C.L.: Ciononostante, come si può cogliere dalla tua musica, vivere a Rancitelli non è stato semplice…

Alessandro Nosenzo: Si tratta di un quartiere popolare dove l’edilizia è del tutto folle e costringe più di 20mila persone a dividersi uno spazio limitato che per di più è tormentato dalla mafia. Le dinamiche che vi si creano sono tutt’altro che piacevoli, ma anche qui esiste la bellezza e trovarla è un piacere tanto più grande. Come c’è del marcio nei quartieri, negli stessi possono nascere esempi di civiltà che restano sconosciuti. Mi viene in mente l’orto sociale che hanno inventato alcuni miei amici: la domenica le persone invece che al bar, vanno a prendersi cura delle zucchine e dei pomodori. D’altronde accadono anche delle brutte cose e sono queste a finire sui giornali e che poi rimangono a identificare una zona.

 

C.L.: Come componi i tuoi testi?

Alessandro Nosenzo: Prendo spunto da cose piccole, di tutti giorni e le utilizzo per prenderci un po’ in giro, alla abruzzese.

 

C.L.: Parli il dialetto della tua regione?

Alessandro Nosenzo - Io vengo dal Sud

Alessandro Nosenzo: Sì, e non solo lo parlo, ho scritto una canzone in abruzzese. In realtà la nostra è una lingua, dovremmo infatti dire che è un cugino dell’italiano, più che un dialetto. Con grande tristezza ne osservo la progressiva sparizione e mi unisco alle parole di chi lo difende. Di recente ho ascoltato l’invito di una professoressa ai genitori in cui spiegava che parlare in abruzzese in famiglia farebbe sì che figli crescessero bilingue, una bella facilitazione anche per imparare altre lingue. A casa litigavo con mia madre perché non voleva parlarmi in dialetto, ma comunque sono cresciuto soprattutto con mia nonna e l’ho da lei.

 

C.L.: Nosenzo è un bel cognome, come hai deciso di farne il tuo pseudonimo?

Alessandro Nosenzo: Sai che cosa significa? Io l’ho scoperto da poco, vuol dire “Senza Terra”. Dopo la Prima Guerra Mondiale, quando è stato fatto il primo demanio pubblico, ai rimasti senza terra si dava il nome “Nosenzo”. Questo avveniva soprattutto al Nord e infatti mio nonno era di Alessandria. In Italia pochi si chiamano così, mentre il cognome è abbastanza diffuso in America per via dell’emigrazione. Ad ogni modo tutti mi hanno sempre chiamato per cognome oppure “Nosè” allora l’ho mantenuto.

 

C.L.: Stiamo vivendo anni di grande crisi culturale ed economica. Il messaggio che un giovane riceve dalla società è: cerca di trovarti un lavoro e tienitelo stretto, lascia perdere le fole. Tu come vivi questa situazione?

Alessandro Nosenzo: Le cose più belle nascono nei periodi di crisi. L’arte si crea quando ci si ferma a riflettere. Tutte le opere d’arte hanno bisogno di un attimo di sosta. Oggi se ti fermi “ti si arrotano”, ma secondo me chi tiene duro e non molla, alla fine ce la fa. Tutti arriviamo a un punto in cui si pensa di non potercela fare più; ad ottenere i risultati sono solo quelli che in quel momento decidono di andare avanti.

 

C.L.: Vedi questa voglia di impegnarsi, nelle nuove generazioni?

Alessandro Nosenzo: L’insegnamento, che pratico da diversi anni, mi permette di stare molto a contatto con i ragazzi e mi accorgo che oggi si fatica a fargli capire che per ottenere le cose ci vuole il sacrificio. Per me da piccolo passare 10 ore sullo strumento era una cosa importante. Anche perché in un quartiere come Rancitelli o stavi in giro tutto il giorno, o avevi una passione che ti dava la forza di provare e riprovare fino a che non ottenevi un  risultato soddisfacente.

 

C.L.: Se dovessi citare una cosa e una soltanto che è stata determinante per far emergere la tua musica quale sarebbe?

 

Alessandro Nosenzo: L’allegria. Penso di aver preso la poetica di mia nonna, che ti faceva pisciare sotto dal ridere anche nel raccontarti una storia sulla Seconda Guerra Mondiale.

 

C.L.: Come e in quali località avete realizzato il video di “Vengo dal Sud”?

Alessandro Nosenzo: Il videoclip è frutto di una meravigliosa collaborazione con Enrico Melozzi e Walter Nanni, che si sono dimostrati oltre che un grandissimo produttore e regista anche due amici straordinari. L’intera esperienza è stata come una grande barca dove ognuno prende il suo piccolo remo e affronta il vento verso destinazioni sconosciute. L’aver realizzato un prodotto così bello che mi emoziona e ancora di più l’aver ricevuto il sostegno di tutti questi amici. Il video trasmette che quella mattina è successa proprio una bella festa, con un bel po’ di vino (ride). È girato tutto in Abruzzo, tra Francavilla e Pineto.

 

C.L.: Come è stato accolto a livello locale?

Alessandro Nosenzo: Benissimo. Il nostro amore e il nostro legame con la terra hanno guidato questo lavoro e chi lo ascolta se ne accorge. Logicamente se ci fosse un appoggio anche da parte delle amministrazioni non dovremmo fare una fatica immane, ma penso che il compito della mia generazione penso sia questo: far vedere alle nuove che le cose si possono fare e che loro potranno fare lo stesso e anche di meglio.

 

C.L.: Quali progetti hai per i prossimi mesi?

Alessandro Nosenzo: Usciranno presto altri singoli e l’album, quindi partiremo con il tour. In pochi giorni il video su Youtube conta migliaia di visualizzazioni, spero che andremo avanti così.

 

Terminata l’intervista, telefonica, dall’estero, riascolto “Io vengo dal Sud”. Passa una collega, la fermo e le metto le cuffie. Lei, ungherese, inizia a ridere, poi si ferma e ascolta tutta la canzone. Dice che anche se non ha capito una parola del testo la melodia è stupenda, fa ballare e le ricorda la musica zigana che ascoltava da piccola nel villaggio dove è nata.

 

Written by Claudia Leporatti

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: